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martedì 29 ottobre 2013

EUGENIO SCALFARI L'AMORE, LA SFIDA, IL DESTINO

Tanto intrigante e promettente il prologo, tanto deludente il libro. Perché se è vero che, come afferma l'autore, questo è il sesto ed ultimo scritto di un percorso intellettuale, morale, politico, esistenziale che ha approfondito il "gnozere sauton" e il "cercare il senso della vita" da parte di Scalfari, allora in questo libro si doveva "andare a sintesi" ed invece la "sintesi" io non la ho trovata. Ho trovato una serie di episodi della vita dell'autore, alcuni dominati dall'eros, altri dal caso, ma con sempre ben presente narciso, alcuni dei quali interessanti, anzi molto interessanti, ma le "conclusioni" non ci sono e a 89 anni ci dovrebbero essere. E' vero che nell'incontro con Fabio Fazio domenica sera Scalfari ha sintetizzato dicendo che "il senso della vita.............è la vita stessa." espressione che mi è piaciuta per la sintesi e per la conclusione in sé.
Ma nel libro non c'è o, meglio, c'è ma la trovo in contraddizione palese con tutto il pensiero di Scalfari. Nell'ultimo capitolo, a pag. 133, arriva a concludere che il pilastro di tutto è "amore" "eros"che "dispensa con larghezza il senso della vita" dice Scalfari "Il signore degli dei non è Zeus  nè altri ma Eros e la sua infinita potenza che coincide con la vita in tutte le sue forme" "Non è un Dio e non trascende la vita perché è immanente alla vita." Il senso d cui abbiamo disperato bisogno e senza il quale non potremmo sopravvivere  è Eros che ce lo dona." E no, caro Scalfari, non mi basta: se il senso della vita ce lo desse solo Eros non avremmo la nostra identità di uomini e donne.Eros sì ma con Atena  a fianco perché se è vero che il senso della vita...............è la vita, la vita è esercizio continuo di intelligenza che si chiede, si interroga, si da risposte. E questo vale soprattutto per i consapevoli. Da te, Eugenio mio, non me lo aspettavo: proprio tu che sei figlio di Spinoza e di Voltaire. E' un libro colto, erudito, pieno di collegamenti, di riferimenti, di rimandi, un libro "narciso" perché narciso è l'autore. Un libro che ha intrigato all'inizio il lettore che scrive, anche lui "narciso". Ma che ha deluso perché anche i narcisi, almeno quelli consapevoli, sanno di essere un granellino nell'immensità dell'universo e avrebbero consciamente o inconsciamente desiderato trovare un senso attraverso l'esperienza di vita dell'autore. Ma a pensarci bene perché chi scrive avrebbe dovuto trovare attraverso altri o con l'aiuto di altri il senso? Questo è compito che ognuno di noi non può delegare e il trovare il senso è esercizio che ciascuno di noi è chiamato a fare da solo ogni giorno, perché il senso della vita..............è la vita.
Grazie quindi e comunque a Eugenio Scalfari, del quale tutto si può dire tranne che non sia consapevole.

sabato 26 ottobre 2013

EUGENIO SCALFARI - L'AMORE, LA SFIDA IL DESTINO

E' uscito in libreria l'ultimo libro di Eugenio Scalfari. Ne ho letto il prologo.
Nel prologo Scalfari afferma che con questo libro si chiude un percorso che io chiamerei tout court "alla ricerca di se stesso" iniziato nel 1994 con "Incontro con io" e proseguito con "Alla ricerca della morale perduta", "L'uomo che non credeva in Dio", "Per l'alto mare aperto", "Scuote l'anima mia eros". Controllo nella mia libreria: li ho tutti, li ho letti tutti. Il prologo mi invita alle seguenti riflessioni:
- Scalfari è nato nel 1924. Ha cominciato a mettere su foglio le sue riflessioni a 70 anni, l'età giusta.
- Scalfari pone come fondamentale distinzione tra le persone la "consapevolezza" e distingue tra consapevoli e inconsapevoli, cioè "tra coloro che conoscono le conseguenze di quanto decidono di fare e quelli che non si pongono nemmeno questo problema o comunque sono indifferenti o incapaci di risolverlo." "I consapevoli sanno di giocare la partita della vita, gli inconsapevoli la giocano anch'essi perché sono anch'essi alle prese con istinti, pulsioni, passioni, sentimenti, ma non lo sanno, sono schiacciati sul presente, conoscono poco o per nulla il loro passato e lasciano che il futuro gli piombi addosso"
Dove mi colloco io? Immodestamente e forse purtroppo, ma senza ipocrisie, tra i consapevoli. 
E chi sono i giocatori con i quali ognuno di noi gioca la partita della vita? Risponde Scalfari: Eros, la forza vitale, Narciso, l'amore di sé, Il caso - chiamiamolo pure Destino o Fato - Edipo, la trasgressione, e - infine - la morte della quale siamo tutti consapevoli - sia i consapevoli che gli inconsapevoli - in quanto uomini e donne, anche se non sappiamo quando, come e dove arriverà.
L'ultima riflessione del prologo: " quando Calipso e Circe offrono a Odisseo l'immortalità purché rinunci a tornare ad Itaca, Ulisse rifiuta, in entrambi i casi" Perché? Ulisse una risposta non la dà, nè sanno la vera ragione Atena, Calipso, Circe. Scalfari inizia a darsela: "perché Odisseo sa che l'immortale è ripetitivo, la sua potenza è ripetitiva, da questo punto di vista è più simile all'animale che all'uomo. Questo è il motivo del suo rifiuto. Odisseo ama il mutamento, ama l'avventura, si cimenta con il rischio, combatte per vincere sapendo che può essere sconfitto"....."L'Ulisse di Dante ricorda ai suoi compagni dell'ultimo viaggio senza ritorno - dice Scalfari - "fatti non foste a viver come bruti\ ma per seguir virtute e canoscenza"
"Questa è la motivazione - conclude Scalfari -  e chi a questo riesce ad arrivare ha vinto la partita della sua vita"
Ma come mi intriga questo libro, ma come mi intriga.

martedì 12 giugno 2012

IL QUOTIDIANO "LA REPUBBLICA" E L'EVENTO DI SABATO PROSSIMO A BOLOGNA

Il quotidiano "La Repubblica" ha organizzato un evento sabato prossimo a Bologna che si preannuncia ricco di interesse, Il premier Mario Monti risponderà alle domande che gli verranno poste dal fondatore del quotidiano Eugenio Scalfari e da Claudio Tito. Moderatore il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Il clima dell'evento è stato già preparato dal bel editoriale che Scalfari ha pubblicato domenica e da due interventi che il quotidiano ha ospitato ieri, lunedì, uno di Monti e la replica di Scalfari.
I due interventi hanno avuto a principale oggetto il ruolo di alcune persone facenti parte del governo o dell'amministrazione di vertice dello Stato che, a detta di Scalfari, rappresenterebbero  poteri forti e limiterebbero l'attività di Monti remando sistematicamente contro la politica del premier- I tre sono il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, che viene riferito a Gianni Letta, il capo di Gabinetto di palazzo Chigi Vincenzo Fortunato e il direttore generale del tesoro Mario Canzio riferiti strettamente a Tremonti. 
 Monti nel suo intervento dichiara che ha valutato approfonditamente ognuno suoi collaboratori prima di nominarli o di confermarli nell'incarico conferito da altri. Da essi, afferma Monti, pretende innanzitutto lealtà e  non esiterei a rimuoverli se avessi prova del contrario, come del resto feci quando ero commissario europeo. 
Dei due interventi mi hanno particolarmente colpito due passaggi: quello di Scalfari che esprime un giudizio non certo positivo su Catricalà, giudizio sul quale concordo pienamente. Ho già scritto in tal senso su Catricalà più volte. Ma, soprattutto, la stilettata che Monti ha inferto a Tremonti quando ha affermato che avrebbe potuto  avvicendare, come era suo diritto, Canzio e Fortunato anche alla luce del fatto che il Ministro che li aveva nominati  (Tremonti) " non sempre aveva mostrato particolare rispetto per le mie tesi di politica economica(o per la mia persona) nel corso degli anni. (Ho virgolettato le esatte parole di Monti). Non l'ho fatto - prosegue Monti - perché non credo sia questo il modo corretto  di intendere lo "spoil system"
QUESTO MI PIACE DI MONTI: CHE CON FREDDA PACATEZZA NON ESITA A DIRE CON CHIAREZZA QUELLO CHE PENSA  DIMOSTRANDO PIENA AUTONOMIA E  SUDDITANZA NEI CONFRONTI DI ALCUNO, come invece è stato superficialmente detto in queste ultime settimane.
E di Repubblica, che seguo dal primo numero e che è il mio "giornale" apprezzo sempre di più la linea "lib/lab"che è a mio avviso la linea giusta che coniuga libertà formali e libertà sostanziali, le une che non pssono prescindere dalle altre in un Paese occidentale che voglia definirsi avanzato e  a democrazia matura.
Appuntamento quindi a Bologna. Seguiremo con attenzione i resoconti

Dalle Terrazze di Cunardo Martedì 12 Luglio 2012 ore 6