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sabato 6 gennaio 2018

PARLIAMO DI ECONOMIA - LA LEGGE DI BILANCIO - POST N.8

Riprendo a parlare di economia con il post n. 8 di una serie che ho inziato il 23 Agosto con uno scritto introduttivo seguìto il 26/8 da un post dedicato al PIL, quindi in successione il n.3 del 1/9 dedicato al trattato di Maastricht, il n.4 del 24/9 con oggetto il debito pubblico, il n. 5 diviso in due parti (26/9 e 27/9) dedicato al fiscal compact, il n 6 del 15/10 dedicato al DEF e il n 7 del 26/10 con oggetto il debito pubblico. Con questo ottavo post chiudo questa possiamo chiamarla miniserie. Oggi prendo in esame le problematiche della "finanziaria" che, come noto, è stata approvata dalle camere il 23 Dicembre ed è stato l'ultimo atto legislativo prima dello scioglimento delle camere da parte del Presidente della Repubblica.
Come giudicare la Legge di bilancio 2018 ? Faccio una premessa: noi come altri stati dell'Unione abbiamo messo il fiscal compact in Costituzione impegnandoci a mantenere il pareggio di bilancio e a "rientrare"dall'eccesso di debito rispetto ai parametri di Maastricht in tempi stabiliti (cfr post n 5); ebbene la nostra "finanziaria" come altre di altri Paesi sono state "costruite" e approvate  come se questi impegni non ci fossero, avallando l'impressione che le norme sì ci sono ma poi l'ottemperare agli impegni che esse comportano può essere gestito con  elasticità. Posso essere d'accordo ma allora perchè mettere gli impegni addirittura in Costituzione.!?
La finanziaria si muoveva entro binari stretti  ed il governo ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte con alcune misure che cercano di fronteggiare l'emergenza sempre più evidente della povertà per strati sempre più larghi di popolazione, altre che hanno una chiara impronta elettoralistica, altre che cercano di favorire il rilancio industriale con provvedimenti di riduzione del cuneo fiscale.
Ciò che manca, a mio avviso, è una politica industriale di largo respiro e di medio lungo periodo e, soprattutto, si continua a non voler riconoscere che fino a che non si mette punto fermo e non si individuano i veri nodi  strutturali del nostro declino, continueremo a navigare senza rotta e senza una direzione che ci porti fuori dalle secche.
Nodi strutturali che io individuo:
a) pregiudiziale la questione morale. Finchè il livello di corruzione e di malagestione non solo nel settore pubblico rimarranno quelli attuali non c'è alcuna speranza per il sistema Italia di arrestare la decadenza. Ultimi casi di questi giorni, lo scandalo dei prefabbricati consegnati ai terremotati del Centro Italia, il deposito "abusivo" in Lombardia di rifiuti tossici nel quale è scoppiato l'incendio che ha provocato danni ingenti ed ha messo in pericolo tante persone, ma in ogni piega della società si nascondono comportamenti censurabili
b) bisogna prendere atto che i fenomeni di globalizzazione degli ultimi decenni ci hanno fatto perdere competitività in molti settori importanti; oggi siamo schiacciati tra pochi e avanzati Paesi, soli in grado di produrre innnovazione dai quali attingiamo le nuove tecnologie ed i Paesi emergenti e ormai emersi come centri manufatturieri estremamente competitivi nei quali si è concentrata la produzione a più basso valore aggiunto. Unica via di uscita, secondo me, concentrarci nei settori  dove ancora siamo competitivi per sostenere l'apparato produttivo. I settori sono quelli noti e "bastano" per assicurare un buon tenore di vita a 60 miloni diItaliani. Non di più e non di meno. Al riguardo occorre impostare una politica dell'accoglienza sostenibile senza "falsi buonismi" anche per evitare che noi autoctoni veniamo di fatto "cancellati" e sostituiti da popolazioni che non hanno radici sul nostro territorio e che fanno riferimento a principi e valori che non sono i nostri. Quindi accoglienza sì, mescolamento sì ma avendo ben chiaro che non possiamo accogliere tutti e che non possiamo risolvere da soli tutti i problemi del mondo
c) il debito publico è un grosso problema ma non il più pressante se gli osservatori maturano la sensazione che il Paese ha cambiato rotta. Debbo purtroppo rilevare che si continuano dare informazioni fuorvianti. In questi giorni, ad esempio, il governo sta enfatizzando la diminuzione del deficit annuale sul PIL, modesta ma c'è, facendola passare per una riduzione del debito che non "può" esserci fino a che i bilanci annuali chiuderanno in deficit. E infatti anche l'ultimo dato pubblicato da Bankitalia, riferito al mese di Ottobre, è un dato in crescita e secondo dato massimo in assoluto (2.289 mld)
d) il LAVORO è centrale ma occorre avere ben chiaro che il lavoro non scende dal cielo per grazia ricevuta ma viene "creato" dall'impegno e dalla voglia di rischiare e di mettersi in gioco dei ceti imprenditoriali perchè in una economia di mercato globalizzato al centro di tutto c'è l'impresa.E' compito dello Stato e degli enti territoriali non "ingabbiare" le energie positive che emergono dala società, ridurre al minimo gli ostacoli burocratici che condizionano con mille lacci e laccioli l'attività di impresa e riconoscere la centralità di quest'ultima. La quale non può e non deve pensare, però, di poter svolgere la propria attività in un contesto di disconoscimento delle giuste tutele che il mondo del lavoro con il concorso dei sindacati ha conquistato nel secolo scorso. Aggiustamenti sì, stravolgimenti no.
Il lavoro è centrale; impostare una politica economica su basi "ideologiche" pauperistiche non porta da nessuna parte. E' per questo che vedo con sospetto ogni misura che abbia le caratteristiche del sussidio
- lo stato sociale si fonda su tre pilastri che debbono essere rivisti ma non abbattuti: un sistema pensionistico equo, un sistema sanitario efficente, un sistema scolastico all'altezza, sono irrinunciabili. Misure tendenti a fronteggiare disagi evidenti e immediati sono auspicabili ma la via maestra  è quella sopraindicata. Il tema pensionistico è di una importanza cruciale. Tornerò sull'argomento con ampiezza; in questa sede mi sento di poter affermare che l'impostazione che gli ultimi governi si sono dati per affrontare il problema non va nella giusta direzione. La formazione scolastica è altrettanto importante; non si regge la concorrenza internazionale se non si è in possesso di un deguato bagaglio di conoscenze criticamente acquisito.
Mi sto accorgendo che il post rischia di diventare troppo lungo; lo spezzo in due.
Nella seconda parte prenderò in esame le misure più significative della legge di bilancio 


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