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sabato 9 novembre 2013

ESULI IN PATRIA E LE TERRE PROMESSE

Il quadro che emerge dalle vicende di queste settimane del Partito Democratico è di un tale squallore che si prova una sensazione di nausea alla lettura dei tanti episodi indegni di un partito tout court ed in specie di un partito che si dice di sinistra. La nausea si tramuta in vera e propria rabbia all'ascoltare dichiarazioni come quelle di ieri del leader maximo, del migliore dei migliori, dell'intelligente per antonomasia: mi riferisco a massimino d'alema. Il quale sta sostenendo che è in corso un attacco contro il partito da parte dei media, commissionato non si sa bene da quali forze plutocratiche, contro la formazione baluardo della difesa dei ceti più deboli. E bene ha fatto Enrico Mentana, nel corso del telegiornale delle 20 che conduce sulla 7, a puntualizzare che sono gli stessi dirigenti di vertice del partito che denunciano le malefatte di molti e in molti luoghi e che i media registrano e commentano.
E ci si sente "esuli in patria", come con felice espressione Ilvo Diamanti già alcuni anni fa descrisse lo stato d'animo di coloro che, avendo creduto fortemente nel nuovo soggetto politico, si sentono "traditi" - non certo traditori - dal comportamento di troppi esponenti del partito sia a livello nazionale che a livello locale. Peppino Caielli anch'egli esule in patria - nel commentare il mio precedente post sull'argomento del 31 Ottobre che ho titolato "Partito Democratico- Un partito in guerra ed in vendita" scriveva ".............mi fa male pensare di aver abbandonato la battaglia, di aver lasciato il campo. Mi fa male. Ma non pensiamo al Requiem. Ci sono ancora battaglie da fare. Ciascuno con i mezzi che ha. Ma non bisogna arrendersi"
Gli rispondo: sono pienamente convinto che ci sono ancora battaglie da fare (quella che si sta combattendo nelle Marche è una di quelle), ciascuno con i mezzi che ha (questo blog ieri ha avuto 214 visualizzazioni). Non bisogna arrendersi (non ci penso nemmeno), ma non mi pento di aver lasciato il campo. Restare, nel contesto che giorno dopo giorno si delinea sempre più chiaramente, sarebbe stato avallare quello che accade. E poi, consentimi (lo cancello, no non lo cancello) non spetta alla nostra generazione. La terra promessa di una democrazia dei cittadini in un contesto di vero bipolarismo, non tocca a noi né cercarla nè raggiungerla, ammesso che la si trovi. E non perché né tu nè io siamo Mosè, ma perché non ne abbiamo più il tempo. La nostra generazione è quella del ' 68 - che sia sempre benedetto - poi è venuta quella del '77 e tante altre. Nel 2014 voteranno per la prima volta i ragazzi nati nel 1996, l'anno  della vittoria di Prodi e dell'ulivo. Tocca a loro cercare la terra promessa, se ne avranno voglia. La strada che porta alla terra promessa attraversa il deserto, non si sa quanto tempo richiederà il percorrerla e noi dopo cinque minuti che marciamo abbiamo la schiena dolorante ed i piedi gonfi; non è più roba per noi.
Noi però possiamo fare le nostre battaglie con i mezzi che abbiamo, per loro ma, diciamocelo (lo cancello, non lo cancello), anche per noi: per sentirci vivi e vitali e per allontanare il più possibile il "game over".
E possiamo sempre ricordare, ai ragazzi nati nel '96, che in quell'anno, il loro anno e l'anno dell'ulivo ad accompagnare le speranze c'era Ivano Fossati  e la sua " La Canzone popolare".
Riascoltiamola: non ci può far altro che bene.

2 commenti:

  1. Caro Alberto, io non ho le tue capacità analitiche, ma no, non rinnego il mio passato e nemmeno mi interessa dire "l'avevo detto". Cerco di vivere con coerenza, cerco di dare un contributo per quel che posso, dove mi viene richiesto. Ma non rinuncio. Concordo assolutamente conte e vorrei anche io gridarlo con forza che la vera emergenza è quella etica e morale. E' questo che mi fa più paura anche perchè è il primo tema che viene accantonato in periodo di crisi economica. Invece è l'origine della crisi. Per questo da tempo dico che prima che di economisti abbiamo bisogno di filosofi, di poeti. Con buona pace dei Tremonti.
    Per quanto riguarda il PD non ho alcuna speranza. Mi auguro che si giunga presto ad un chiarimento definitivo che necessariamente deve comportare una scissione. L'Ulivo è morto il giorno in cui è nato. E' morto il giorno della sua assemblea costitutiva di Milano. L'Italia non è ancora bipolare. Prendiamone atto. Abbiamo bisogni di rigorosa chiarezza, coerenza. Il resto sono chiacchiere opportunistiche.
    Ciao Alberto. Ti auguro ogni bene per la tua salute.
    Io mercoledì partirò ancora, con molta fatica, per un breve periodo in Burundi. Fa parte della mia battaglia.

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  2. Caro Peppino, mi illumini di immenso.Buon soggiorno in Burundi coerente con le scelte di sempre.

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