Forse siamo ad una svolta, c'è una luce in fondo al tunnel e non perché, come "vignetta" stamane ELLEKAPPA su Repubblica, stanno cremando l'Italia ma perché, a fatica e a chissà quali prezzi , stiamo forse iniziando ad invertire la rotta. ELLEKAPPA é la vignettista che apprezzo di più: ironica, caustica, affilata come una lama di Toledo, irriverente, libera, ha interpretato come meglio non si sarebbe potuto i tempi e i segni dei tempi in questi anni.
Oggi due notizie antitetiche ed antinonime:
- in Sardegna chiude il BILLIONAIRE, il locale che faceva capo a Briatore e alla Santanchè, due che a Cuneo non ci hanno fatto il militare - come avrebbe detto Totò - ma ci sono proprio nati. Briatore, sapete, è quel geometra, di Cuneo appunto, che ha fatto soldi in abbondanza - almeno così pare - facendo il direttore sportivo della Renault in formula uno. Quello che ha chiamato il figlio NATAN FALCO (ma che male ha fatto il povero bimbo per dover cominciare la vita con un simile fardello), quello che ha sposato Elisabetta Gregoraci, gran bella donna, non c' è dubbio, ma con un background non precisamente bostoniano, la quale intervistata ed invitata ad esprimere una opinione sulla crisi economica che aveva già invaso il Paese, affermava - il bimbo aveva pochi mesi -"mio figlio non ha certo il problema di arrivare a fine mese" Anche il figlio di Concettina Imposimato - da Atripalda, Avellino, noto archetipo del sottoproletariato sudista - per la verità il problema non ce l'ha; tuttalpiù ce l'hanno la madre e il padre.
E la Santanchè, quella sobria signora anche lei di Cuneo che a suo tempo affermò perentoriamente: " Io a Silvio non gliela darò mai" e che poi è finita con Sallusti, quella signora che imperversa in ogni salotto televisivo, con qualche eccesso di decibel per la verità.
Quei due che erano diventati soci perché in perfetta sintonia nelle priorità da dare ai valori della vita (insomma se guadagnate meno di 5 milioni di euro l'anno siete dei falliti), e che avevano fatto del Billionaire il punto di riferimento di un "generone" che considerava con rispetto ed ammirazione evasori fiscali, quelli capaci di fregare gli altri, insomma quelli che con una sintesi sublime sono stati chiamati "i furbetti del quartierino" Come mi manca Ricucci, perché uno che sintetizza tutta l'umana commedia (toh, si rivede Balzac) in una espressione come quella sopra riportata e che ha inoltre coniato un altro capolavoro "quelli vogliono fare i froci con il culo degli altri", uno così, dico, è una risorsa per il Paese.
Il Billionnaire, dicevo, chiude mestamente per un motivo molto semplice: non ha clienti.
Del resto Lele Mora è in galera, Silvio ha perso smalto, Emilio (Fede) lo hanno liquidato in malo modo, Fabrizio Corona gira al largo, un mondo è mestamente finito.
Chiariamo: uno non ho niente in contrario al mare di Sardegna nè ho particolari invidie nei confronti di chi ha successo economico. Basta che la ricchezza sia prodotta creando ricchezza reale , che venga onorato il dovere fiscale, che non vengano lesi i diritti di chi contribuisce a crearla, quella ricchezza.
Mentre il Billionaire chiude, a Bologna, oggi, su iniziativa del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e diretto da Ezio Mauro si è aperta una quattro giorni che Mauro e Scalfari hanno voluto chiamare "La Repubblica delle idee". Ezio Mauro ha titolato l'editoriale con il quale presenta l'iniziativa "La speranza oltre la crisi". Sarà una quattro giorni in cui si parlerà di idee per riprogettare il futuro del Paese, per cercare il fondamento di una nuova speranza - come scrive Mauro - per trovare le basi della "palingenesi" (palin= nuova genesi= nascita), della rinascita di cui il Paese ha urgente bisogno per evitare il declino. Repubblica ha rappresentato in questi 35 anni( il primo numero è del 1976) uno spazio democratico dove è stato sempre coltivato quel pensiero lib/lab che coniuga libertà formali e libertà sostanziali e che rappresenta la sintesi di quanto di meglio il pensiero politico abbia elaborato nella storia di questo pianeta. La quattro giorni troverà culmine e cuore nel confronto che Scalfari e Mauro, anche a nome di noi lettori, avranno con il Premier Mario Monti sabato.
Non è un caso che l'evento abbia luogo a Bologna, la città che più di ogni altra è stata un crogiolo di idee, dove il confronto tra cattolicesimo liberale e pensiero socialista e pensiero laico trova da sempre humus fertile per generare frutti fecondi, la città che, a mio avviso rappresenta quanto di meglio questo Paese sa esprimere.
Chi scrive deve molto a "Repubblica" e a "Bologna"ed è con emozione particolare che ha scritto ciò che avete letto.
Dalle Terrazze di Cunardo Giovedì 14 Giugno 2012 ore 23,55
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venerdì 15 giugno 2012
sabato 5 settembre 2009
IL MIO RAPPORTO CON "REPUBBLICA"
In questi giorni l'attacco a Repubblica è nel pieno della sua virulenza ed il quotidiano fondato da Eugenio Scafari appare sempre più come una cittadella assediata e come uno dei pochissimi baluardi a difesa del pluralismo dell'informazione, pluralismo che è il sale di ogni democrazia. Leggo Repubblica dal primo numero e mi sono sempre riconosciuto nella linea editoriale di Scalfari e di Mauro che ho identificato in quei valori chiamiamoli laico-progressisti nei quali mi riconosco. Ho grande stima di Scalfari, di Mauro, di Giannini e di gran parte dei giornalisti del quotidiano i quali hanno in primis un grande merito: scrivono in un italiano chiaro, non arzigogolato, secco, comprensibile, con uno stile che va dritto al cuore dei problemi. Riconosco altresì al giornale il merito di aver allargato gli orizzonti di noi lettori: l'attenzione ai temi filofofici, etici, scientifici che emerge dalle pagine che un tempo si sarebbero dette culturali ha costituito e costituisce occasione di riflessione, approfondimento, ampliamento delle conoscenze di ciascuno. Il tutto in uno stile molto meno paludato di quello del Corriere, che pure apprezzo.
Certo a Repubblica non sono viole mammole, spesso la linea ha prevalso su una netta distinzione tra i fatti ed il giudizio sugli stessi, il quotidiano ha assunto talvolta le caratteristiche di un superpartito, ma il giornale è sempre stato una voce viva e vivace allll'interno del panorama politico e culturale del paese. Certo è un giornale per "fighetti", per un pubblico che si ritiene, a ragione o a torto, elitario e in quanto tale minoritario tanto è vero che il paese va da tutt'altra parte. Questo il limtite più grande di "Repubblica", ma guai a chi si azzarda a toccarmela o a togliermela: posso rinunciare a tutto ma non al piacere sottile di inziare la giornata con un editoriale di Scalfari, una inchiesta di D'Avanzo, una lucida analisisi di Giannini. Al direttore Mauro tutta la mia solidarietà. Sappia che non è solo e che buona parte del Paese non ne può del regime che si è affermato al potere e che conculca ogni giorno i principi sui quali si fonda una moderna democrazia. Quando la nottata sarà passata ed il sonno della ragione dileguato, anche altri vi riconosceranno il merito storico di aver contribuito in maniera rilevante a salvare questa povera italietta, perennemente oscillante tra pulsioni latinoamericane e la tensione verso forme di convivenza più civili e più avanzate
Certo a Repubblica non sono viole mammole, spesso la linea ha prevalso su una netta distinzione tra i fatti ed il giudizio sugli stessi, il quotidiano ha assunto talvolta le caratteristiche di un superpartito, ma il giornale è sempre stato una voce viva e vivace allll'interno del panorama politico e culturale del paese. Certo è un giornale per "fighetti", per un pubblico che si ritiene, a ragione o a torto, elitario e in quanto tale minoritario tanto è vero che il paese va da tutt'altra parte. Questo il limtite più grande di "Repubblica", ma guai a chi si azzarda a toccarmela o a togliermela: posso rinunciare a tutto ma non al piacere sottile di inziare la giornata con un editoriale di Scalfari, una inchiesta di D'Avanzo, una lucida analisisi di Giannini. Al direttore Mauro tutta la mia solidarietà. Sappia che non è solo e che buona parte del Paese non ne può del regime che si è affermato al potere e che conculca ogni giorno i principi sui quali si fonda una moderna democrazia. Quando la nottata sarà passata ed il sonno della ragione dileguato, anche altri vi riconosceranno il merito storico di aver contribuito in maniera rilevante a salvare questa povera italietta, perennemente oscillante tra pulsioni latinoamericane e la tensione verso forme di convivenza più civili e più avanzate
sabato 25 aprile 2009
XXV APRILE 1945 - XXV APRILE 2009
Oggi 25 Aprile giornata del silenzio e del ricordo di coloro che si sono sacrificati, in molti casi offrendo la vita, per restituire al Paese libertà, democrazia, dignità.
Il 25 Aprile è di tutti nel senso che tutti gli italiani debbono ritrovarsi e riconoscersi in quei valori così ben travasati, poi, nella nostra Costituzione repubblicana. Ma non è di coloro che non riconoscono che l'Italia repubblicana è nata dai valori della resistenza, dell'antifascismo, della democrazia. Le ferite vanno chiuse ma la verità storica non può essere manipolata nè strumentalizzata. E bene ha fatto il Presidente Napolitano a ricordarlo con forza e in più occasioni, in questi giorni
Il 25 Aprile è di tutti nel senso che tutti gli italiani debbono ritrovarsi e riconoscersi in quei valori così ben travasati, poi, nella nostra Costituzione repubblicana. Ma non è di coloro che non riconoscono che l'Italia repubblicana è nata dai valori della resistenza, dell'antifascismo, della democrazia. Le ferite vanno chiuse ma la verità storica non può essere manipolata nè strumentalizzata. E bene ha fatto il Presidente Napolitano a ricordarlo con forza e in più occasioni, in questi giorni
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