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sabato 24 dicembre 2011

IL CARDINAL MARTINI ED EUGENIO SCALFARI A COLLOQUIO

Su "Repubblica" di oggi  Eugenio Scalfari rende testimonianza di un recente incontro avvenuto all' ALOISIANUM di Gallarate, a pochi chilometri dalla mia abitazione da dove scrivo, con il cardinal Martini che all'Aloisianum trascorre i giorni che la malattia gli lascia. Non è il primo incontro; mi auguro che ci siano occasioni per altri.
Non voglio commentare quello che si sono detti. A me piace pensare a questi due grandi vecchi, uno razionalmente non credente, uno toccato dalla fede, che si trovano in un pomeriggio d'inverno a porsi le domande che da sempre gli uomini e le donne più consapevoli si pongono. E mi piace pensare alla empatia che scorre tra di loro, consapevoli entrambi di essere alla fine del loro percorso terreno, e consapevoli che quelle stesse domande le future generazioni si porranno ancora e ancora. E mi piace pensare che entrambi si pensano spesso e si cercano, a conferma che non sono le risposte a contare ma le domande e che la "compassione", concetto che le religioni ed il pensiero asiatici hanno elaborato in tanti secoli di riflessioni, è il legame che più unisce e più consolida i raporti tra gli uomini.
Io mi sento più vicino a Scalfari sotto il profilo del pensiero, ma mi sento altrettanto vicino al cardinal Martini che, malgrado le limitazioni sempre più gravi della malattia, continua a vivere serenamente e serenamente trasmette energia positiva.
Debbo molto ad entrambi e questo riconoscimento desidero trasmettere come augurrio di Natale.
DEUS SIVE NATURA o NATURA SIVE DEUS. La grande intuizione di Spinoza è quella che mi convince di più ma altrettanto mi convincono l'elogio della tolleranza che Voltaire pose al centro del suo pensiero e il messaggio di amore che dal Cristo ormai da duemila anni emana.
Sono questi per me i significati degli auguri che ci scambiamo in prossimità delle feste.

martedì 14 giugno 2011

LETTURE SICILIANE

In questi primi dieci giorni di vacanze al mare ho letto due libri:
"La linea d'ombra" di Joseph Conrad
"Scuote l'anima mia Eros" di Eugenio Scalfari
Faccio una premessa: Repubblica ed il Corriere ed altri organi di informazione stanno facendo un'opera meritoria. Pubblicano a costi assolutamente contenuti testi di notevole importanza che avvicinano alla lettura e fanno riprendere spazio ad una attività - quella del leggere - che aveva perso importanza negli ultimi decenni nelle giornate di tutti noi.
LINEA D'OMBRA
Non l'avevo letto ed è mia impressione che sia uno di quei libri che si devono leggere prima dei vent'anni o a vent'anni quando ancora non sai quello che vuoi dalla vita e sei al di qua della tua linea d'ombra. Leggerlo a oltre sessanta, quando la tua linea d'ombra l'hai varcata da un pezzo, dà poco e serve a poco. Ho apprezzato di più la prefazione di Roberto Saviano che il racconto di Conrad. Ciò non toglie che lo consiglierei ad un giovane di oggi, di quelli che hanno a cuore il loro futuro e sono alla ricerca di se stessi. Sono di più di quanto si pensi ma, a mio avviso, una minoranza all'interno della loro generazione
SCUOTE L'ANIMA MIA EROS 
Faccio una premessa. Ho grandissima stima nei confronti di Eugenio Scalafari, per quello che ha fatto, per quello che fa, per quello che farà. Mi ritrovo a pensare come pensa lui su quasi tutti i temi.
Oltretutto lo ammiro perchè ha saputo dare spazio ad una nuova generazione, rappresentata da Mauro e Giannini, al momento opportuno e per aver dedicato tutta la sua vita all'approfondimento di temi filosofici ed etici che ne fanno un punto di riferimento penso per molti e sicuramente per me che mi sto avviando a quella fase della vita in cui meno si agisce ma più si pensa e si fanno bilanci.
Scalfari è un uomo di cultura che si colloca a buon titolo nell'ambito di una corrente di pensiero definibile latu sensu "illuminista". Non credente e razionalista. Laico nell'accezione più nobile del termine.
Essere uomini di cultura significa, a mio avviso, oggi, aver molto letto, aver molto memorizzato (senza una buona memoria non si va da nessuna parte), aver molto metabolizzato, essere di conseguenza in grado di fare collegamenti, trovare le linee conduttrici, essere ritornati ad essere uomini del rinascimento nella misura i cui (toh chi si rivede) la cultura cosiddetta umanista deve essere accompagnata da conoscenze non superficiali in campo scientifico e da dimestichezza con i mezzi elettronici che ci facilitano la vita da un paio di decenni.
Scalfari è tutto questo ed è perciò una specie di guru del pensiero laico. Debbo aggiungere che ho sempre condiviso le sue analisi economiche; anche in questo campo mi ritrovo a pensare come lui e a vedere il futuro con gli stessi occhi.
Detto questo, il libro non mi ha convinto, come non mi aveva convinto "Per l'alto mare aperto" che ho commentato in un post  del 22 Maggioo 2010.                               ..
Il perchè esattamente non lo so ma la mia impressione è che siano entrambe le opere dei "divertissements" intellettuali dell'autore di cui io, per mio difetto indubbiamente, non riesco ad afferrare il centro e, soprattutto, la finalità, se non quella di esorcizzare, da parte dell'autore, la paura della morte.Nell'alto mare aperto il centro era la modernità, la nascita del pensero moderno che da Montaigne in poi ha cambiasto radicalmente il modo di concepire la vita e i rapporti personali e sociali dell'uomo europeo, in quest'ultimo lavoro il centro mi sembra la dicotomia istinti/ragione e un approccio psicanalitico che va alla ricerca dei rapporti tra di loro ed alla luce di questi definisce le proprie posizioni . Senza rischiare di cedere alla tristezza e alla solitudine, l'ultraottantenne Scalfari può permettersi di scoprirsi - ma non troppo - AVENDO RAGGIUNTO QUELLO SPAZIO IMMOBILE, QUEL TEMPO SOSPESO CHE GLI PERMETTERE DI ACCOGLIERE DENTRO DI SE LE COSE DEL MONDO INVECE DI INVADERLE E POSSEDERLE (ho ripreso dalla seconda di copertina). Un baedeker per la vecchiaia il libro di Scalfari, del quale rimarrà sempre impressa nella mia memoria, sopra ogni cosa, quella citazione scespiriana che avevo dimenticato e che è risalita dal profondo in superficie:
"siamo fatti della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni e da un sonno è racchiusa la nostra piccola vita".
Il tempo, il tempo e il finis terrae che ci attende

lunedì 25 ottobre 2010

EUGENIO SCALFARI - IL SASSO ISTITUZIONALE E LO TSUNAMI POLITICO

Io ho grande stima di Eugenio Scalfari, leggo Repubblica dal primo numero e mi trovo praticamente sempre d'accordo con le posizioni del fondatore del quotidiano.
Di Scalfari apprezzo soprattutto:
a) le posizioni politiche fondate su una solida coscenza morale e su solide basi culturali nonchè i riferimenti al pensiero illuminista del '700 che ha elaborato i principi sui quali poggiano le moderne democrazie ed al quale anche io attingo
b) la chiarezza di esposizione che rende facile la comprensione anche di argomenti complessi
c) la coerenza del suo percorso umano e politico
d) la lungimiranza con la quale ha ceduto, ormai molti anni fa, ad Ezio Mauro la direzione del quotidiano ritagliandosi il ruolo di opinionista ( il termine mi sembra riduttivo ma non ne trovo altri) le cui analisi sono attese con vivo interesse da molti, me compreso che non perdo un editoriale domenicale.
L'unica recente divergenza di giudizio: non ho apprezzato le  motivazioni con le quali ha supportato la sua posizione di continuare a pubblicare da Einaudi, appartenente al gruppo Mondadori, anche dopo la entrata in vigore di una norma scandalosa, una norma ad aziendam, che consente alla società di Segrate di "risparmiare" notevoli somme in una situazione di contenzioso con il fisco.
E proprio all'editoriale di ieri mi riferisco, dal titolo in oggetto, la cui linea di pensiero può così sintetizzarsi:
a) il  cosiddetto "Lodo Alfano" (perchè poi lodo, che è tutt'altra cosa?), scrive Scalfari ed io concordo pienamente, è uno dei tasselli, e non il meno importante, della costituzione materiale con la quale il presidente del consiglio sta cercando di sostituire la Costituzione voluta dai nostri padri fondatori e che ha un impianto completamente diverso dal disegno berlusconiano
b) la norma inserita nella proposta di legge Alfano che "tutela" le massime cariche istituzionali, di fatto limita e lede il ruolo del Presidente della Repubblica che, secondo l'articolo 90 della Costituzione, non può essere sindacato per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni se non per i casi di "alto tradimento" e "attentato alla costituzione" nel qual caso è messo in stato d'accusa dal parlamento e giudicato dalla Corte Costituzionale Costituzionale. Per gli illeciti che non riguardano l'esercizio delle sue funzioni, invece, il capo dello Stato può essere inquisito e giudicato dai tribunali ordinari. La proposta Alfano di fatto mette le figure del Presidente del Consiglio sullo stesso piano del Presidente della Repubblica sul piano delle immunità con la differenza che il premier è scelto direttamente dai cittadini che trovano sulla scheda il nome del candidato premier mentre il Capo dello Stato è scelto dal parlamento. Si crea, come ha giustamente affermato il Presidente emerito della Corte Costituzionale Onida, un sistema sbilanciato a favore del Presidente del Consiglio che trasforma la figura del Capo dello Stato in un ruolo puramente notarile mentre secondo l'impianto costituzionale, perfettamente attuale, il Capo dello Stato è il supremo organo di garanzia. Inoltre nel progetto Alfano di fatto non si  realizza solamente una sorta di immunità , che si traduce nella sospensione della procedibilità nei confronti di una delle alte cariche dello Stato per gli illeciti commessi nell'eserciuzio delle sue funzioni e limitatamente ai reati commessi nell'esercizio delle sue funzioni, ma una vera e propria impunità che copre anche gli illeciti commessi al di fuori dell'esercizio delle proprie funzioni.
C'è in gioco, conclude Scalfari ed io concordo pienamente,  la Costituzione. Conseguentemente, dice Scalfari, tutte le forze che hanno a cuore la difesa dello stato di diritto e della Costituzione - da Fini in là -  hanno il dovere, nella situazione di emergenza democratica in atto, di trovare tutti i punti di convergenza, azzerando ogni tipo di veto, per liberare il Paese dalla persona che sta minacciando l'impianto democratico sul quale si fonda la nostra convivenza civile. Poi, superata la fase di emergenza, ogni forza avrà modo di riprendere la propria navigazione  sottoponendosi al giudizio del  Paese sulla base della propria proposta politica. Il rischio, se così non fosse, sarebbe una ulteriore vittoria del berlusconismo che ha una concezione radicalmente diversa della democrazia e dello stato rispetto al modello che i padri costituenti hanno elaborato.
Sono completamente d'accordo. Ho sempre pensato, e scritto, che SB è persona pericolosa a se,agli altri e alla democrazia del nostro Paese. La sua concezione dello stato è populista ed autoritaria, la sua politica, che lui afferma essere "liberista e liberale", di fatto si traduce nella distruzione dello stato sociale, del collante  che tiene unita la nazione, produce un modello di società squilibrata che inasprisce il conflitto tra classi categorie e regioni , trascura gli interventi necessari a fronteggiare il gravissimo problema di un debito pubblico che continua a crescere in maniera abnorme, lascia l'economia del paese in una situazione da farwest dove ognuno persegue il proprio interesse immediato, sta impoverendo larghi strati di popolazione.
Allarme rosso, conclude Scalfari, e io con lui.
E' necessario liberarci al più presto, concludo io, del "regime" e mandare definitivamente il cavaliere piduista nelle fogne della storia.
Con la speranza che sia l'ultima volta che il nostro popolo ricade nell'errore di attribuire ad un "uomo della provvidenza", ad un "re taumaturgo",ad un qualsiasi sedicente "salvatore della patria", ad un "uomo solo al comando"  il compito di risolvere i problemi del Paese. Abbiamo bisogno di diventare democratici adulti, urgente bisogno prima che sia troppo tardi

sabato 22 maggio 2010

EUGENIO SCALFARI - PER L'ALTO MARE APERTO

Ho letto in questi giorni l'ultimo libro di Eugenio Scalfari. Scalfari è una delle persone che più stimo per l'impegno civile profuso a partire dal dopoguerra a difesa dei valori democratici che hanno fatto parecchia fatica ad affermarsi nel nostro Paese e che, a mio avviso, sono oggi a rischio per effetto della politica dell'attuale governo. Sono un attento lettore di REPUBBLICA fin dal primo numero e di Repubblica condivido pienamente la linea editoriale. Ritengo il quotidiano espressione di quella cultura razional/illuminista nella quale mi riconosco
Ebbene, debbo dire che il libro mi ha deluso.
Scalfari ha 86 anni, ha problemi di salute e pensavo, anche alla luce delle parole con le quali aveva voluto presentarlo(cfr quarta di copertina), che il libro avrebbe avuto le caratteristiche di una specie di "testamento spirituale", di " un bilancio di vita", di un "lascito"alle future generazioni. Non voglio essere male interpretato: io auguro a Scalfari lunga vita ma avevo avuto l'impressione che con questo libro l'autore avesse voluto porre fine alla sua attività di scrittore.
Al contrario delle mie attese, il libro si è rivelato un dotto excursus nella cultura degli ultimi quattro secoli, un richiamo degli autori e dei movimenti che hanno "caratterizzato"la formazione del pensiero moderno, partendo da Montaigne ed arrivando ai nostri giorni. Scalfari è un uomo colto e padroneggia pienamente i "collegamenti" ed il libro è comunque interessante; ma è senz'anima e una specie di divertissement intellettuale dell'autore. Mi aspettavo qualcosa di diverso