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giovedì 21 novembre 2013

LA LIBRERIA BORAGNO HA RIAPERTO

Ieri la libreria Boragno, storica libreria del centro di Busto, ha riaperto i battenti dopo alcuni mesi di inattività. Inattività dovuta al fatto che i conti economici non reggevano più.
Alcuni commenti: cosa c'è di tanto eccezionale? Vendono penne e libri. Un altro: di negozi se ne aprono e chiudono in continuazione, perché tanto clamore. Ed altri commenti dello stesso tenore. D'altro lato alcuni commenti di persone che hanno salutato con calore il ritorno.
Vorrei solo aggiungere qualche notazione per cercare di spiegare perché, a mio avviso, una libreria non è un negozio come gli altri, questo con tutto il rispetto della categoria dei commercianti: mio padre e mia madre ne facevano parte.
Una libreria, in genere, anche la più periferica, anche la più piccola ed apparentemente insignificante, svolge un ruolo di catalizzatore di attenzione su quello che accade nel mondo, così come fanno televisione, giornali, la rete. E' garante della pluralità di finestre sul mondo e il solo gettare un'occhiata passando davanti alle vetrine di una libreria fa scattare l'attenzione su qualcosa, è uno stimolo. Se poi si tratta di una libreria storica in pieno centro di una città di oltre 80.000 abitanti, il suo ruolo risulta evidente. Se poi si considera che la signora Francesca Boragno ne aveva fatto progressivamente uno spazio culturale aperto alla presentazione di libri, di eventi, di mostre, di conferenze, risulta chiaro, a mio avviso, che non è semplicemente "un negozio". Se il nostro Paese conosce una fase di rapido declino, una delle cause principali è la mancanza di "cultura" o perlomeno la riduzione del livello culturale medio dei cittadini e la forte diminuzione del numero di librerie aperte in tutta Italia ne è segnale evidente.
Ben venga quindi il ritorno della Boragno come l'apertura della UBIK qualche mese fa.
Sono punti di riferimento di una città come i caffé storici (che so:il "Cambio" a Torino, il "Cova" a Milano, il Pedrocchi a Padova, il Florian a Venezia, il "Tommaseo" o "Il caffè degli Specchi" a Trieste,"Zanarini" a Bologna,  il "Doney" a Firenze, "Rosati" a Roma, il "Gambrinus" a Napoli, "Il Gran Caffè del Teatro Massimo" a Palermo, "Campi" qui a Busto.
Perché la storia di una comunità ha bisogno di punti di riferimento, di pietre angolari attraverso le quali rispecchiarsi, ha bisogno di pietre, di chiese, di libri..
Mi verrebbe da aggiungere: .............e di cimiteri. Non lo faccio ma se andate a Parigi una visita al "Père Lachaise" fatela, o allo Staglieno a Genova. La storia è un flusso unico:"panta rei", diceva Eraclito; ma tutto lascia tracce. aggiungo io.
Quindi i migliori auguri alla libreria e alla formula di azionariato popolare che si è scelta per il rilancio. Se una libreria è patrimonio di tutti, è coerente che sia una "public company", seppur di dimensioni ridotte.

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