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lunedì 27 ottobre 2014

LA CRISI

Ho rilevato con una certa sorpresa che nella giornata di ieri è stato letto da 23 persone un articolo del 25 Marzo 2009 "La crisi-gli aspetti finanziari" e 16 volte un post  del giorno successivo "La crisi industriale". Sono due degli articoli che ho riunito nel mio libro "Sulla crisi e dintorni" pubblicato presso "Il mio libro.it". Sono articoli molto lunghi per cui rimando ad essi chi fosse interessato a recuperali. la circostanza mi dà invece l'occasione per sottoporvi la prefazione scritta nel Gennaio 2011 che contiene a mio avviso elementi di attualità. Ve la propongo letteralmente.

Ho ritenuto opportuno riunire in un volume gli articoli che ho scritto sul mio blog dall'inizio del 2009 sulla crisi che ha colpito i mercati finanziari internazionali a partire dal default della Lehman Brothers nel Settembre 2008. Ad essi ho aggiunto altri articoli in materia economico finanziaria, in particolare sul debito pubblico e sulla sua gestione, che ho scritto nel periodo e che consentono, a mio avviso, di disegnare un quadro completo del mio pensiero. Di qui il titolo che ho voluto dare al lavoro "Sulla crisi e dintorni" per sottolineare le diverse angolature dalle quali ho osservato il quadro che si presentava all'attenzione di noi tutti.
      Non ho voluto correggere alcunché, affinché 
      fosse conservata la freschezza dello stato d'animo con cui facevo le mie valutazioni man mano che la situazione evolveva. Mi  sono limitato a correggere numerosi evidenti errori di battitura ed a eliminare i commenti dei miei lettori per un doveroso rispetto della loro privacy. Volutamente non ho numerato le pagine in quanto gli articoli sono stati inseriti in stretto ordine cronologico.
Sono convinto che l'attuale crisi finanziaria internazionale ,complessivamente in via di superamento, ma non per tutte le economie, e che non ha ancora sviluppato tutte le sue negatività, non sia affatto congiunturale per il nostro Paese. Il sistema Italia , non più concorrenziale nei prodotti manufatturieri ad alto utilizzo del fattore lavoro, e scarsamente presente nei settori tecnologicamente avanzati, si trova fortemente condizionato, nel contesto di una economia ormai irreversibilmente globalizzata, dai vincoli di un debito pubblico enorme, da un ritardo evidente nell'aggiornamento delle infrastrutture , da un'apparato pubblico, sia a livello centrale che periferico, farraginoso e pesante che ostacola oggettivamente l'attività d'impresa e, quindi, le possibilità di ripresa del ciclo.
Inoltre è evidente e chiara la difficoltà che l'apparato industriale del Centronord incontra sui mercati internazionali. Si accresce infine la frattura tra il centro nord ed il sud con il conseguente aggravarsi sia della " questione settentrionale" che di quella " meridionale". 
E' una crisi di riposizionamento dell'economia del nostro Paese nel panorama internazionale dalla quale l' Italia uscirà ridimensionata e lascerà il suo posto in prima fascia tra le economie del mondo a paesi ben più dinamici come Cina, India, Corea, Brasile. Ritengo anche che i conti dello Stato non siano per nulla in sicurezza e che è prevedibile un'attacco della speculazione internazionale contro il nostro debito sovrano nei prossimi mesi. Mi sto chiedendo, a questo riguardo, e non riesco a trovare risposta, perché in una situazione di tassi bassissimi (l'euribor a tre mesi è stato costantemente al di sotto dell' 1% nel più recente passato e solo da poche settimane ha sforato quella soglia) e in presenza di tagli indiscriminati della spesa dei ministeri e dei trasferimenti agli enti territoriali locali, il debito pubblico continui a salire costantemente e per cifre assolute elevate. La situazione politica, per concludere, è estremamente fluida ed è difficile prevedere quali saranno gli sbocchi della situazione. Io, in sintesi, rimango fortemente pessimista anche perchè ritengo la QUESTIONE MORALE centrale per il futuro del nostro paese; non mi pare, invece, che sia tra le priorità delle forze politiche presenti in Parlamento.

Gennaio 2011 

giovedì 6 febbraio 2014

ANCHE LA POLTRONA FRAU HA PRESO IL VOLO

 E così anche la poltrona FRAU(marchi Frau, Cappellini e Cassina) ha preso il . volo per l'estero Il fondo Charme (Matteo Montezemolo, Diego Della Valle) e il Presidente della Frau Moschini hanno venduto il pacchetto di controllo del 58,6% al gruppo Hawort, colosso statunitense del settore mobili per ufficio. L'acquirente lancerà un'OPA sul restante capitale sociale e a fine operazione la società verrà tolta dal listino. Un'altra foglia che cade dall'albero del nostro sistema industriale. Un altro marchio forte dell'Italian style che se ne va. Non è dato sapere quale sia il programma industriale che la nuova proprietà vorrà dare all'azienda. Ma è prassi consolidata delocalizzare senza grandi scrupoli se si riterrà di poter produrre altrove a prezzi più bassi Quello che colpisce è la assoluta indifferenza con la quale la notizia è stata accolta; solamente qualche trafiletto nelle pagine interne, qualche servizio sui quotidiani economici e tra qualche settimana la notizia sarà praticamente dimenticata. Come è stato dimenticato che VALENTINO è stato ceduto all'emiro del QATAR, che LVMH ha acquistato lo scorso anno la "Loro Piana" che Pomellato è stato rilevato dal Gruppo Francese Kering ( che aveva in precedenza rilevato GUCCI.
E mentre l'economia reale cede giorno dopo giorno, il mondo della politica continua nel suo "tutti contro tutti" e 60 milioni di Italiani, che le hanno provate tutte, si chiedono dove si andrà a finire.

sabato 11 gennaio 2014

LA CRISI CONTINUA - ANCHE LA CESARE PACIOTTI SI ARRENDE - CHIESTO IL CONCORDATO PREVENTIVO

Sostengo da tempo che la crisi è lungi dall'aver raggiunto il punto di svolta specialmente nelle regioni e nei settori in cui è asse portante la media impresa.
Anche la Cesare Paciotti, noto marchio marchigiano del settore calzature, si è arresa. La società, che occupa 250 dipendenti ai quali si aggiungono 1.250 posti di lavoro nell'indotto, ha presentato a fine anno richiesta di concordato preventivo. Si parla di circa 30 milioni di euro di debiti nei confronti di dipendenti, istituti previdenziali, fornitori, istituti di credito. Un altro tassello che va giù; è per questo che sono pessimista sul futuro dell'economia marchigiana e sul futuro di Banca delle Marche in particolare. Si tende a sottovalutare o  addirittura a non tenere in alcun conto che BDM, oltre ai buchi lasciati dolosamente dai precedenti amministratori, si trova esposta nei confronti di migliaia di aziende dei vari settori che hanno fatto del "modello marchigiano" un modello citato ed apprezzato in tutto il mondo e che ora annaspano in una crisi che non finisce mai  e che purtroppo, a mio avviso, lo ripeto, è nel pieno della sua virulenza. Questa è l'eredità che ci lasciano venti anni di regime ma anche di insipienza e di oggettiva responsabilità delle forze che avrebbero dovuto fare opposizione. E la politica "politicata" continua imperterrita sulla strada percorsa negli ultimi decenni, sulla corruzione che coinvolge tutte le forze politiche (basti pensare a quello che è emerso a l'Aquila), sull'irregolarità diffusa (basti pensare alle vicende  delle elezioni regionali in Piemonte),sulla confusione assoluta nella gestione della cosa pubblica(basti pensare alle vicende IMU - TARI - TASI  e quant'altro) sugli scontri tra fazioni e tra pseudo leaders di questo o quel campo, con SB che tenta un improbabile rilancio e  lo fa a piede libero. Questo non è più un Paese; sembra più che altro uno di quegli edifici che cadono a pezzi e dal quale ognuno cerca di portar via chi una sedia, chi un sanitario, chi una specchiera. Io vedo solo macerie che si accumulano; probabilmente sono troppo pessimista.
Ma, comunque, seguirò il consiglio  di Peppino Caielli. Penserò alla salute. Il resto lo svanghino gli altri.

mercoledì 9 ottobre 2013

LA CRISI E I COMPRO ORO

Il più significativo indicatore della gravità della situazione del nostro Paese è costituito, a mio avviso, dal proliferare di negozi "compro oro" Ce ne sono dappertutto, almeno qui in provincia di Varese, e sono ben visibili visto che pubblicizzano  la loro attività con enormi manifesti dove campeggia il prezzo al quale l'oro viene comperato: ieri 49 euro al grammo.
Volutamente non ho usato la parola "crisi" bensì "situazione" perché ritengo che la nostra non abbia le caratteristiche di una "crisi", parola che ha in sé la valenza di periodo transitorio di difficoltà superato il quale l'economia riparte e che viene seguito da un periodo di espansione.
La nostra, a mio avviso, ha caratteristiche "strutturali". Mi permetto al riguardo autocitarmi e riportare le parole della mia prefazione al mio libro "Sulla crisi e dintorni"
"Il sistema Italia, non più concorrenziale nei prodotti manufatturieri ad alto utilizzo del fattore lavoro, e scarsamente presente nei settori tecnologicamente avanzati , si trova fortemente condizionato, nel contesto di una economia ormai irreversibilmente globalizzata, dai vincoli di un debito pubblico enorme, di un ritardo evidente nell'aggiornamento delle infrastrutture, di un apparato pubblico, sia a livello centrale che periferico, farraginoso  e pesante che ostacola oggettivamente l'attività di impresa e, quindi, le possibilità di ripresa del ciclo"    
"E' una crisi di riposizionamento dell'economia del nostro Paese nel panorama internazionale dalla quale  l'Italia uscirà ridimensionata e lascerà il suo posto in prima fascia tra le economie mondiali a paesi ben più dinamici del nostro come Cina, India, Corea, Brasile"
Questo lo scrivevo nel Gennaio 2011, quasi tre anni fa.
Parlavamo dei negozi "Compro oro". Non c'erano mai stati da noi. C'erano i banchi di pegni ai quali le persone in difficoltà portavano  i pochi ori di famiglia in cambio di un po' di liquidità per tirare avanti. Il tutto fatto con estrema discrezione perché chi ricorreva al Banco dei Pegni si vergognava e non "voleva farlo sapere"
Il fenomeno del compro oro è invece del tutto nuovo e recente. 
Se ci sono tanti negozi le cause a mio avviso sono le seguenti:
a) il numero delle persone che non ce la fanno più cresce a dismisura e "gli ori di famiglia" sono quelli più facilmente liquidabili
b) ci sono settori, spesso legati alla  malavita organizzata, che hanno necessità di "lavare" in attività nominalmente pulite flussi di denaro di origine opaca. I negozi "Compro oro" svolgono la stessa funzione dei casinò
c) l'oro, per questi settori, è il "bene rifugio" ed il "bene di scambio"ottimale"(poco peso, facilmente trasportabile, accettato ovunque).
Che la situazione sia questa trova conferma nelle numerose irregolarità e opacità che le forze dell'ordine trovano quando fanno i controlli.
E' tragico però pensare con che velocità il Paese si è "mangiato" le risorse accumulate nel dopoguerra e come siano nere le previsioni per il futuro.
In questo momento tutti a dire che la crisi è alla fine e che a breve ci sarà una inversione di tendenza. Non ne sono per niente convinto. L'Italia è rimasta ferma per oltre venti anni lasciandosi incantare dal pifferaio di Hamelin. Le persone che hanno perso il lavoro sono ancora parzialmente coperte da Cassa Integrazione e Mobilità. Ancora pochi mesi e si troveranno a reddito zero. E se è vero che con un assegno mensile, seppur modesto, si riesce con più o meno fatica a "sbarcare il lunario" - come si diceva una volta - a reddito zero la strada unica percorribile, se non si vogliono rompere i ponti e vivere di attività illecite, è quella della "Caritas" e della scodella di brodo - non prendete alla lettera l'espressione - delle associazioni benefiche.
E intanto continua la moria di aziende, piccole e grandi, in tutti i settori.
Questo stiamo lasciando alle nuove generazioni.
Non mi sembra un gran lascito. Cosa si può fare. Io delle idee ce le ho. Alla prosssima puntata

sabato 6 aprile 2013

LA CRISI

Ha destato molta impressione, mista a grande preoccupazione, la notizia che nelle Marche tre persone si sono suicidate "perché non ce la facevano più ad andare avanti".
La crisi, quando finirà la crisi è l'argomento principale di conversazione tra amici, colleghi di lavoro, in famiglia.
Io mi permetto di autocitarmi. Nel Gennaio 2011 ho pubblicato un libro tramite "Il mio libro.it" che ho intitolato " Sulla crisi e dintorni"  nel quale ho riunito gli articoli che ho giudicato più significativi pubblicati sul mio blog nel 2009 e 2010. Le prime 21 pagine le potete leggere collegandovi al sito "Il mio libro.it" e cliccando o il mio nome o il titolo del libro. 
Nella prefazione scrivevo: "Sono convinto che l'attuale crisi finanziaria internazionale, complessivamente in via di superamento ma non per  tutte le economie e che non ha ancora sviluppato tutte le sue negatività, non sia affatto congiunturale per il nostro Paese. Il sistema Italia, non più concorrenziale nei prodotti manufatturieri ad alto utilizzo del fattore lavoro, e scarsamente presente nei settori tecnologicamente avanzati, si trova fortemente condizionato, nel contesto di un economia ormai irreversibilmente globalizzata, dai vincoli di un debito pubblico enorme, da un ritardo evidente nell'aggiornamento delle infrastrutture, da un apparato pubblico, sia a livello centrale che periferico, farraginoso e pesante che ostacola oggettivamente l'attività di impresa e, quindi, la possibilità di ripresa del ciclo. Inoltre è evidente e chiara la difficoltà che l'apparato industriale del centro nord  incontra sui mercati internazionali. Si accresce infine la frattura tra il centro nord ed il Sud con conseguente aggravarsi  sia della "questione settentrionale" che di quella "meridionale". E' una crisi di riposizionamento dell'economia del nostro Paese nel panorama internazionale dalla quale l'Italia uscirà ridimensionata e lascerà il suo posto in prima fascia tra le economie del mondo a paesi  ben più dinamici come Cina, India, Corea, Brasile. Ritengo anche che i conti dello Stato non siano per nulla in sicurezza e che è prevedibile un attacco della speculazione internazionale contro il nostro debito sovrano nei prossimi mesi. ..........................."La situazione politica, per concludere, è estremamente fluida ed è difficile prevedere quali saranno gli sbocchi della situazione. Io, in sintesi, rimango fortemente pessimista anche perché ritengo la questione morale centrale per il futuro del nostro Paese; non mi pare, invece, che sia tra le priorità delle forze politiche presenti in parlamento."
Questo scrivevo oltre due anni fa. La crisi in questo contesto non può finire. E stamane  "Il Giornale" che fu di Montanelli ora diretto da Sallusti  titola "Strage di Stato"un articolo firmato da Vittorio Feltri di commento ai tre suicidi nelle Marche di ieri, dimenticando che negli ultimi venti anni ha governato praticamente sempre il loro "padrone". Pennivendoli e schiene sdraiate.

giovedì 16 agosto 2012

LA RIPRESA - MA COME, DOVE, QUANDO ?

Si parla sempre più spesso della necessità che il Paese riprenda al più presto a crescere perché solo uscendo da una fase recessiva che dura ormai da lungo tempo (rammento che si parla di "recessione"in linguaggio tecnico quando il PIL è in flessione da almeno due trimestri consecutivi) può sperare di affrontare con possibilità i risolverli tutti i nodi ormai strutturali che appesantiscono la nostra economia.
Il Presidente Napolitano non più tardi di ieri ha nuovamente ammonito al riguardo ed il Premier Monti ha attribuito priorità nella sua Agenda al tema dello sviluppo.
Ma quale ripresa?Come? Dove? Quando?
"Il fatto quotidiano" ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo significativo: "Quando Carosello parlava italiano."
Perché negli anni '60 fa la maggior parte dei prodotti che consumavamo erano prodotti o fabbricati in Italia; oggi non più. Se facciamo mente locale agli oggetti che usiamo nella nostra vita quotidiana, vediamo che la maggior parte di essi sono prodotti all'estero.
a) l'auto. Negli anni 60 la FIAT copriva il 70% del mercato. Ora è nettamente sotto il 30% con prospettive di ulteriore riduzione, Rammento che l'industria automobilistica trascina un  consistente indotto. Pirelli nel settore pneumatici è direttamente dipendente dalle sorti Fiat
b) settore farmaceutico: l'unica azienda di livello che abbiamo è la MENARINI. Tutti i farmaci che usiamo sono prodotti da multinazionali
c) elettronica di consumo(televisori, telefonini, videocamere,navigatori satellitari, personal computer, stampanti) non cè un solo marchio italiano
d) grande distribuzione.  tutta in mano a multinazionali (Carrefour, Auchan ecc.) con l'unica eccezione  di Esselunga e delle COOP. Ma il titolare di Esselunga, Caprotti, è ultraottantenne ed in lite con i figli, Non è escluso che Esselunga cada in mani straniere in futuro.
e) chimica fine: praticamente assenti in tutti i comparti
f) chimica di base: i grossi impianti petrolchimici sono tutti destinati alla chiusura
g) siderurgia: è di questi giorni l'interesse mediatico. sull'ILVA di Taranto. Della grande industria siderurgica del passato è rimasto poco o niente. Il resto o ha chiuso o è passato in mani straniere
h) industria alimentare: quasi tutto in mani straniere: acque minerali alla Nestlè e alla Carrefour, Parmalat passata ai francesi di Lactalis, Eridania e idustria saccaridera ai francesi
i) Alitalia:passata ai francesi
l)" fashion" è il settore di punta dello stile italiano, vero, ma i maggiori marchi sono stati acquistati da soggetti investitori esteri(Valentino, Gucci ecc.)
m) approvvigionamento energetico: totalmente dipendenti dall'estero in un mondo in cui l'energia scarseggia ed è sempre più cara.
Potrei andare avanti per delle ore; gli esempi sopracitati mi servono a dimostrare che anche in caso di ripresa dei consumi il beneficio per l'economia italiana sarebbe bassissimo,.
Negli ultimi venti anni, mentre qualcuno imboniva che eravamo nel migliore dei mondi possibili, che l'Italia andava benissimo, che la crisi non c'era perché i ristoranti erano pieni e gli aerei pure, si sono verificati due fenomeni giganteschi:
- l'Italia si è deindustrializzata
- è stato accumulato un enorme debito pubblico che non è servito a dotare il Paese di moderne infrastrutture ma ha alimentato corruzione, sprechi, distribuzione di ricchezza non prodotta.
Per cui alla domanda : la ripresa, come, dove, quando? rispondo: non lo so. So però che ci troviamo nella stessa situazione in cui ci siamo trovati tante volte nella storia, ultima nel 1945.
Bisogna ripartire daccapo, rimboccarsi le maniche, azzerare l'attuale classe dirigente, e riflettere sugli indirizzi da dare al Paese. E recuperare una dimensione etica all'operare. Non passa giorno che non emergano nuovi casi di malaffare, di cattivo uso delle risorse, di disonestà individuale e collettiva; questo è il livello dei paesi sottosviluppati. Non si può - come dice giustamente il Prof. Prodi - essere ricchi e cretini/disonesti per più di una generazione.
Vediamo un po' cosa vogliamo fare. 

giovedì 7 giugno 2012

IL SORPASSO

Nella prefazione al mio libro "Sulla crisi e dintorni", scritta nel Dicembre 2010, affermavo:
"Sono convinto che l'attuale crisi finanziaria.................non sia affatto congiunturale per il nostro Paese. .............E' una crisi di riposizionamento dell'economia del nostro Paese nel panorama internazionale dallla quale l'Italia uscirà ridimensionatta e lascerà il suo posto in prima fascia tra le economie del mondo a paesi ben più dinamici come Cina India, Corea, Brasile"
Leggo sui quotidiani di oggi:
Da dati Confindustria: Quote percentuali del manufatturiero mondiale (nel 2007 Italia al quinto posto con il 4,5%)
1) Cina                          21,7%
2) USA                          14,5
3) Giappone                   9,4
4) Germania                   6,3
5) Corea del Sud            4,0
6) Brasile                        3,5
7) India                           3,3
8) Italia                           3,3
9) Francia                       2,9
10) Russia                      2,3 
Mi pare che il declino del Paese fosse ampiamente prevedibile e previsto. Lascio a voi le valutazioni del caso

sabato 26 novembre 2011

A CHE PUNTO E' LA CRISI

Alcune persone che mi conoscono da tempo mi hanno chiesto: come vedi la situazione? Non riesci a vedere qualche elemento positivo e qualche raggio di luce? No, non li vedo. Nel mio libro "Sulla crisi e dintorni" pubblicato  in Gennaio sostenevo che la crisi aveva triplice natura: morale, finanziaria, industriale. Tale era la situazione allora, tale è la situazione - di gran lunga aggravatasi - ora.
Nella prefazione affermavo che "i conti pubblici non erano affatto sotto controllo" e che "ci si doveva aspettare un attacco speculativo contro il nostro debito sovrano". Puntuale, putroppo, è venuta la conferma.
Si è perso un altro anno e Monti è stato chiamato al capezzale di un'Italia ormai in coma. Gli si rimprovera di agire con lentezza; Monti sa benissimo che la situazione è disperata e presenterà tutto insieme un pacchetto oggettivamente da lacrime e sangue per fronteggiare lo sfascio nel quale il Paese è stato lasciato dal precedente governo. Poi se qualche partito vuol prendersi la responsabilità di staccare la spina, espressione usata in più occasioni dal premier uscito, faccia pure, ma non credo che ci sarà qualcuno che ne avrà il coraggo.
I mercati finanziari sono globalizzati, agiscono come vasi comunicanti e si basano sulla reciproca fiducia. Il "sentiment" conta quanto e forse più dei dati oggettivi ed oggi la speculazione colpisce l'area euro nella sua globalità e, all'interno dell'area, i Paesi più fragili perchè è in queste area che si possono ottenere i profits maggiori   Anche la Germania apparentemente è sotto attacco ma è solo un segnale mandato allo scopo di aumentare l' incertezza e favorire un clima da ultima spiaggia che avvantaggia la speculazione.
Il nostro problema pricipale sono i 200 miliardi di titoli di Stato da rinnovare nel primo quadrimestre del 2012; rinnovo che si inserisce in un grande "ingorgo"perchè molti altri Paesi hanno necessità di ricorrere ai mercati per le loro necessità. Ad esso si aggiuge il maggior carico per interessi da pagare sul debito, ad esso la situazione di stallo del sistema industriale che non cresce da anni. In questo contesto una persona nelle condizioni fisiche e mentali di Umberto Bossi ha l'ardire di affermare che "il governo fa schifo" e il cavaliere sogna di ritornare in campo, il cui solo fatto farebbe immediatamente crollare la fiducia dei mercati,  così faticosamente riconquistata all'annuncio della nomina del Prof.Monti.  Il quale, sia chiaro, è l'unica persona oggi in grado di tirar fuori il Paese dalle sabbie mobili.
Si dice che senza poltica non si va da nessuna parte. Io penso invece che se la politica per un po' di tempo lascia spazio a persone di livello che non hanno  la necessità di accondiscendere al proprio elettorato, è meglio per tutti.
Intanto il MINCULPOP del regime ( Il Giornale, Libero, Il foglio) spara ad alzo zero sul Paese. SB ha avuto 17 anni per governare e si son visti i risultati. Diamo 15 giorni di tempo anche a Monti. Io gliene darei anche di più. Ho paura che non ce la faccia: è per questo che non vedo ragioni di ottimismo, da qualunque parte mi volga.

martedì 22 novembre 2011

SULLA CRISI E DINTORNI

Chi mi legge sa che all'inizio del corrente anno ho pubblicato un libro che ho chianato "Sulla crisi e dintorni" nel quale ho raccolto gli articoli che ho scritto tra l'inizio del 2009 e la fine del 2010 sulla crisi che ha colpito i mercati finanziari mondiali a partire dal fallimento della Lehman Brothers nel settembre 2008. La crisi, come avevo previsto, è tutt'altro che superata; anzi in questi giorni, come tutti abbiamo modo di vedere, è nel pieno della sua virulenza.
Conseguentemente ho deciso di ripubblicare in una terza edizione (aevo fatto una prima edizione di prova) il libro in oggetto. Lo farò con l'aiuto dell'amico Carlo Torretta; con ogni probabilità cambierò il formato ( da A4 a formato  "romanzo") e dovremmo riuscire ad eliminare completamente i numerosi errori d battitura che erano rimasti nella seconda edizione. Non cambierò nient'altro perchè tutto quello che ho scritto lo riscriverei senza cambiare uno iota. Il principale merito del mio libro ritengo infatti sia una coerenza di pensiero che ha trovato pieno riscontro nei fatti.
Contemporaneamente sto raccogliendo il materiale per pubblicare un nuovo libro con gli scritti del 2011, libro che pubblicherò il prossimo mese di gennaio. La mia analisi, che non  è quella di un economista accademico ma che si giova dell'esperienza "operativa" di una vita di lavoro nel settore bancario, trova fondamento in quelle che io chiamo le tre B. Buonsenso, Buonafede, Buona conoscenza delle problematiche.
Le responsabilità maggiori che imputo al governo appena avvicendato, tra le mille altre, sono appunto quelle di aver prima negato la crisi, poi di averla sottovalutata, infine di non aver saputo minimamente governarla tanto che che ci sono voluti l'intervento deciso del Presidente della Repubblica e le reazioni preoccupate dei governi dei Paesi nostri partners (Usa, Germania, Francia) per liberarci di un governo di irresponsabili guidato da un uomo palesemente inadeguato sotto tutti gli aspetti, soprattutto quello morale. Unfit lo aveva definito in tempi ormai lontani e non sospetti l'Economist e Unfit si è rivelato. La sua uscita di scena, non dimentichiamolo, è stata accolta con un sospiro di sollievo innazitutto dalle cancellerie dei principali Paesi Occidentali oltrechè dagli osservatori più avveduti. E intanto prepariamoci a vivere altri giorni di passione sul fronte degli "spreads" e dei mercati borsistici.

venerdì 9 settembre 2011

LA CRISI - LA MANOVRA - LE DIMISSIONI DEL CAPO ECONOMISTA DELLA BCE JURGEN STARK, TEDESCO

La settimana borsistica si avvia a chiudersi su livelli di profondo rosso dopo le dimissioni del capo economista della BCE Jurgen Stark, tedesco.
Le dimissioni sono state motivate con "motivi personali" ma non ci crede nessuno.
Il fatto è che il capo economista tedesco della BCE non condivide la politica di quest'ultima di acquisto di titoli di stato italiani sul mercato secondario.
E siccome escludo che Stark abbia preso la sua decisione senza consultare il governo tedesco ne deduco che la Merkel, in difficoltà al suo interno con una opinione pubblica tedesca sempre più ostile all'euro, abbia lanciato un preciso messaggio : che non può caricare sul popolo tedesco tutto il peso delle inefficenze dei paesi cosiddetti PIGS.
Prevedo turbolenze forti nelle prossime settimane e osservo che tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi.

giovedì 18 agosto 2011

LA CRISI

Nei giorni scorsi avevo più volte detto che la manovra era urgentissima e avrebbe dovuto essere credibile perchè i mercati non ci avrebbero perdonato ritardi e incertezze. Il mondo della politica sembra invece continuare a vivere su un altro pianeta.; Licenziato il decreto legge del 13 Agosto, ha ripreso a muoversi come se nulla fosse. con il consueto fuoco di resistenze, proposte estemporanee e talvolta bizzarre. Anche la società civile si muove pensando esclusivamente al proprio particulare, direbbe il Guicciardini. C'è chi parla di un nuovo scudo fiscale, c'è chi come i calciatori non ci sente proprio a pagare il contributo di solidarietà, ci sono sindaci che si oppongono in linea di principio alla scomparsa della loro autonomia amministrativa ecc. ecc, ecc. C'è un clima da tutti contro tutti che é tipico del nostro modo di operare. Intanto mentre la casa brucia ci si scanna su questioni secondarie invece di affrontare subito l'incendio.
Nel frattempo la speculazione internazionale fa il suo lavoro: Oggi l'indice  dei principali 40 titoli della nostra borsa  ha perso il 6,15%. L'indice generale ha perso  il 5,82% con buona pace di Berlusconi e Tremonti che in campo internazionale hanno la stessa credibilità dei Fratelli De Rege. Continuaiamo così e del "Bel Paese"rimarranno al massimo le ceneri.

martedì 9 agosto 2011

LA CRISI, LA MANOVRA, L'ITALIA

A partire da questo post dedicherò la maggior parte dei miei interventi - finchè durerà l'emergenza - alla crisi, alle misure per fronteggiarla, alla situazione del nostro Paese.
Il mondo brucia, lo vediamo tutti. In un pianeta globalizzato e che vive tutto nello stesso tempo reale, le informazioni raggiungono tutti contemporaneamente e .l'effetto domino è immediato.Sarebbe tuttavia un errore fare di ogni erba un fascio - come si suol dire - e mettere tutti sullo stesso piano come sta facendo maldestramente la stampa di regime in questo momento per nascondere o almeno attenuare le rsponsabilità di governo del duo Berlusconi/Tremonti. Responsabilità che rendono unica la nostra crisi in un contesto internazionale in subbuglio.
La crisi dicevo. Sono andato a rileggermi  la prefazione del mio libro "Sulla crisi e dintorni" che ho pubblicato in gennaio. Ne riporto tre passaggi:
1) E' una crisi di riposizionamento - scrivevo - dell'economia del nostro Paese nel panorama internazionale dalla quale l'Italia uscirà ridimensionata e lascerà il suo posto in prima fascia tra le economie del mondo a paesi ben più dinamici come Cina, India, Corea, Brasile
2) Ritengo - dicevo - che i conti dello stato non siano per nulla in sicurezza e che è prevedibile un attacco della speculazione internazionale contro il nostro debito sovrano nei prossimi mesi
3) in sintesi - concludevo - rimango fortemente pessimista anche perchè ritengo la questione morale centrale per il futuro del nostro Paese; non mi pare invece che sia tra le prioorità delle forze politiche presenti in parlamento
Sono questi i tre punti fermi del mio ragionamento e alla luce di essi mi riprometto di sviluppare nel corso delle prossime settimane delle considerazioni che sottoporrò alla vostra valutazione.
Nel frattempo, sarà un caso, non sarà un caso, ho ripescato stamane un vecchio triplo cd di Battiato nel quale è presente un pezzo che si intitola "Povera patria" e di cui riporto i primi versi: Povera patria,  schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cosa é il pudore,  si credono potenti e gli va bene, quello che fanno e tutto gli appartiene Tra i governanti , quanti perfetti e inutili buffoni, questo Paese devastato dal dolore..................... non cambierà, non cambierà, forse cambierà...............nel fango affonda lo stivale dei maiali.......................me ne vergogno un poco e mi fa male......non cambierà, non cambierà, sì che cambierà, vedrai che cambierà..............
Con l'ottimismo del cuore e della volontà dobbiamo credere che ne usciremo anche se la primavera tarda ad arfrivare.
Anche perchè  accanto a quello di cui ho appena parlato ce ne è un altro, bellissimo: " La stagione dell'amore viene e va, la stagione dell'amore viene e va, i desideri non invecchiano, quasi mai, con l'età..............ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore............la stagione dell'amore tornerà, con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.............................
E' sulle note di quet'ultimo pezzo che vi auguro buona giornata. Ne avremo di materiale da commentare. Intanto le borse asiatiche hanno chiuso con le ennesime pesanti perdite.
Un altro giro di giostra, direbbe Tiziano Terzani.

martedì 24 maggio 2011

L'ITALIA PERDE PEZZI AD UNO AD UNO

Seguire con attenzione le cronache giornaliere ed in particolare le notizie economiche pone davanti agli occhi dell'osservatore un quadro desolante, io lo chiamerei "mestamente desolante", perchè il lento disfacimento  del sistema Italia si consuma senza troppo clamore e attraverso tappe successive, a macchia di leopardo per settori ed ubicazione terrritoriale.
Le cronache  riferiscono oggi che Lufthansa ha deciso di "dislocare altrove" i voli che avevano come base Malpensa. La SEA, la società che gestisce l'aereoporto, esce subito con un comunicato che la cosa non danneggerà minimamente lo scalo. Sarà; io mi limito ad osservare che Lufthansa, che aveva rilevato molti "slots"lasciati liberi da Alitalia, è una delle maggiori compagnie aeree mondiali e che, se decide di abbandonare Malpensa, una ragione ci dovrà pur essere
Non parlo nemmeno di Alitalia ormai completamente cotta e decotta che verrà rilevata da AIRFRANCE a costo zero. Un altra delle geniali operazioni  dell'uomo di Arcore.
PARMALAT, completamente risanata dal quel grande e taciturno manager che risponde al nome di Enrico Bondi, è ormai passata ai francesi di LACTALIS. L'opa è UNA FORMALITA'
Oggi le cronache riportano la notizia delle giuste proteste delle maestranze a Genova e a Napoli per la chiusura dei cantieri della FINCANTIERI, un tempo orgoglio nazionale ed ora arrivati al capolinea
BULGARI, la nota casa del settore fashion ha preso qualche mese fa la via francese ed è stata acquisita dal Gruppo LVHM. GUCCI, altro noto marchio, è francese da qualche anno.
La FIAT AUTO, per chi non lo avesse ancora capito, proseguirà le  sue attività a Detroit. A Torino resterà l'headquarter per l'Europa, rimarranno in piedi gli stabilimenti di Melfi e di Cassino e sarà tutto lì.
La PIAGGIO di Pontedera ha di fatto spostato il suo asse produttivo in estremo oriente
La BIALETTI Omegna cessa l'attività. E' stata acquistata qualche tempo fa da un gruppo francese che ha già spostato all'estero la produzione di caffettiere ed ora sposterà in Turchia il ramo d'azienda relativo alla produzione di pentole(marchi Aeternum e Rondine)
Potrei proseguire con mille altri esempi ma tutti vanno nella direzione di uno smantellamento dell'apparato produttivo.E sembra che nessuno sia in grado di invertire la tendenza.
Intanto la classe politica di governo continua nei suoi giochi autoreferenziali e del Paese reale poco si occupa.
Boh.

giovedì 19 maggio 2011

LA CRISI A CHE PUNTO E'?

Oggi riprendo a parlare di temi economici generali. Chi mi legge sa che considero la crisi della nostra economia strutturale e non congiunturale e conseguenza di fattori sia esterni (effetti della globalizzazione) che, soprattutto, interni:  livello scandalosamente inadeguato della classe politica, corruzione a livelli da Bananas Republics", evasione fiscale diffusa, allargamento  dei divari sociali conseguenza delll'aver lasciato impoverire larghi strati di popolazione che non sono più in grado di sostenere la domanda interna, scadimento della scuola e quindi delle capacità delle nuove generazioni, intere regioni nelle mani della criminalità organizzata, infiltrazioni della stessa dappertutto( un esempio per tutti l'operazione antimafia di ieri che ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto sia profonda la presenza di mafia e stidda nella nostra città) e, non ultime "il venir meno della voglia di intraprendere da parte del sistema delle imprese" e "la scarsa reattività dei cittadini che rifuggono dall'impegno innanzitutto informativo e conseguenetemente non sanno o non vogliono selezionare, fare scelte . Basti pensare all'astensionismo di un cittadino su tre, e a scelte o di stanca conferma di quello che si è sempre fatto o di mera protesta. L'apparente resipiscenza che proviene dai risultati elettorali, non a Busto dove niente cambia, è solo apparente, a mio avviso Il tutto con un debito pubblico che è un macigno enorme che pesa soprattutto sulle nuove generazioni. E con la scandalosa aggravante che la crisi prima è stata negata dall'attuale governo, poi si è passati al sì c'è ma ci riprenderemo presto, all'attuale fase di silenzio sull'argomento.
In attesa che finisca la tornata elettorale con i ballottaggi e in attesa della manovra di manutenzione dei conti pubblici che Tremonti sarà costretto a fare in Giugno (6/7 miliardi secondo me) osservo che:
 - il governo è sempre piu debole e diviso. La lega teme di andare a fondo legata a filo doppio al Cavaliere. La base della lega lo dice ogni giorno e sollecita uno sganciamento dal PDL; ma per andare con chi, dico io.
-  i "responsabili" sono passati all'incasso e non avendo trovato quello che era stato loro promesso, tendono agguati ogni cinque minuti. La leadership del cavaliere è chiaramente incrinata( vedansi le dimezzate
preferenze a Milano) ma l'agonia sarà lunga, le migliori menti se ne vanno all' estero (Draghi uno per tutti) e la
Confindustria nel bollettino mensile del suo ufficio studi uscito ieri fotografa impietosamente la stagnazione del nostro Paese mentre le economie occidentali più solide, in primis la Germania, hanno ripreso a correre.
A che punto è la crisi? Ci siamo sempre più in mezzo e ci affondiamo come nelle sabbie mobili e non vedo in giro salvatori anche perchè il salvataggio deve essere collettivo e a livello collettivo mancano forze, motivazioni, ideali e anche contenitori in grado di incanalarle se ci fossero.
Questo è il quadro, secondo me, ed è un quadro non roseo. Ma io probabilmente sono troppo pessimista, o volo troppo alto, come dice il mio amico Peppino. Chi vivrà, vedrà