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venerdì 20 settembre 2013

GUARDIE E LADRI

Mi piace pensare che, ai tempi in cui l'Italia era più povera e più semplice, anche i ruoli fossero fossero chiari e semplici da decifrare: chi faceva il ladro faceva il ladro e chi faceva la guardia faceva la guardia. La guardia cercava di agguantare il ladro e il ladro cercava di non farsi prendere dalla guardia.
Adesso è tutto più complicato: Equitalia, ad esempio, cosa dovrebbe fare? Recuperare i soldi sottratti al fisco da persone fisiche e giuridiche. Ed invece cosa fa? Mostra una notevole propensione a fare degli sconti a nome dello Stato a fronte di "mazzette"(in Francia le chiamano "Pot de vin") incassate dai suoi funzionari.
Stiamo leggendo tutti le notizie in merito alle perquisizioni da parte della Guardia di Finanza di sedi di Equitalia. Ormai siamo al paradosso che i ladri cacciano i ladri e le guardie sembrano un genere ormai estinto. Beppe Grillo fu "cacciato" dalla televisione per aver detto una battuta a commento di una foltissima delegazione del PSI - Partito Socialista italiano, in Cina pagata con i soldi di tutti noi " Se qui sono tutti socialisti - commentò il non ancora cinque stelle - ...........noi, a chi rubiamo" Sintesi di un pensiero che sarebbe piaciuto a Monsieur de la Palisse.
Io continuo a pensare che il problema non è se il deficit sul PIL rimane nel 3% o si posiziona al 3,1%. Il problema è sempre a monte(espressione cara agli studenti che si sono trovati a fare gli studenti nel'68) ed è sempre quello.

lunedì 28 gennaio 2013

JONATHAN SWIFT - I VIAGGI DI GULLIVER - LA QUESTIONE MORALE

Ogni giorno i mass media portano alla nostra attenzione episodi di mal governo, di appropriazione e utilizzo privato del patrimonio collettivo, di comportamenti "contra legem" da parte della classe politica ormai talmente ripetitivi che i cittadini da un lato vedono salire il disgusto in loro ma, al contempo, si sentono sempre più impotenti e smarriti, anche perché tutti i tentativi finora fatti di trovare alternative al sistema dei partiti così come attualmente organizzati  si sono rivelati del tutto insoddisfacenti. Anche il governo tecnico, che nella prima parte del suo mandato aveva dimostrato  di poter rappresentare un modo diverso di gestire la cosa pubblica, nei mesi successivi si è come involuto                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           e ha dato la sensazione di aver perso la consapevolezza del senso del mandato conferitogli.
La questione morale è tornata ad essere percepita come centrale per il futuro del Paese da parte di larghi strati di cittadini.
Il quadro così delineato e che trova concordi molti mi ha fatto fare un collegamento con un passaggio dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift che ricordavo solo a grandi linee. Ho rintracciato il testo - Google fa miracoli - che si è confermato strumento prezioso per interpretare le necessità dei tempi oggi come all'epoca in cui Swift scriveva (1726). Vi riporto integralmente il passaggio lasciandolo alla vostra valutazione:
"Onestà più che altezza di ingegno viene richiesta per ottenere le cariche; poiché si pensa che, essendo necessario al genere umano un governo, la provvidenza non può aver fatto dell'amministrazione dei pubblici affari una scienza misteriosa ed oscura, da affidarsi solo a spiriti singolari e sublimi, come se ne trovano si e no un paio in un secolo; ma essi credono (siamo nel Paese di Lilliput) invece che la lealtà, la giustizia, la moderazione e simili virtù siano alla portata di tutti e chi le possiede possa, con un po' di buon senso e di pratica , rendere i maggiori servigi al proprio Paese. Invece la mancanza di virtù morali non può, secondo essi, venir compensata da nessuna superiorità intellettuale; anzi chi possedesse quest'ultima senza avere buoni costumi e onesta fede diventerebbe assai più pericoloso, come pubblico funzionario, d'un uomo perbene anche se indotto e di mediocre levatura; poiché gli errori d'un uomo onesto non possono portare mai tanto nocumento quanto le tenebrose trame di un ministro scellerato che troverebbe nella propria intelligenza i mezzi necessari per fare il male impunemente"                                                                       
A me sembra che le parole di Swift, a distanza di poco meno  di tre secoli, siano pienamente condivisibili. Condivido il giudizio con il mio amico Mario Brambilla Pisoni

sabato 6 ottobre 2012

IL FORTE RICHIAMO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ALLA QUESTIONE MORALE

Il Presidente della Repubblica ieri in un discorso ad Assisi ha fatto un forte richiamo alla questione morale come centrale per il futuro del Paese ammonendo e richiamando "la politica" ad  un immediato ritorno a comportamenti etici nell'attività di governo, sia in quella di governo nazionale che di amministrazione di enti territoriali periferici.
Ho apprezzato in modo particolare l'intervento in quanto il Presidente ha detto, molto più autorevolmente di quanto  non possa farlo io, quanto sto ripetendo in tutte le salse ed in ogni momento  nei miei articoli fin da quando questo blog è nato. Nessun intervento può essere efficace, nessun salvatore della patria può giungere a risolvere i problemi del Paese se chi governa non ha bene in mente e si comporta di conseguenza che "politica" significa "governa della polis per il bene della polis."
Al riguardo mi permetto una sola autocitazione. Nella prefazione al mio libro "Sulla crisi e dintorni"scritta e pubblicata nel Gennaio 2011 scrivevo:"Io, in sintesi,rimango fortemente pessimista anche perché ritengo la questione morale centrale per il futuro del nostro Paese; non mi pare, invece, che sia tra le priorità delle forze politiche presenti in Parlamento".
Nel primo post inserito nel libro, scritto il 3 Marzo 2009, scrivevo:
"La crisi ha poche semplici cause:
...............la totale mancanza di eticità nei comportamenti dei gruppi dirigenti delle Istituzioni finanziarie (in primis banche ed assicurazioni) non solo degli Stati Uniti  ma di tutta la comunità finanziaria internazionale"
In un altro passaggio del medesimo articolo scrivevo: "La crisi, scoppiata negli USA e propagatasi rapidamente in tutto il mondo perché già tutte le economie mondiali erano infettate, è partita come crisi finanziaria, che ha distrutto risparmi, e si è rapidamente trasformata in crisi industriale che ha distrutto, sta distruggendo, distruggerà, LAVORO e posti di lavoro. Come se ne esce: semplicemente eliminando tutte le cause enumerate nei punti precedenti. E' necessario ritornare a comportamenti eticamente corretti, comportamenti monitorati in continuazione da organismi di controllo a vari livelli che debbono sanzionare rapidamente e duramente le anomalie."
Non credo di avere la palla di vetro: sono sufficienti quelle che io chiamo le tre B: buona fede, buon senso e buona conoscenza delle problematiche

domenica 3 giugno 2012

MARCO TULLIO CICERONE - LE VERRINE

Il permesso di ieri mi deve aver fatto proprio bene perchè stamattina mi sono svegliato alle 6,45, cosa che non capita praticamente mai. Approfittando del fatto che i miei due compagni di stanza dormivano, ho fatto con calma quelle che Francesco Guccini definirebbe "le piccole e grandi abluzioni del mattino" e quindi sono uscito nel corridoio dove ho dato e ricevuto il buongiorno di Mihail, l'infermiere professionale rumeno, e di Anna, la signora moldava occupata come personale di supporto. Abbiamo parlato del più e del meno ed Anna mi ha chiesto un giudizio sulla partita di calcio Russia- Italia. Ho risposto che non mi occupo di calcio visto che è un ambiente corrotto espressione di un Paese corrotto. "Certo - le ho detto- voi due venite da Paesi che non sono mica messi meglio!"
Risposta :"i nostri governanti dovrebbero essere passati a mitraglia perchè, mentre il popolo soffre la fame, loro si arricchiscono alle spalle di tutta la nazione".
" Allora- ho ripreso- vi leggo questo scritto che fa proprio al caso nostro!"
" Ognuno afferrava quello che poteva, strappava, rubava. Tutto si divise in parti e quelli dilaniavano lo Stato che stava tra loro. Lo Stato veniva governato dall'arbitrio di pochi. Avevano in mano il tesoro, le province, le cariche, le glorie e i trionfi. Gli altri cittadini erano oppressi dalla povertà, oberati dal servizio nelle legioni. I capi spartivano le prede con pochi, mentre le persone venivano cacciate dalle loro terre se, per disgrazia, queste erano desiderate da un potente vicino."
A chi si deve attribuire questo scritto? A Beppe Grillo? No, sono frasi delle "Historie" di Sallustio, scritte nel I sec. a.C., riportate nella prefazione di Gian Antonio Stella - quello che ha scritto LA CASTA , tanto per capirci - alle " Verrine" di Ccerone, pubblicate  questa settimana dal "Corriere della sera".
Il senatore Verre fu  per tre anni ,dal 73 al 70 a.C. pretore di Roma in  Sicilia e approfittò del suo incarico per arraffare tutto quello che poteva. Protetto da Silla, infatti, riteneva di tutto potere e di godere di assoluta impunità. E pensare che in precedenza era stato inviato in Asia dove anche lì ne aveva fatte di tutti i colori! Accusato da Cicerone nelle famose Verrine, dovette andare in esilio e nel 43 fu proscritto da Antonio.
Sembra un fatto dei nostri giorni; evidentemente è una costante del nostro dna..
Terminati questi discorsi, ho fatto  il mio solito giro mattutino per sciorgliermi e al rientro in camera li trovo entrambi intenti ad accudire ai miei due compagni di stanza che hanno bisogno di essere assistiti in tutto e sottolineo tutto. Intelligenti pauca, dicevano i latini. Parlavano tra di loro in una lingua che non ero sicuo di aver individuato." In che lingua parlavate?"
" In rumeno,- mi risponde lei- perchè Mihail con il russo non se la cava molto bene".
E allora  ho davanti a me una signora gradevole di circa 45 anni che parla russo come lingua madre, parla benissimo il rumeno - me lo conferma Mihail - parla benissimo l'italiano - ve lo dico io - e sembra che se la cavi discretamente con il francese e con l'inglese. Ed è qui da noi ad accudire, espressione eufemistica, i nostri anziani.. Non dovrebbe essere motivo di riflessione? Per me lo è e lo sottopongo al Vostro giudizio ed alle vostre valutazioni.
Dalla terrazza di via Fagnano 27 Busto Arzio Domenica 3 Giugno 2012 ore 14,15

giovedì 31 maggio 2012

MASSIMO PONZELLINI

Oggi dedico il post al Dr. Massimo Ponzellini di cui è stato disposto due giorni fa l'arresto con le accuse di associazione a delinquere e corruzione. Il "caso" Ponzellini è secondo me emblematico dello stato di "notte dell'etica" che caratterizza il nostro Paese in questi bui anni di inizio millennio.
Una premessa e la spiegazione.
La premessa: non mi hanno meravigliato più di tanto i provvedimenti presi dai giudici milanesi. Ponzellini è uno dei banchieri più conosciuti del nostro Paese e da tempo lo avevo visto  allontanarsi dai sentieri virtuosi dei primi anni della sua carriera per imboccarne altri pieni di insidie e di pericoli.
La spiegazione:   Traccerò la biografia di  Massimo Ponzellini per poi  enunciare il mio pensiero al riguardo. Il nostro nasce nel 1950 a Bologna: è figlio di Giulio Ponzellini, Cavaliere del Lavoro e imprenditore di successo che è stato  per anni e anni nel consiglio superiore della Banca d'Italia e di una Castelli, nota famiglia di imprenditori del settore mobili per ufficio. Nato bene e nato ricco si è sposato meglio, come lui stesso amava prendersi in giro, visto che sua moglie è Maria Segafredo dell'omonima azienda produttrice e distributrice di caffè . Ottimi studi, ottima testa, ottime entrature, si laurea a Bologna e diventa assistente di Romano Prodi. (lo avrei fatto volentieri io). E' tra i fondatori di Nomisma di cui nel 1981 diviene direttore generale. Prodi se lo porta all'IRI dove rimane dal 1983 al 1990 in ruoli di vertice. Intraprende quindi una carriera internazionale partecipando alla costituzione della BERS della quale è direttore. Nel 1994 entra in BEI (Banca Europea degli Investimenti), l'istituzione bancaria più prestigiosa dell'Unione Europea, come Vice-President e Amministratore Delegato e vi rimane fino al 2003.
Fin qui nulla da eccepire, skill di assoluto primordine, lingue parlate perfettamente, carisma che gli deriva dalle sue origini borghesi, dalla ricchezza sua e della sua famiglia originaria ed acquisita, dalla indubbia preparazione, dal prestigio degli incarichi ricoperti e non ultimo dalla.........sua altezza (Ponzellini è altissimo). Io lo incrociai un paio di volte nel corso di convegni del periodo in cui lavorava in BEI
A questo punto qualcosa si guasta, o forse si era guastato prima, non lo so.
Si avvicina sempre di più alla politica, lui che fino ad allora era stato molto ecumenico e pluripartisan. Si avvicina alla Lega, in particolare a Giorgetti, e a Tremonti; Bossi con il suo solito "esprit de finesse" ha detto di lui in anni più recenti: ce lo abbiamo messo noi in BPM.
Perchè, e qui arriviamo ai nostri giorni, dopo aver coperto la carica di Presidente di Impregilo, indicato da Marcellino Gavio (mamma mia), da Ligresti (mamma mia tre volte) e da Benetton (mia madre mi diceva sempre: se frequenti cattive compagnie, poi diventi come loro),nel 2009 diventa Presidente di Banca Popolare di Milano, sembra per una convergenza di interessi - così scrive il quotidiano "La Repubblica"- tra Tremonti  (mamma mia 5 volte) e Geronzi (mamma mia 5 alla enne volte)
Alla BPM cosa fa il Ponzellini; premesso che in BPM i voti in assemblea vengono calcolati per "capita"e non per numero di azioni possedute, "governance" che hanno studiato anche nel Botswana e nel Burundi senza riuscire ad arrivare a tanto e che in BPM sono i sindacati interni (si fanno chiamare "amici della BPM") a fare il bello ed il cattivo tempo in materia di carriere, promozioni, emolumenti e quant'altro, lui lascia al sindacato tutto questo vasto campo d'azione, ed in contropartita ottiene carta bianca in materia di fidi e di operazioni "border line", in pratica fa una banca nella banca (come Monsignor de Bonis  nello IOR ai tempi di Marcinkus), ben coadiuvato dal Direttore generale Chiesa dando fidi e appoggio a personaggi come Francesco Corallo, finora incensurato e da ieri latitante, nato a Catania (.......azz; glielo dico sempre a mia moglie..............possibile che i siciliani ci sono sempre e dappertutto in queste vicende?) nel 1960. Il Francesco Corallo ha un padre un po' ingombrante, Gaetano, un tempo vicino ai Santapaoloa ed ora ritiratosi dagli affari, e si occupa di "gioco d'azzardo" legale (sapete quelle macchinette che si trovano ormai in tutti i bar e quelle sale gioco anche esse parecchio diffuse) facendo a lui capo una società che controlla il 30% del mercato italiano. Politicamente il Corallo è vicino al PDL sottoarea Alleanza Nazionale(Fini e Laboccetta) ma va d'accordo con tutti gli appartenenti all'area.
E l'Atlantis (la società di Corallo che gestisce il "bussiness") riceve  dalla BPM un finanziamento di 148 milioni di euro (sono tanti, credete a me)  pur essendoci parecchie zone d'ombra nella sua attività, in primis la compagine sociale estero vestita e per il disturbo Ponzellini si fa versare un milione di euro accompagnati dalla promessa di  altri 3,5 milioni  di sterline, 100.000 al mese)
Inoltre Ponzellini, che si avvale della stretta collaborazione di un consulente di fiducia della BPM, Antonio Cannalire (un nome, un programma), tiene buoni contatti con Marco Milanese ex chiacchierato braccio destro di Tremonti, e con esponenti di spicco del mondo politico che spesso sollecitano afffidamenti diciamo un po' spinti in favore di iniziative economiche amiche: Ignazio Larussa (quello che parla benissimo inglese, tanto per capirci), Paolo Romani, ex ministro dello sviluppo economico nel governo  Berlusconi, Marco Dell'Utri, figlio di Marcello (toh chi si rivede) Paolo Berlusconi, che ha sempre avuto bisogno dell'aiutino, per non parlare di Ligresti (sempre in mezzo questi qua) e, dulcis in fundo , la Daniela Santanchè, che è una imprenditrice di successo e.............vuoi negare un fido alla sua "Visibilia"(anche qui un nome un programma)
Conseguenza di tutto: da due giorni Ponzellini è ai domiciliari (poteva andargli peggio)con un pesante carico di accuse
Morale della favola, secundum Pirani:
Se anche uno come Ponzellini, nato ricco, sposato ricchissimo, che guadagna un sacco di soldi, non resiste alla tentazione della "mazzetta" (anche quelle grosse si chiamano così) e delle frequentazioni pericolose, a chi dobbiamo chiedere comportamenti etici in questo Paese: alle casalinghe di Voghera? Che pena infliggere a Ponzellini: non spetta a me indicarla, spetta alla magistratura. Da parte mia mi limiterò a fare una telefonata a Saint-Just che mi sta sempre più simpatico e che è morto, diciamo così, giovane. La telefonata, per chi non lo avesse capito, è virtuale
Dalle terrazze di Cunardo 31 Maggio 2012 ore 5,30 (mi sono appena svegliato, l'ho scritto ieri sera)

mercoledì 28 settembre 2011

LA QUESTIONE MORALE

Il Cardinal Bagnasco, Presidente della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, ha fatto recentissimamente, come noto, dichiarazioni pesantissime stigmatizzando il comportamento del premier, pur senza mai citarlo direttamente  e segnando di fatto una rottura secca tra gerarchie e governo.
Ha anche detto, tra l'altro, che " La questione morale non è una invenzione mediatica.Ci sono comportamenti licenziosi che ammorbano l'aria. Serve purificare l'aria"
E così anche le gerarchie hanno preso le distanze; era ora, osservo io, e comunque, a mio avviso, troppo tardi. Troppo facile farlo ora. Gli uomini ispirati da Dio dovrebbero aver chiari per tempo i percorsi. Prendere le distnaze ora li fa  assomigliare più che a uomini ispirati da Dio a cinici uomini di potere ispirati da Mammona.
Fatta questa premessa, mi fa piacere che "la questione morale" ritorni ad essere posta al centro di tutto. Sostengo da tempo, e lo scrivo, che la questione morale è la madre di tutte le questioni, che nessuna misura in campo economico può raggiungere alcun obbiettivo se non accompagnata da un ritorno a principi e comportamenti eticamente corretti
E' anche la tesi di fondo del mio libro "Sulla crisi e dintorni" che ho pubblicato in Gennaio, come ho avuto modo di chiarire nella Prefazione che ho fatto al libro stesso.
Non è moralismo, ma ritengo che il "contratto sociale" che ci lega come nazione e come Stato esige che vengano fissate delle regole e, soprattutto, che le si rispetti. E la prima regola è il rispetto delle regole, altrimenti tutto si scompone in anarchia dove il più forte azzanna il meno forte o più piccolo e dove si ritorna ad una brutale legge della giungla.
Mi fa piacere questo ritorno alla centralità dell'etica.
Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me scrisse qualcuno oltre due secoli fa.
Principio valido ora più che mai

martedì 26 luglio 2011

LA QUESTIONE MORALE E IL PARTITO DEMOCRATICO

Chi segue il mio blog ormai sa di me  parecchie cose. Ne voglio sottolineare due:
a) che ritengo la questione morale la questione centrale per il futuro del Paese
b) che mi riconosco nelle posizioni del Partito Democratico al cui circolo di Busto Arsizio sono iscritto facendo anche parte della segreteria cittadina.
Sto seguedo con particolare attenzione, qui dal mare del golfo di Noto, le vicende che vedono coinvolti vari esponenti del PD e ritengo deveroso esprimere le mie valutazioni in merito. Potrei fare il furbo, glissare sull'argomento, ho la scusante di essere in vacanza, questo é vero, ma siccome "furbo" non sono mai stato, non vedo perché dovrei cominciare ad esserlo adesso.
In primis torno a precisare perchè mi riconosco nelle posizioni del PD. Ho ritenuto e continuo a ritenere che il PD sia il miglior contenitore politico di tutte le forze progressiste del Paese. L' essere progressisti a mio avviso significa una cosa sola in un Paese occidentale nel 2011. Preso atto che una società fondata sull'economia di mercato e sulla tutela delle libertà democratiche è quanto di meno peggio l'umanità abbia finora elaborato come schema di convivenza civile, essere progressisti significa proporre un modello di società le cui linee portanti siano principi di solidarietà, di attenzione ai più disagiati, di tutele di uno stato sociale forte in un contesto di libera iniziativa economica che lo Stato deve favorire e promuover e che consentano di dar vita ad una società equilibrata ed equa. Considerato che le risorse sono comunque limitate, quanto precede richiede in chi amministra la cosa pubblica sobrietà personale e gestione onesta, trasparente e al di sopra di ogni sospetto delle risorse.
Conseguenza di tutto ciò é che un partito che si ispira ai principi sopra enunciati non può essere coinvolto in episodi di corruzione o di gestione della cosa pubblica per fini di interesse personale.Utopia e ingenuità, le mie? Può darsi. Un singolo episodio può capitare e deve essere subito sanzionato. Più episodi, in parti diverse del Paese e in circostanze divese, lasciano intendere che comportamenti censurabili siano sistemici. In questi giorni il partito é coinvolto principalmente in tre episodi:
a) il caso Penati, il più eclatante per le cifre in gioco e per i ruoli che Penati ha coperto, ultimo quello di capo della segreteria di Bersani. Penati é accusato di corruzione in relazione alla riconversione delle aree ex Acciaierie Falck di Sesto San Giovanni
b) il caso Tedesco, il senatore pugliese accusato di corruzione nella gestione della sanità in Puglia e per il quale la settimana scorsa il senato ha negato l'autorizzazione all'arresto
c) il caso Drocchi  accusato di corruzione in Liguria.
Lombardia, Puglia, Liguria.
Ho apprezzato che Penati abbia immediatamente rassegnato le proprie dimissioni dagli incarichi di partito, come lo scorso anno l'ex sindaco di Bologna Del Bono si dimise per episodi che in casa PDL sarebbero stati
giudicati normale prassi operativa, ma questo non basta.
Dimettersi quando si é stati colti con le mani nella marmellata é gesto doveroso che però non attenua di un iota le responsabilità. E se é vero che é sempre valida la presunzione di innocenza, a pelle ci si accorge se le  accuse hanno fondamento o no.
Continuerò a seguire con la massima attenzione lo stato delle cose e poi valuterò il da farsi.
Gli unici vantaggi della mia età sono il poter scegliere e non subire i compagni di viaggio e l'assoluta libertà di giudizio e di comportamento, Io conto poco nel partito ma conto molto per me stesso e per chi mi apprezza, non ultimi i lettori quotidiani di questo blog.
Ritornerò spesso sull'argomento nelle prossime settimane. Mi auguro che i commenti siano numerosi ed articolati.

giovedì 21 luglio 2011

A BUSTO LEGA E PDL FANNO IL PIENO

A Busto stanno avvenendo cose che danno la misura di come é gestita la città dalle forze che hanno vinto le elezioni ammministrative di maggio.
Vediamo:
a) con delibera di giunta del 27 Giugno (prima dell'insediamento del consiglio comunale) sono state concesse erogazioni di notevole importo (dai 15.000 a 20.000 euro ciascuno, riferiscono  fonti di stampa) a 5 dirigenti comunali mentre al resto del personale vengono richiesti sacrifici. Finalità delle erogazioni? Non si capisce bene. La mia interpretazione è che servano a tenerseli buoni favorendo sinergie tra componente politica e componente tecnica nell'esclusivo interesse dei cittadini bustocchi
b) sono stati nominati i presidenti di commissioni consiliari. La maggioranza ha fatto il pieno e non ha concesso alle opposizioni alcuna presidenza venendo meno ad una prassi in vigore in tutte le democrazie occidentali nelle quali il conntrollo democratico dell'operato delle amministrazioni é riconosciuto comunemente alle opposizioni.
c) per la individuazione dei componenti dei consigli di amministrazione delle partecipate, in particolare di Agesp servizi, Manifattura Cittadina ha preso l'iniziativa - ad evitare che la maggioranza occupasse arbitrariamente tutte le posizioni - di sollecitare i cittadini che fossero stati interessati a proporsi per il ruolo ad inviare il loro curriculum al sito di Manifattura che poi li avrebbe fatti giungere all'ufficio protocollo del comune. Sembra che siano giunti 13 curricula
La sensazione che se ne ha é che la fame spartitoria dei due maggiori partiti (Lega e PDL) non conosca più limiti e non cerchi più nemmeno di nascondere la reale natura dello scontro (potere, controllo delle finanze del comune, controllo degli appalti, ambizioni personali)
L'opposizione può fare poco in questo contesto ma una cosa la può fare,a mio avviso.
Se ravvedesse nell'operato degli amministratori anomalie, cose poco corrette, comportamenti non in linea con le norme legislative, il percorso tra Palazzo Gilardoni e la procura della Repubblica può esssere fatto tranquillamente a piedi.

UNA OSSERVAZIONE PICCOLA PICCOLA, SEMPLICE SEMPLICE, BANALE BANALE

La concessione dell'autorizzazione all'arresto dell'onorevole Papa ha scatenato una serie di reazioni che si sostanziano in definitiva nel denunciare un attentato alla libertà dei deputati e dei senatori, un pericolo di "giacobinismo" che travolgerebbe le Istituzioni, una deriva dagli sbocchi imprevedibili. Il "Giornale", fondato da Montanelli ed ora finito nelle mani di Sallusti, ha titolato "Tremate, Tremate, le manette son tornate." Cicchitto ha fatto in aula un intervento veemente a difesa della funzione parlamentare, lo stesso Papa si é definito "prigioniero politico".
Io faccio una osservazione semplice semplice, banale banale
MA SE LA CLASSE POLITICA SMETTESSE DI COMMETTERE REATI, SE INTERPRETASSE IL SUO RUOLO - DEL RESTO BEN REMUNERATO - COME SERVIZIO ALLA POLIS E NON COME MEZZO PER ARRICCHIMENTI PERSONALI O DI PARTE POLITICA, SE GLI APPALTI PUBBLICI NON FOSSERO ACCOMPAGNATI DA MAZZETTE CHE FANNO LIEVITARE I COSTI E TURBANO IL TANTO ESALTATO MERCATO, SE AVESSIMO UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COME DEGASPERI E NON COME QUELLO ATTUALE CHE GRIDA CONTINUAMENTE AL COMPLOTTO, SE SCILIPOTI TORNASSE A FARE IL SUO LAVORO, NON SI RISOLVEREBBERO TUTTI I PROBLEMI? SE NON SI COMMETTESSERO REATI LA MAGISTRATURA NON AVREBBE OGGETTO PER PERSEGUITARE ALCUNO.
CI SIAMO MAI CHIESTI PERCHE' DE GASPERI, EINAUDI, ALMIRANTE, NENNI, TOGLIATTI, MERZAGORA, MALAGODI E TANTI ALTRI DELLA FASE INIZIALE DELLA NOSTRA STORIA REPUBBLICANA, NON SONO STATI MAI PERSEGUITI PER REATI DI CORRUZIONE E CONNESSI?
LA RISPOSTA E' SEMPLICE: PERCHE' NON LI COMMETTEVANO.

giovedì 10 febbraio 2011

ROBERTA DE MONTICELLI - LA QUESTIONE MORALE (LO SCETTICISMO ETICO)

Ieri sera il dolore alla cervicale mi tormentava per cui alle 9 sono andato a letto e ho dormito sei ore filate. Non mi capita mai, di andare a letto alle 9 e di dormire sei ore filate.
Svegliatomi alle tre ho fatto quelle che, con felice espressione, Guccini, grande uomo e grande emiliano  bolognomodenese, chiama "le abluzioni del mattino". Ho chiamato Morfeo due o tre volte: nessuna risposta. Ho cominciato di conseguenza ad aggirarmi per casa ed ho rintracciato un vecchio CD fatto uscire tanto tempo fa - rigorosamente senza accento sulla a - da Repubblica. L'America del rock, primo di dodici CD.
Ho messo le cuffie - alle tre, il rock - mi sono fatto una spremuta di tre arance tarocco che tengo in terrazza così le trovo belle fresche, ed ho fatto partire il CD. Alcuni titoli: Elvis Presley: Jailhouse rock . Gene Vincent:Be-pop-a-lula. Little Richard: Tutti frutti. Little Richard:Lucille.Paul Anka: Diana Chubby Checker: Let's twist again. Neil Sedaka : Oh Carol e ........The Platters:Only You e Smoke gets in You Eyes.
Come era verde la mia valle, ho pensato con un pizzico di nostalgia. Ma forse non era così verde. Mah!!
L'effetto delle arance tarocco ( che devono essere rigorosamente della piana di Catania: Scordia, Palagonia, Adrano, Milena anche in questo docet) e del CD ha fatto si che abbia rinunciato a rintracciare Morfeo e abbia ripreso in mano il libro della De Monticelli. Secondo blocco: Lo scetticismo etico.
Mica così facile la lettura tanto è vero che dal rock sono passato ad un più tranquillo PACHELBEL, un compositore tedesco di musica per organo della seconda metà del seicento cui Bach deve molto. Comunque la Prof. parte con una affermazione che condivido pienamente: la modernità qui in occidente si afferma con la graduale erosione del fondamento tradizionalistico e religioso dei costumi a vantaggio della coscienza personale, una progressiva evanescenza dell'ordine ontologico della vita sociale a vantaggio della libertà personale. Tutto questo si traduce in una progressiva estensione dell'ambito delle opzioni soggette alla "scelta" e alla "responsabilità" degli individui e alla giurisdizione della ragione. E qui la De Monticelli introduce un concetto interessante: la razionalizzazione intesa come già la intendeva Socrate; abitudine a chiedere e a chiedersi il perchè delle cose, un metodo più che uno strumento, e come disponibilità a rendere ragione e cercare giustificazione per qualsiasi presa di posizione o giudizio o convinzione propri.  Percorso intellettuale che trova nel pensiero illumiminista  di metà settecento
il suo centro ma che a me sembra opportuno far risalire al pensiero - un secolo prima - di Baruch Spinosa, con le riflessioni  del quale comincia secondo me la modernità, senza dimenticare il contributo non marginale di quel monaco nolano ( non tutto è camorra, in Campania)  bruciato vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600 e che risponde al nome, per chi se lo fosse dimenticato, di GIORDANO BRUNO.
Percorso intellettuale che non si è affermato più di tanto nella formazione della ragion pratica, tanto è vero  che, secondo la De Monticelli - così interpreto - nel pensiero filosofico del 900 è prevalso un sostanziale scetticismo etico cioè la convinzione che non esista verità o falsità in materia di giudizio di valore e, di conseguenza, che non esista oggettività alcuna in materia di giudizio pratico vale a dire di giudizio sull'operato di persone, organismi collettivi. E chiarisce: per "pensiero pratico "( scontato da parte mia il riferimento al Kant della "Critica della ragion pratica") si debbono intendere le convinzioni ed i motivi che guidano l'agire delle persone, ma in particolare il pensiero che articola i giudizi di valore ed ispira la produzione di norme in campo morale, giuridico,  politico. Di conseguenza emerge la domanda: ci sono verità in questi campi o dobbiamo pensare che essi sono irrimediabilmente affidati all'arbitrio soggettivo , alla ricerca del potere, alla guerra tra soggetti per dominare le "coscienze" e la " Civitas" o no? In defintiva:  c'é una ragione pratica ? La risposta della De Monticelli mi sembra positiva se ha senso il titolo che ha voluto dare alla terza parte del libro: "Tornare  a respirare" ma l'atteggiamento maggioritario è quello dello scetticismo, afferma l'autrice.
Ma attenzione dico io: la critica allo scetticismo ed al relativismo non deve ricondurci a Ratzinger che fa risalire ad un ente superiore la verità. Altro è questa posizione, che io rispetto ma non condivido, altro è ricondurre ad una verità di ragione (e qui io mi riallaccio a Kant, a Voltaire e ai lumi).In sintesi altro è  vivere come se Dio esistesse, ultima frontiera della gerarchia per riaffermare l'egemonia ed evitare la dispersione del gregge,(anche Pascal l'aveva detto),  altro  è vivere in conformità di norme valide anche nel caso Dio non ci fosse( che è la mia posizione e mi sembra anche quella della De Monticelli.)
Vedremo con la lettura della terza parte, che ancora non ho fatto, le conclusioni alle quali giunge l'autrice.

lunedì 7 febbraio 2011

ROBERTA DE MONTICELLI - LA QUESTIONE MORALE

Nel mio post del 23 Gennaio facevo riferimento al libro scritto dalla professoressa De Monticelli e presentato alla trasmissione "Che tempo che fa" - fa rigorosamente senza accento - condotta da Fabio Fazio. Dicevo anche che lo avrei acquistato. L'ho acquistato e lo sto leggendo.
Il libro è scritto con linguaggio chiaro e comprensibile anche da chi, come me, ha competenze filosofiche limitate ed è diviso in tre blocchi: " Male nostrum" , " Lo scetticismo etico", " Tornare a respirare" .
   Sto leggendo il primo blocco nel quale, in sintesi , l'autrice si interroga e ci interroga sulla formazione del carattere nazionale di noi "italiani" e fa un interessante viaggio a ritroso  nel tempo  riconducendoci al Guicciardini che, nei suoi "Ricordi", delinea  le impalcature portanti del carattere nazionale. Mi limito a riportare un  paio di citazioni dal pensiero di Guicciardini: "Pregate Dio sempre di trovarvi dove si vince perchè vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna"( e qui il pensiero mi va al ministro per il turismo  Brambilla, detta anche........sotto l'autoreggente, niente) seguita da un altro ammonimento: "Sotto un tiranno è meglio essere amico insino a uno certo termine che partecipare degli ultimi intrinsechi suoi, perchè, così, sei uomo stimato e godi anche tu della sua grandezza e nella ruina sua puoi sperare di salvarti (questa massima sembra fatta apposta per Scajola, Pisanu, Tremonti)
C'è poi una terza citazione che  racchiude il tutto;" chi sta in corte de'principi e aspira a essere adoperato da loro stia quanto può loro innanzi agli occhi..........."( se non ti fai vedere e non appari.....perdi il treno) e, per finire, "nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello che tu vuoi che si creda perchè ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode   Indovinate a chi mi fa pensare il Giucciardini! Il quale ha scritto queste cose intorno al 1530, freschissime dopo cinque secoli.
E trecento anni dopo Guicciardini, un altro grande della letteratura italiana, il mio conterraneo Giacomo Leopardi, che nel 1824 scrive il "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani" nel quale fa una riflessione sulla " incapacità del nostro popolo di completare il passaggio dell'italia alla modernità e degli italiani dalla condizione di sudditi a quella di cittadini e......".uscire dallo stato di minorità guadagnando l'età della ragione, l'età dell'autonomia morale e civile"(e qui il pensiero va a me stesso e al perchè abbia voluto identificare il mio blog come "blog di un cittadino ..............."..cinque volte cittadino e mai suddito)
Le osservazioni del Guicciardini e del Leopardi sono attualissime anche nel momento in cui scrivo perchè dobbiamo constatare ogni giorno che questo è il tratto distintivo del carattere nazionale: un misto di scetticismo e di cinismo, una visione che non va al di la della difesa del proprio "particulare", un approccio da sudditi e non da cittadini, una tempra morale piuttosto molle, un amor proprio spesso carente.
Se ne esce? Vediamo cosa ne pensa la professoressa De Monticelli nei blocchi successivi. Il fatto che il terzo si intitola "Tornare a respirare" mi fa pensare ad un cauto ottimismo da parte dell'autrice ma non so se il suo giudizio coincida con il mio. Vedremo nel prosieguo.