Comincio a credere anche io di essere un profeta. Nell'ultimo post avevo scritto che il NO avrebbe vinto con il 60+_(cioè tra il 59 e il 61): neanche fossi Piepoli. Continuo a ripetere che uso solamente buon senso ma se poi qualcuno insistesse per inserirmi a tutti i costi tra i profeti, gradirei essere inserito come il tredicesimo del gruppo di quelli minori, dopo Malachia.
Anche sulle motivazioni ritengo di avere individuato il cuore delle stesse: la gente ha avuto la sensazione che Renzi fosse "uguale" a Berlusconi, che governasse a forza di furbizie, furbate, bugie, forzature. Che fosse troppo "fiorentino", troppo "macchiavellico" e troppo arrogante (quello STAI SERENO detto a Letta era francamente troppo.) E non si può pensare che un Italiano medio potesse accettare di essere "ricattato" dalla Boschi. La Boschi, la Madia, giovani donne "brave a scuola" ma troppo giovani. Ritengo da sempre che a venti anni si possono elaborare teorie innovative in fisica teorica, a trenta si può essere Presidente e Amministratore Delegato della APPLE o della FORD, ma per governare un Paese ce ne vogliono almeno quaranta e, soprattutto, ci vuole una esperienza di vita che consenta di intuire, capire, fronteggiare i problemi e gli avversari.
Ho scritto più volte che Renzi ha portato nella politica italiana energie e capacità innovative assolutamente necessarie per il Paese. Senz'altro di gran lunga superiori ai "carismi deboli" di Bersani, di D'Alema l'intelligente, di Cuperlo l'avveduto o, nel campo avverso, di Salvini il barbaro, di Berlusconi il patetico (non l'ha ancora capito che fa fisicamente, intellettualmente e moralmente pena) o della Meloni la suffragetta ed anche tra i grillini non riesce facile individuare un leader maturo
Questo sì che è drammatico, che nel Paese, sia nel centrosinistra che nel Centrodestra, sia tra i grillini, non ci sia alcun personaggio la cui leadership sia ampiamente riconosciuta.
Mi è stato eccepito: ma il popolo italiano così si è suicidato. Pubblico nuovamente il giudizio che ho espresso nel post n. 5:
"siamo vicini al punto di non ritorno, questo gli Italiani lo hanno capito benissimo ed hanno capito che non si può tergiversare, dare sostegno al meno peggio per paura del peggio. Popolo coraggioso il nostro e pieno di dignità nella sua stragrande maggioranza." Popolo - aggiungo - che non ha paura di nuotare in mare aperto, un popolo di santi e navigatori.
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lunedì 5 dicembre 2016
giovedì 21 aprile 2016
REFERENDUM - IL GIORNO DOPO
Non ho ancora commentato i risultati del referendum; lo faccio ora prendendo anche spunto dalla intervista alla senatrice Erica D'Adda pubblicata ieri su "La Prealpina". La senatrice D'Adda è stata eletta nel PD e si riconosce nelle posizioni della cosiddetta minoranza del partito. Ritengo sia interessante analizzare le sue posizioni per arricchire il materiale sul quale maturare le proprie convinzioni.
Faccio una premessa; la senatrice ha confermato ancora una volta di avere la schiena dritta, di non avere remore ad assumere posizioni non allineate alle indicazioni della segreteria e di mantenere coerenza di comportamento e rispetto dei suoi elettori, tanto più apprezzabile, ciò, in un momento storico in cui si assiste giornalmente a contorcimenti, tradimenti, mercanteggiamenti che definire "trasformismo"sarebbe offendere il termine.
La prima osservazione, che coindivido pienamente, è che è stato un delitto spendere oltre 300 milioni euro per non accorpare amministrative e referendum; con le casse dello stato nelle condizioni in cui sono e i tanti comparti a corto di finanziamenti. Non consentire l'election day nel timore che l'accorpamento avrebbe favorito la partecipazione al referendum significa avere una visione meschina della politica, il far sempre prevalere il "particolare" sull'interesse generale è un tratto distintivo della nostra classe dirigente cui il premier non sfugge.
La senatrice ha votato sì, io no per le motivazioni che ho enunciato nel precedente post. Chi ha "voluto" dare un segnale per imboccare decisamente la strada delle rinnovabili ha votato sì, chi - come me - tende a razionalizzare e cerca di vedere tutti gli aspetti di una scelta, ha votato no. Comunque continuo a ritenere che l'Isituto del referendum vada utilizzato solo per questioni di rilevanza assoluta come sarà il referendum che ci vedrà chiamati ad approvare o no la riforma costituzionale che l'attuale governo sta attuando e che l'attuale parlamento sta approvando.
Certo è che il referendum non poteva e non doveva essere utilizzato per regolare lotte interne di partito e mi sembra importante il richiamo che alla fine dell'intervista la senatrice fà ai cittadini a guardare all'interesse generale e a "ragionare con la propria testa e guardare lontano."
Ma questi sono tempi per uomini e donne piccoli e il tramonto del progetto dell'ulivo ne è la più chiara delle conferme. Di questo quelli che cercano di volare più alto se ne sono accorti da tempo e notano con soddisfazione che anche la senatrice è dei loro. Mai messo in dubbio, peraltro
Faccio una premessa; la senatrice ha confermato ancora una volta di avere la schiena dritta, di non avere remore ad assumere posizioni non allineate alle indicazioni della segreteria e di mantenere coerenza di comportamento e rispetto dei suoi elettori, tanto più apprezzabile, ciò, in un momento storico in cui si assiste giornalmente a contorcimenti, tradimenti, mercanteggiamenti che definire "trasformismo"sarebbe offendere il termine.
La prima osservazione, che coindivido pienamente, è che è stato un delitto spendere oltre 300 milioni euro per non accorpare amministrative e referendum; con le casse dello stato nelle condizioni in cui sono e i tanti comparti a corto di finanziamenti. Non consentire l'election day nel timore che l'accorpamento avrebbe favorito la partecipazione al referendum significa avere una visione meschina della politica, il far sempre prevalere il "particolare" sull'interesse generale è un tratto distintivo della nostra classe dirigente cui il premier non sfugge.
La senatrice ha votato sì, io no per le motivazioni che ho enunciato nel precedente post. Chi ha "voluto" dare un segnale per imboccare decisamente la strada delle rinnovabili ha votato sì, chi - come me - tende a razionalizzare e cerca di vedere tutti gli aspetti di una scelta, ha votato no. Comunque continuo a ritenere che l'Isituto del referendum vada utilizzato solo per questioni di rilevanza assoluta come sarà il referendum che ci vedrà chiamati ad approvare o no la riforma costituzionale che l'attuale governo sta attuando e che l'attuale parlamento sta approvando.
Certo è che il referendum non poteva e non doveva essere utilizzato per regolare lotte interne di partito e mi sembra importante il richiamo che alla fine dell'intervista la senatrice fà ai cittadini a guardare all'interesse generale e a "ragionare con la propria testa e guardare lontano."
Ma questi sono tempi per uomini e donne piccoli e il tramonto del progetto dell'ulivo ne è la più chiara delle conferme. Di questo quelli che cercano di volare più alto se ne sono accorti da tempo e notano con soddisfazione che anche la senatrice è dei loro. Mai messo in dubbio, peraltro
domenica 17 aprile 2016
IL REFERENDUM
Mi ero ripromesso di non scrivere sul referendum prima della apertura dei seggi elettorali perchè ritengo che un blogger debba lasciare agli organi istituzionali e ai media l'attività di informare i cittadini circa i termini delle questioni. Ne parlo adesso a metà giornata; hovotato alle 14,30 alle scuole elementari di Busto Arsizio ed ho votato NO.
Ho votato perchè ritengo che le conquiste democratiche non debbano mai essere sottovalutate e i diritti democratici sempre esercitati ma ritengo la richiesta di questo referendum sbagliata per i seguenti motivi:
- l'Istituto del referendum, previsto e disciplinato dall'articolo 75 della Costituzione, va utilizzato - a mio avviso - per sottoporre al giudizio diretto dei cittadini temi di di grande importanza qualificanti per definire le caratteristiche della democrazia di un Paese. Monarchia o Repubblica? Matrimonio con certe caratteristiche si o no? Aborto sì aborto no? Italicum si, Italicum no
- utilizzarlo per temi di evidente minore impatto comporta due conseguenze: non si raggiunge mai il quorum, e quindi si spendono notevoli somme di denaro pubblico inutilmente. Si allontanano ulteriormente dalle Istituzioni i cittadini che hanno una reazione di irritazione al vedersi sottoposti quesiti tecnici di difficile comprensione che dovrebbero essere affrontati e riso
lti dagli organi previsti dalla democrazia rappresentativa.
Prevedo una percentuale di votanti intorno ad un terzo e quindi lontanissima dal quorum
Ho votato no, perchè
Ho votato no perchè ritengo che le scelte, in tutti i settori, debbano avvenire su basi non solamente ideologiche ma che tengano conto delle realtà concrete. Tutti siamo d'accordo che si debba perseguire con decisione la strada delle energie rinnovabili (e qui sì che ci sarebbe da aprire un approfondito dibattito sul perchè,ad esempio, le pale eoliche presenti in gran numero in Sicilia siano sempre ferme o sul perchè la produzione di energia dal solare sia da noi ancora non in linea con quella dei Paesi nordeuropei) ma resta il fatto che - per ora- abbiamo bisogno di gas e di petrolio, e ne abbiamo poco, per cui far cessare l'attività delle piattaforme in attività (ricordo che si tratta di quelle a mare e che di nuove concessioni non si parla) prima del loro esaurimento significa perdita di alcune migliaia di posti di lavoro e di rinuncia ad utilizzare risorse che si hanno.
Vorrei inoltre sottolineare che l'ENI non è più quella di una volta,che ci sono economie gigantesche come la Cina affamate di energia, che la Libia è nelle condizioni che tutti sappiamo, che anche nel quadrante russo/ucraino dal quale ci arriva molto gas, ci sono tensioni ed incertezze, che non abbiamo il nuceare e che importiamo energia elettrica in grande quantità
Quindi puntare con decisione sulla diversificazionedelle fonti e sulle rinnovabili, ma tenere i piedi ben in terra. Quando facevo le elementari, 60 anni fa, dalle campagne circostanti il paese marchigianodove sono nato arrivavano bambini miei coetanei con i "geloni". Non vorrei che si ritornasse a quei livelli.
Nota: ad un certo punto il computer è impazzito. Ad evitare di perdere quanto scritto con manovre di incerto esito, pubblico così come è
lunedì 13 giugno 2011
REFERENDUM
Mai sono stato così contento di essermi sbagliato. Ero convinto che il quorum non sarebbe stato raggiunto.
L'Italia e soprattutto l'Italia del Nord hanno dato una grande prova di lungimiranza e di saggezza. Il regime è finito e io sono orgoglioso di aver dato un piccolissimo contributo a che finisse. Carlo VI è morto.
L'Italia e soprattutto l'Italia del Nord hanno dato una grande prova di lungimiranza e di saggezza. Il regime è finito e io sono orgoglioso di aver dato un piccolissimo contributo a che finisse. Carlo VI è morto.
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