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martedì 9 luglio 2013

ANCORA SU BANCA DELLE MARCHE

Giornata importante, oggi, per Banca delle Marche. Rainer Masera è stato nominato all'unanimità Presidente del Consiglio di Amministrazione. La Banca può quindi contare su una persona di altissimo profilo che assicura un immediato recupero di credibilità all'Istituto, che aveva assoluto bisogno di un segnale forte per il mercato, il territorio, le forze sindacali, i dipendenti. Ma non è che il primo tassello. Ne mancano molti altri. Innanzitutto la individuazione di un Vicepresidente di altrettanto alto profilo. Poi va chiarito, subito, il reale contenuto dell'impegno finanziario della cordata degli imprenditori marchigiani. Sarebbe fortemente deludente e pericoloso se l'intervento si limitasse ad una operazione di facciata lasciando il "grosso" dell'onere al territorio (cioè ai clienti soci, ai dipendenti, a chi - nella regione - ritenesse di dare il suo contributo per salvare "la marchigianità" della Banca). Alcune dichiarazioni a caldo di esponenti politici locali, ad esempio quella del sindaco di Jesi, vanno in una direzione già vista che va, a mio avviso, stigmatizzata. Poi c'è il problema della scelta di chi dovrà guidare operativamente l'Istituto. Come ho già scritto, la presenza nel capitale sociale di sessanta, o quelli che saranno, industriali locali, fa sorgere un problema di "plurimo" conflitto di interessi. E non può essere Goffi, con tutto il rispetto, a gestire questa fase della vita dell'Istituto. Troppo "marchigiano" e troppo "invischiato", suo malgrado, in problematiche locali. Ci vuole un manager, sempre a mio avviso, di altissimo profilo tecnico e di ancor più alto spessore morale che lo ponga "naturaliter"al di sopra delle parti. Occorre inoltre un piano industriale realistico, non velleitario, al limite distribuito su un arco temporale più lungo, che si ponga obbiettivi raggiungibili da un personale della banca che è giunto stremato a questa fase. Perchè, alla fine, i progetti, gli obbiettivi, i disegni, si reggono sulle gambe degli uomini ai quali non può essere chiesto l'impossibile. AD IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR, lo avevano già capito i nostri progenitori.
Ed infine, "last" ma assolutamente non "least"occorre cercare con determinazione a chi vanno addebitate le responsabilità dello sfascio dell'Istituto, che nella semestrale del 2012 presentava un utile di 42 milioni e che poi chiudeva l'esercizio con una perdita di 518. E bene hanno fatto i sindacati a evidenziare come prioritario questo passaggio nel documento che hanno  consegnato al neo presidente.
Per chi volesse approfondire ulteriormente, mi permetto rimandare al lungo, documentato, chiaro e comprensibilissimo articolo che Marco Ricci ha firmato oggi per "Cronache maceratesi".

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