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lunedì 5 luglio 2010

LE DIMISSIONI DI ALDO BRANCHER

Con la nomina a ministro, non si sa di che cosa, di Aldo Brancher, con il suo ricorso immediato al "legittimo impedimento," con le odierne dimissioni, il berlusconismo ha raggiunto il suo apice e creato i presupposti per un rapido, e speriamo non drammatico per il Paese, disfacimento.
Silvio Berlusconi ha creduto ad un certo punto di potersi permettere tutto e di tutto, irridendo le Istituzioni, gli altri organi dello Stato, i suoi alleati, il popolo italiano, il buon senso.
Per fortuna si sono messi in moto meccanismi, persone, movimenti e partiti che hanno capito, finalmente, il pericolo per la democrazia che la visione berlusconiana comportava e ritengo che entro breve lo scenario politico cambierà radicalmente e si creeranno le condizioni per un governo di "salute pubblica"che salvi il Paese. Patetiche, al riguardo, le argomentazioni di Sandro Bondi a difesa del cavaliere nel suo intervento odierno su "Repubblica".
Ritengo anche che un contributo non indifferente alla "resistenza" al regime, l'abbiano data i moderni strumenti di comunicazione come i blog e i social forum, in primis Facebook, che sono stati i veicoli più efficaci di circolazione delle idee. Un grazie grande come più non si può va inoltre detto a quei giornalisti che non hanno piegato la testa e la schiena e, pagando di persona, hanno tenuta aperta la strada del pluralismo informativo e salvato la democrazia. Il cavaliereè solo, ha detto Bondi, perchè è in sintonia con il Paese reale ma è troppo diverso dagli apparati burocratico/partitici che schermano il suo rapporto diretto con "il popolo".
Berlusconi è solo, secondo me, perchè ha voluto distruggere tutte le garanzie democratiche faticosamente conquistate in decenni, ha perseguito un modello di società individulista e non solidale(tranne le varie cricche e gruppi di potere che hanno trovato in lui pieno appoggio che so no state sempre coese e solidali nel saccheggiare le risorse dello Stato) , ha mentito in continuazione al Paese nascondendo la gravità della situazione economica e dei conti pubblici
Una nuova stagione è alle porte. Ci sarà da rimboccarsi le maniche come dopo una guerra perduta

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