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lunedì 27 febbraio 2017

PARTITO DEMOCRATICO CHI RESTA E CHI ESCE

Ritorno al tema evocato dal titolo del post per registrare che Matteo Renzi ieri sera ospite di Fabio Fazio ha dichiarato che la scissione è stata voluta, organizzata e diretta da Massimo D'Alema. In replica, Roberto Speranza ha dichiarato che Renzi ha distrutto il PD.
Ora, con tutta la buona volontà, come si possa pensare che il progetto PD come disegnato dai Padri fondatori dell'ulivo abbia una qualche possibilità di rinascere, mi sembra difficile sostenerlo. E allora che fare? per coloro che hanno condiviso il progetto "da sinistra"?
Non si può che uscire, a mio avviso, perchè all'interno del PD gli spazi sono stati tutti azzerati. Ti capisco,Erica, in linea teorica sono pienamente convinto che le battaglie si combattono all'interno, ma in questo contesto................Uscire per andare dove? Con Bersani e con D'Alema, a dar vita all'ennesimo "rassemblement de gauche" insieme agli orfani di SEL, a Fassina e a tutte le anime sparse e perse dell'area? E con supporti ideologici datati?
Restare non si può, uscire  come sopradescritto non conduce da nessuna parte e fa anzi correre al Paese il rischio di perdere altro tempo a discutere se chiamarsi "Democratici Progressisti" o "Articolo uno."o a perdersi in questioni di procedura
E allora "vhat we have to do"? "Imagination au pouvoir", come si disse in certi anni
Concepire un progetto - il contenitore politico sarà conseguente - che abbia le sue chiavi di volta nell'"etica" e nella "razionalità" e che superi l'approccio ideologico e nel contempo quello utopico alla risoluzione dei problemi.
Operazione elitaria e velleitaria mi  si obbietterà. Obbiezioni pienamente giustificate. Ma visto che da 2000 anni il Cristianesimo predica pace e tolleranza con risultati sotto gli occhi di tutti, che il marxismo utopico ha fallito dovunque, che siamo addirittura chiamati a "difenderci" dall'islamismo ancorato a conoscenze e valori ancestrali cui si contrappone necessariamente un "populismo"semplice, semplicistico e semplificante, proviamo a volare alto che più alto non si può. Vuoi vedere che KANT + VOLTAIRE  non siano la "meno peggio delle soluzioni?
Approfondirò

 

domenica 26 febbraio 2017

PARTITO DEMOCRATICO CHI RESTA E CHI ESCE

La mia lettera aperta alla senatrice del Partito Democratico Erica D'Adda, il suo conseguente intervento, hanno avuto un discreto riscontro e suscitato un certo interesse su "Face Book", l'unico "social" che frequento. Ovviamente l'interesse ha trovato principale alimento dalla notorietà di cui Erica gode in città ed in provincia per la lunga attività sul territorio e per il ruolo istituzionale ricoperto. E perché i problemi sollevati vengono "sentiti" dai cittadini/elettori/lettori come cruciali per il futuro del Paese.
Ritengo pertanto non inutile riprendere i temi in discussione approfondendo alcune riflessioni. Ponendoci alcune domande:
A) Cosa significa essere di sinistra oggi in Italia, e allargo, in Europa
Non ho cambiato opinione al riguardo: significa, come sempre, essere sostenitori di una società il più possibile equilibrata, nella quale una equa politica redistributiva assicuri anche ai soggetti più deboli un livello di welfare soddisfacente in relazione al livello medio del Paese. Una società così è anche e soprattutto una società più serena, una società nella quale - egoisticamente - si vive meglio. E qui finisce. Perchè dobbiamo convincerci una volta per tutte che se, in primis, non si è capaci di produrre PIL, non c'è politica redistributiva che possa assicurare un tenore di vita soddisfacente ai cittadini. In Italia in questo momento il problema economico centrale non è "il lavoro" ma il regresso nella capacità di produrre merci, beni e servizi competitivi sul mercato interno e sui mercati internazionali. La mancanza di lavoro è la conseguenza, non la causa.  Se ci riflettiamo, siamo usciti completamente dal novero dei "produttori" in molti, troppi, settori. 
Nel settore automobilistico c'era il Gruppo Fiat; non c'è più. Le gomme le forniva la Pirelli; non c'è più e comunque è passata in mani straniere. Il Gruppo Pesenti, che ha  fornito all'Italia del boom il cemento per costruire strad, autostrade, edilizia pubblica e privata, è stato rilevato da capitali tedeschi  La Olivetti ha fornito macchine da scrivere e le prime macchine prodromiche ai PC a tutta Italia e a tutta Europa, non c'è più. Il settore farmaceutico ci vede quasi completamente assenti. L'elettronica di consumo ci vede completamente assenti. Non parliamo dei settori elettronici di ricerca e di innovazione nei quali le nostra presenza è di nicchia in alcuni comparti e finisce lì. Le partecipazioni statali non esistono più con conseguente eliminazione di numeri altissimi di posti di lavoro in settori portanti come il settore cantieristico, siderurgico, petrolchimico, meccanico.
La grande distribuzione è tutta non italiana con uniche eccezioni ESSELUNGA e COOP. Le acque minerali parlano francese o una delle lingue che si parlano in svizzere, PARMALAT è francese. La gran parte dei marchi della moda è in mano a capitali esteri. Persino INTER e MILAN sono diventate "asiatiche".
Cosa voglio dire: che essere di sinistra significa centrare il focus sulla necessità assoluta di una politica industriale che abbia obbiettivi realistici e chiari. Cantare BELLA CIAO alle manifestazioni è molto bello ma non serve a niente. Gli 80 euro di Renzi servono a nascondere un po' di polvere sotto il tappeto ma non risolvono alcun nodo. 
VEDOCHE IL DISCORSO STA PRENDENDO UNA PIEGA COMPLETAMENTE DIVERSA DALLA MIA INTENZIONE ORIGINARIA. PERO MI INTRIGA. PERCIO' PUBBLICO E SPEZZO IL DISCORSO. 

sabato 25 febbraio 2017

LETTERA APERTA ALLA SENATRICE DEL PARTITO DEMOCRATICO ERICA D'ADDA

Conosco Erica D'Adda ormai da tempo. E ritengo di conoscerla abbastanza bene sia per una certa affinità di carattere(entrambi, a mio avviso, abbastanza spigolosi, con un ego certamente non ipotrofico e una visione delle cose del mondo con molti punti in comune) sia perché abbiamo avuto modo di frequentarci assiduamente nella fase in cui lei era segretaria di circolo del PD di Busto ed io facevo parte della Segreteria.
Erica si è sempre riconosciuta nelle posizioni dei DS e del Segretario Bersani.
Mi meraviglia pertanto che il suo nome non compaia tra quelli dei senatori che lasciano il PD.
Le motivazioni possono essere:
a) preso atto che insieme a Speranza, Bersani e D'Alema si va verso il nulla (è questa la mia opinione, perlomeno) non è il seguirli la strada per poter continuare a propugnare i propri valori
b) visto che il progetto PD potrebbe non essere definitivamente superato, si preferisce restare nella propria casa per operare dall'interno per la difesa del progetto e per non rompere l'unità di partito.
c) si è verificata una improvvisa e inaspettata conversione sulla via di Damasco.
Qualunque sia l'ipotesi corretta, magari ce ne è una quarta, cara Erica, devi spiegarlo ai tuoi elettori e a chi ha condiviso con te progetto e valori. Il silenzio, in questi casi, non viene mai giudicato positivamente, soprattutto se si prolunga.
Con stima ed affetto
Alberto 

mercoledì 22 febbraio 2017

PARTITO DEMOCRATICO - SCISMA FACTUM EST

Quello che doveva compiersi, si è compiuto. La sinistra PD non poteva più restare nel contenitore PD del quale solamente Renzi ha la chiave di accesso. E con mille tentennamenti gli ex DS hanno tratto il dado. Tutti tranne Emiliano il quale forse ha fatto accordi, sicuramente ha fatto calcoli, ma è rimasto. Così Renzi può dire di non essere monarca assoluto e di avere un avversario democraticamente contrapposto. Meglio che essere rimasto solo.
Il nostro potrà dedicarsi senza rallentamenti nè ostacoli nè pesi alla costruzione del Partito della Nazione che darà legittimità democratica al suo potere.
Abbiamo un nuovo Napoleone, come andrà al Paese è difficile dire. Lo incoroneranno a Palazzo Giustiniani in perfetta continuità ideale con Crispi, Cossiga, Ciampi, Napolitano per la serie "nulla cambia" in Danimarca dove continua ad esserci del marcio

martedì 21 febbraio 2017

DA GELLI A RENZI (PASSANDO PER BERLUSCONI)

In queste ore frenetiche per i politici PD, si susseguono a ritmo sempre più incalzante gli appelli all'unità, a "non rompere"il contenitore politico di un progetto che era parso a molti, anche a me di primo approccio, lo strumento migliore per sviluppare sinergie dalle culture politiche sulle quali il PD poggiava.
Ho già segnalato un interessante libro scritto dal Prof.Aldo Giannuli dal titolo "Da Gelli a Renzi(passando per Berlusconi). Il PD è stato "occupato" da Renzi nel contesto dell'attuazione di un programma sostanzialmente eversivo concepito dalla Massoneria e realizzato inizialmente da Gelli, gestito poi con efficacia da Berlusconi forte del consenso elettorale che per molto tempo lo ha accompagnato, passato infine nelle mani di Renzi quando il "bienaimé" ha dato chiari segni di squilibrio. A cosa serve il PD ad una classe politica che si considera "di sinistra" - in qualche caso a ragione -  che non si è mai accorta di quello che succedeva e di chi tirava le fila? Restare significherebbe per Bersani & C. rimanere ulteriormente prigionieri e di fatto complici di quel progetto antidemocratico e li esporrebbe ulteriormente agli sberleffi degli osservatori.
Che escano, gli esponenti della cosiddetta minoranza, e si ritirino a vita privata perché - tranne pochissime eccezioni - non sono capaci di interpretare i segni dei tempi. Gli altri creino un nuovo contenitore e lascino a Renzi il contenitore vecchio tutto per lui. E si convincano che non è stato Renzi a rottamarli, ma si sono rottamati da soli. 
Quanto al "paraculino" di Firenze - come l'ho chiamato con espressione non finissima ma efficace fin dal primo giorno in cui ha preso il potere - giochi pure da solo con il suo giocattolo che a quel punto sarà completamente depotenziato. Occorre tanta intelligenza per capire ciò? A me non sembra. Il potere è lo stesso da sempre; sono i tempi e i modi che cambiano ma i meccanismi sono sempre gli stessi.