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giovedì 23 aprile 2015

MISSIONE INCOMPUTA di ROMANO PRODI

Ieri a Bologna Romano Prodi ha presentato il suo ultimo libro "Missione incompiuta". Chi c'era mi riferisce di una atmosfera piena di commozione e di un pubblico un po' avanti con gli anni.
Mi riprometto di acquistare il libro e di commentarlo. L'incompiuto era un progetto serio e lungimirante per assicurare al Paese democrazia, benessere, solidarietà in un contesto di economia di mercato temperata che guardasse anche ai più deboli. Tre erano i pilastri dello Stato sociale conquistati a fatica nel dopoguerra: assistenza sanitaria per tutti, scuola per tutti, sistema pensionistico che tutelasse con un minimo anche chi non aveva versato contributi. Se ci pensiamo bene si sta sgretolando tutto e non lo ha distrutto la globalizzazione ma la mancanza di etica che ha distrutto immani risorse, la sfrenata corsa all'individualismo più esasperato ed all'interesse personale o di gruppo che ha caratterizzato tutto il lungo periodo berlusconiano e che purtroppo caratterizza anche il PD di Matteo Renzi che di quel progetto doveva essere la concreta realizzazione. Sono uscito dal PD proprio in concomitanza con la mancata elezione di Prodi alla Presidenza della Repubblica perché quello è stato il punto di "non ritorno", il fallimento del progetto, l'incompiutezza. Progetto che continuo a ritenere il più adeguato per il bene del Paese tenendo conto della sua storia e del suo passato. Il futuro appartiene alle nuove generazioni; se ne facciano carico. A noi rimane solo l'amarezza di non essere stati  "generativi"

martedì 12 novembre 2013

IL PROFESSOR ROMANO PRODI NON RINNOVA L'ISCRIZIONE AL PD E NON VOTERA' ALLE PRIMARIE

Il professor Romano Prodi non ha rinnovato l'adesione al Partito Democratico ed ha dichiarato che non voterà alle primarie. Al momento dell" impallinamento" da parte dei 101( ma sembra che la cifra vera sia di 117/118 perché Prodi fu votato anche da altri parlamentari non appartenenti all'area di riferimento) il professore disse: " ora bisogna uscire in punta di piedi." Così si è comportato nei mesi successivi: nessuna polemica, nessuna dichiarazione astiosa ma una piena conferma di coerenza di comportamento E non si poteva certo pensare che il professore potesse rimanere nel partito: fondatore dell'ulivo dal quale il PD nasce, unico ad aver battuto  sul campo Berlusconi, il merito storico di aver portato l'Italia nell'euro, stimato nelle cancellerie di tutti i Paesi, e impallinato dallo stesso suo partito, in particolare da quelle componenti che del "progetto ulivo" hanno colto solamente una funzione strumentale alla conquista e/o alla conservazione del potere, come poteva rimanere.
E qui è cominciata la fiera delle ipocrisie. Cuperlo dichiara che farà di tutto per riportare Prodi all'interno del partito. Caro Cuperlo, cerchiamo di capirci: lei è stato l'ultimo segretario della FIGC, è uomo di D'Alema, è il candidato della componente ex DS del partito, è uno dei 101, o quanti sono, impallinatori come del resto qui nel varesotto lo sono stati l'onorevole Marantelli e la senatrice D'Adda, e mi vuol convincere che farà di tutto per riportare Prodi nel partito? Ma mi faccia il piacere.
Concordo con il professore che considera conclusa la sua esperienza politica. Continuo invece a ritenere che sia una delle poche riserve della Repubblica per la copertura di ruoli istituzionali.
Certo è che il quadro di insieme che si apre davanti ai nostri occhi è quanto mai deludente e preoccupante. Il PD è nelle condizioni che abbiamo appena descritto, il PDL continua a subire i ricatti giornalieri del rettile, la Lega mette in campo Matteo Salvini  e il senatur appena uscito dal coma, i grillini, ma come fai a dar fiducia ai grillini, Monti è evaporato in una nuvola  di vuoto cibernetico, dove approderà il Paese proprio non riesco ad immaginarlo.

mercoledì 23 ottobre 2013

LA MIA LETTERA AL SEGRETARIO CITTADINO DEL PARTITO DEMOCRATICO

A Salvatore Vita
                                                        Segretario  del Circolo di Busto Arsizio
                                                        del Partito Democratico
                                                        S  E  D  E
                        Caro Salvatore,
                                    gli accadimenti di queste ultime settimane hanno accresciuto il disagio che mi aveva portato qualche settimana fa a comunicare ad Erica, che ti ha preceduto nella funzione, che ritenevo opportuno un mio avvicendamento nel ruolo di tesoriere del circolo e membro della Segreteria. Penso che Erica ti abbia lasciato agli atti la mia comunicazione; se così non fosse sarà mia cura inviartela. Ritenevo infatti, per il bene del partito, che ci fosse bisogno di un urgente ricambio generazionale che non poteva che passare attraverso il passaggio a soggetti più giovani degli incarichi.
Ma nelle ultime settimane sono anche avvenuti fatti che giudico gravi in relazione alla linea politica e al mandato conferito al partito da milioni di cittadini.  In particolare sono quattro i passaggi che giudico fortemente critici :
a) dopo l'affermazione di Bersani alle primarie, affermazione non priva di ombre, sarebbe stato necessario coinvolgere Renzi per tutta la  campagna elettorale accanto al segretario ad indicare una totale unità di intenti che sarebbe stata  anche un forte segnale per gli iscritti, i simpatizzanti e il Paese tutto che le due anime dalle quali il Partito Democratico è nato si erano realmente fuse nel nuovo soggetto politico. Così non è stato; anzi la campagna elettorale è stata così incolore e così fiacca da far nascere il dubbio che non si sia voluto "vincere" contro la coalizione di centro destra che tutti gli indicatori davano in forte difficoltà in conseguenza, in primis, della "impresentabiltà" politica, morale e come capacità di governo del suo leader. Conseguenza, il risultato elettorale largamente inferiore alle attese che ha prodotto una situazione di sostanziale ingovernabilità
b) gravissime giudico le vicende della mancata elezione di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Il fatto che ben 101 parlamentari si siano dissociati dalle indicazioni di partito significa che all'interno del PD è in atto una guerra per fazioni, io la chiamerei per bande, dietro le quali si nasconde una chiara volontà, in una parte non piccola del partito, di una politica di "collaborazione" con il  centrodestra che viene da lontano. Che sia stato vittima di questa sordida guerra colui che è stato il fondatore dell'Ulivo e di conseguenza del Partito Democratico, l'unico - tra l'altro - che aveva battuto Silvio Berlusconi sul campo - è circostanza non comprensibile e non tollerabile
c) la nascita del governo Letta è avvenuta in un'ottica non di risposta ad una emergenza ma in un'ottica consociativa che i mass media di emanazione berlusconiana stanno presentando come necessità di "pacificazione nazionale". A mio avviso non c'è niente da pacificare nè alcunchè da comprendere. Silvio Berlusconi non è un perseguitato dai giudici, è semplicemente e banalmente un malavitoso.
d) l'aver accettato la nomina di Nitto Palma a Presidente della commissione giustizia ( l'astensione da parte nostra è stata una decisione ipocrita e meschina se è vero come è vero  - vedi intervista rilasciata dal senatore Olivero di "Scelta civica" al secolo XIX di Genova - che abbiamo dovuto chiedere alla formazione montiana di votare una persona "impresentabile" come Palma per "mantenere" il patto con il PDL ) significa aver accettato un compromesso inaccettabile sul piano della "questione morale" che avrebbe dovuto essere. a mio avviso, il discrimine del PD nei confronti delle altre forze politiche.
                                    Atteso quanto sopra ritengo non  sussistano più le condizioni per una mia adesione al Partito. Conseguentemente  ti comunico che non rinnoverò l'iscrizione per il 2013. Conseguenza immediata, a mio avviso, la mia decadenza dalla segreteria cittadina. Per quanto attiene invece al ruolo di tesoriere, premesso che dalle relazioni semestrali che ho sempre fatto sebbene non sollecitato si ricostruisce con la massima trasparenza la gestione, resto a disposizione tua e del partito, nei tempi e nei modi che riterrete utile comunicarmi, per assicurare a chi mi succederà tutta la collaborazione necessaria..
                                    Ti assicuro che ho preso questa decisione con sofferta amarezza e che amarezza mi ha procurato l'affannosa ricerca di queste ore del nuovo segretario che dovrà guidare il partito fino al congresso. La persona di Epifani non è in discussione, sono il contesto ed il metodo ad essere inaccettabili. E al punto  in cui sono del mio percorso d vita riterrei assolutamente intollerabile a me stesso, come del resto lo avrei ritenuto non tollerabile anche a vent'anni,  la mancanza di coerenza tra quello che penso ed i comportamenti conseguenti.
Mi auguro che dal prossimo congresso esca un partito rinnovato, unito e concentrato nella sua "mission" che è quella di assicurare al Paese innanzitutto una guida "moralmente" riconosciuta (la questione morale è la madre di tutte le questioni ed Enrico Berlinguer aveva visto giusto come è normale che sia nei veri "leaders" politici che hanno visione lunga e pensano al bene presente e futuro dei cittadini e non alle piccolezze dell'agone politico) e una guida, per un partito che si dice "di sinistra",  diretta ad assicurare ai cittadini democrazia sostanziale nel quadro di una difesa strenua della democrazia formale che la nostra splendida Carta Costituzionale  così bene delinea.  Il PD è la mia casa , non ne cercherò altre, e tenendo bene a mente le parole del Prof.Prodi, intendo uscire "in punta di piedi"
                                      Con amicizia e con sostanziale stima, checchè tu ne pensi, 
                                      Alberto

                                              

Come anticipato nel mio post di ieri, pubblico nuovamente la lettera inviata al Segretario del Circolo di Busto Arsizio in data 11 Maggio 2013

martedì 22 ottobre 2013

LA MANCATA ELEZIONE A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI ROMANO PRODI

Sta uscendo in libreria un  libro di Marco Damilano, editrice Laterza, dal significativo titolo:" Chi ha sbagliato più forte. Le vittorie, le cadute, i duelli dall'ulivo al PD"
L'Espresso di questa settimana pubblica una parte del capitolo in cui Massimo D'alema parla della vicenda del l'elezione del Presidente della Repubblica e, in un box a parte, la versione di Romano Prodi. Domani vado in libreria e compero il libro; a caldo vedo confermate tutte le mie idee in merito alla vicenda.
Chi mi legge sa che ho sostenuto con convinzione la candidatura del professore bolognese, al quale attribuisco anche limiti non lievi, in primis la scarsa capacità di catturare il consenso per eccessiva lentezza di eloquio che in un'epoca come la nostra, nella quale prevale l'oratoria da "aizzo" della Santanché o della Biancofiore (ma chi l'ha sciolta la Biancofiore), è oggettivamente un limite.
L'ho sostenuta per le seguenti ragioni:
a) perché l'Italia aveva ed ha urgente bisogno di recuperare prestigio in campo internazionale, prestigio che continua ad essere minato giornalmente per la presenza in campo di "Silvietto loro" - non mio - e della sua troupe di nani e ballerine e per il clima di rissa permanente che caratterizza la vita politica. Il professore, conosciuto  ed apprezzato per gli importanti incarichi ricoperti ai vertici dell'Unione europea e non solo, questo prestigio lo assicurava e lo assicura.
b) perché c'era e c'è bisogno al vertice delle Istituzioni di un uomo di lunga esperienza, di fermo carattere e di solida adesione ai valori da cui nasce la Repubblica         che difenda la nostra stupenda Costituzione minacciata subdolamente da più parti e sappia coprire senza ombre il ruolo di garante che al Presidente della Repubblica compete.
c) perché Prodi è stato il fondatore dell'Ulivo dal quale il PD nasce  ed era ed è la perfetta sintesi di quello che il PD dovrebbe essere: un partito che nasce dagli ideali e dai valori del socialismo e del cattolicesimo e che "omogenizza" quei valori e quegli ideali in un soggetto nuovo che guarda al futuro. E perciò doveva essere il candidato "naturale" del PD che dalle elezioni usciva non vittorioso ma comunque con i "numeri" in mano.
d) perché per ben due volte il Paese aveva scelto lui e non Berlusconi in libere elezioni, confermando - se ce ne fosse bisogno - che il Paese è, nel profondo, più avanti dei suoi politici e vede meglio.
Leggo invece che Dalema l'intelligente, quello più bravo di tutti (glielo ha detto anche Gianni Agnelli una volta), l'uomo che vola talmente alto che gli altri nemmeno li vede (infatti è supponente mica poco) e che"non riesce a nascondere il fastidio per certi salotti che amano essere adulati" ha dichiarato, dopo aver fatto un cappello di analisi politica talmente alta che solo lui la capisce, che
"alle elezioni del 2013 abbiamo subito uno shock, c'è stato un rigore a porta vuota sbagliato ( ma no, osservo io) Siamo stati incapaci di intercettare un bisogno di cambiamento che c'era nel Paese (per fortuna se ne era accorto) che si è manifestato in forme radicali, confuse, qualunquiste, come è tipico della storia nazionale (guarda Massimino che se Grillo ha preso i voti che ha preso è perché l'Italia ignorante, confusa, qualunquista che lo ha votato di te non si fida e non ti vuole; e finiamola una volta per tutte di dare la colpa a questi italiani di così basso profilo: "la sovranità appartiene al popolo che la esercita.............." e il popolo va rispettato, signor Massimino.)
"c'è stata una eccessiva continuità con il passato, uno scarso contenuto innovativo, scarsa capacità di comunicazione e di messaggio, di fronte ad un elettorato mobile, incerto fino all'ultimo momento" (tutto vero, MASSIMINO, parole sante: e allora perché non vi siete dimessi tutti  e non avete lasciato l'attività politica?)
" Voglio bene a Bersani............ma dopo il voto ha perso lucidità, era dominato dall'idea che senza avere la maggioranza avrebbe potuto avrebbe comunque potuto fare il governo, cosa palesemente infondata. (certo Dalemino e il Presidente della Repubblica uscente e non uscito lavoravano da tempo alle "larghe intese"; o bischero di un Bersani, non lo avevi capito?)
E qui si arriva alla parte più delicata:"Nelle ore che precedettero le votazioni per il Presidente della Repubblica ho parlato al telefono con Prodi, era ancora in Africa, è stata una conversazione molto sincera ed amichevole (???). Lo avvertii che il modo in cui si era giunti alla sua candidatura, dopo la liquidazione di Franco Marini, rischiava di esporlo ad una vera e propria trappola (un concentrato di cinismo, di pochezza morale e politica, l'affermazione di Massimino)." Non è vero che quella mattina tutti applaudirono Prodi, nessuno si è dato pena di sapere cosa è successo quella mattina. Non c'ero (che casualità; dove eri? in bagno a lavarti il sangue?) ma me lo hanno raccontato in tanti; i parlamentari si sono trovati di fronte a quella che è stata vissuta da molti  come una scelta imposta (falso e ipocrita) come una decisione contraddittoria non discussa"
E continua, l'intervento di Dalema con altri messaggi trasversali tutti diretti a sminuire gli altri, in primis Bersani, ed esaltare se stesso. Berlusconi in persona gli aveva detto al telefono che molti parlamentari del PDL avrebbero voluto votare per lui, Massimino, ma lui, Silvietto, non poteva proprio farlo perché l'elettorato del PDL non avrebbe capito.
E veniamo  all'altra campana, quella di Prodi.
"Il giorno della mia candidatura al Quirinale ero in Mali.............mi chiama Bersani la sera dopo la caduta di Marini. Nel partito c'è questo orientamento sul tuo nome. Ti prego di accettare. La mattina dopo Bersani richiama  e rassicura Prodi: al tuo nome una standing ovation.
A questo punto Prodi di concerto con Parisi e con l'onorevole Sandra Zampa(PD Bologna) fa cinque  telefonate:
- la prima a Rodotà , per amicizia personale e correttezza
- la seconda a Marini: un calore eccezionale - riferisce Prodi - vediamoci subito. Ed ecco il secondo congiurato, nella migliore tradizione democristiana.
- la terza a D'Alema che - riferisce Prodi - mi fredda; "per fare nomine di tale importanza bisognerebbe consultare almeno la direzione del partito."ecco il terzo congiurato. (Ma lo sapevamo già, vedi sopra)
- la quarta a Monti il quale cortese dice che il nome di Prodi è divisivo e che non lo può votare (chissà cosa passava per la testa di Monti in quel momento, quali strategie stava elaborando; comunque almeno ha avuto il coraggio di dire la verità).
- l'ultima telefonata con Napolitano. Colloquio cordiale - riferisce Prodi - anche lui aveva capito che la cosa era saltata. Non è stata certo la telefonata di un Presidente uscente con il suo successore.
Dunque chi sono stati? Risposta: gli ex DS, Dalema e Bersani in testa, alcuni ex democristiani: Marini, Fioroni e tanti altri. Monti e i Montiani. E qualche altro. E sotto l'egida e la regia.............?
Dopo il voto- riferisce Prodi  - Bersani mi ha richiamato invitandomi a non mollare (ho sempre avuto il sospetto che Bersani fosse............poco furbo, ora ne ho la certezza). Ho preso mezzora per riflettere, riferisce Prodi, e anche alla luce del fatto che i 101 erano forse 117/118- e che nessuno se ne assumeva la responsabilità, mi hanno confermato nella decisione presa, già ormai da qualche anno,di considerare terminata la mia esperienza politica.
Un gran signore e un grande democratico. Un ulteriore omicidio tutto interno alla sinistra,
Anche a seguito degli accadimenti sopra riportati ho preso la decisione di non confermare la mia adesione al PD. Domani ripubblicherò la lettera che ho inviato al segretario del mio circolo. Sono sicuro che se il professore avesse modo di leggerla, ne approverebbe forma e contenuto.

martedì 25 giugno 2013

ROMANO PRODI - LA MIA PARTiTA E FINITA ORA LASCINO ANCHE ALTRI

Chi mi conosce e chi mi legge sa che ho sempre sostenuto l'azione di Romano Prodi nei vari incarichi istituzionali ricoperti dal professore nel tempo. Ed ho sempre ritenuto che Prodi fosse la migliore risorsa del Paese per ricoprire la carica di Capo dello Stato nell'attuale momento storico-
E questo non perché consideri il Professore chissà quale uomo mandato dalla provvidenza a risolvere i problemi del Paese, ma perché è uno dei pochi uomini politici del nostro Paese, forse l'unico, che ha ancora ben chiaro cosa voglia far politica; fare politica, lo ribadisco per l'ennesima volta, significa semplicemnte "essere al servizio della POLIS". Con le competenze necessarie - aggiungo - per ricoprire gli incarichi che la POLIS conferisce.
E quale fosse, quale sia, la statura morale del Professore, emerge nitido dalla breve lettera che ha inviato al Corriere della Sera che ha titolato "La mia partita è finita. Ora lascino anche altri". Una lettera di poche parole, piena di dignità, di senso dello Stato, una lettera piena di ETICA.
Non voglio commentare nemmeno un passaggio, rischierei di sciuparla,
Solamente un "grazie", sincero, sentito, forte, al Professore per quello che mi ha dato 45 anni fa e per l'insegnamento e l'esempio di questa ultima stagione.
Anche la mia partita è finita, come quella dell'amico Antonino Pistritto, che mi legge sempre con attenzione. Anche noi abbiamo ritenuto non ci fossero le condizioni per rinnovare nel contesto attuale la nostra adesione al Partito Democratico. Partito Democratico che, comunque, rimane fondamentale e centrale per la difesa dei valori di democrazia del nostro Paese e unico a poter assumersi l'onere di condurre il vascello Italia nella attuale fase storica.. Ma necessita, il Partito Democratico, di profonde riflessioni perché possa svolgere con efficacia la sua "mission"
GOD SAVE ITALY la Democrazia e tutti quelli che amano sinceramente il nostro Paese.

domenica 17 febbraio 2013

ROMANO PRODI UNA PERSONA SERIA

Oggi a Milano la coalizione di centro sinistra ha avuto un sostegno di peso, di notevole peso, quello di Romano Prodi il quale, dopo quattro anni trascorsi senza far polemiche, e  avrebbe avuto tutte le ragioni di farne, concentrato per svolgere al meglio i suoi incarichi internazionali, ha preso la parola dal palco in Piazza del Duomo per ricordare agli Italiani, e lo ha fatto da cittadino che si rivolge ai cittadini, che tra una settimana si gioca il futuro del nostro Paese. E' stato importante l'intervento di oggi per un serie di ragioni:
a) perché è stato l'intervento serio di una persona seria che antepone gli interessi del Paese a quelli personali o di parte.
b) perché è l'unico che ha battuto Berlusconi  due volte, a conferma che gli italiani, se vedono proposte serie, equilibrate e realizzabili, le riconoscono e le fanno proprie
c) perché è una persona autorevole, autorevolezza che gli viene non da capacità imbonitorie che per fortuna non ha, ma dal percorso di studi e di incarichi ricoperti, sia a livello nazionale che a livello internazionale, che ne fanno una persona conosciuta e stimata in ambito internazionale che assicura decoro alle Istituzioni e credibilità nelle proposte
d) perché ha fatto tutto il "cursus honorum" ed è tra i pochissimi che possa coprire incarichi istituzionali ai massimi livelli. Di più, ritengo che se dopo le imminenti elezioni politiche l'Italia comincerà a ritornare ad essere un Paese normale, il professore di Bologna sia l'unico candidato possibile per succedere a Giorgio Napolitano. Non è la prima volta che lo scrivo, unicamente perché ci credo.
Mi auguro che il popolo italiano ritrovi, come ha sempre fatto nei momenti cruciali della storia del Paese, l'antica saggezza in modo che si creino le condizioni per un governo stabile che fermi il declino e per una Presidenza della Repubblica garante della Costituzione, dell'unità del Paese e del decoro delle Istituzioni.

venerdì 27 aprile 2012

IL PROF.ROMANO PRODI

Il post di oggi  voglio dedicarlo al Prof.Romano Prodi.
Stamattina mii sono svegliato molto presto, alle 4 circa, come mi inizia a succedere nuovamente (l'insonnia è una spiacevole compagna man mano che si procede con gli anni). Sono andato in bagno, ed è già tanto che non abbia "dovuto" andarci, al ritorno ho trovato mia moglie sveglia anche lei. Ho preparato un buon caffè con le cialde della Lavazza, a quel punto il sonno era passato a tutti e due e abbiamo acceso il televisore (venti anni fa non lo avremmo fatto); è comparso sullo schermo il faccione bonario di Romano Prodi che tiene un corso per un master in economia alla Università Nettuno(corsi televisivi). Ci siamo messi ad ascoltarlo e dopo un po' Milena ha detto " è chiarissimo, capisco tutto senza fatica". Ora bisogna chiarire che mia moglie è in genere informatissima, spesso più di me, perché - ad esempio - la mattina dalle 7 alle 8 e passa segue con attenzione RAI NEWS condotta da quel gran giornalista che è Corradino Mineo, nei confronti del quale entrambi nutriamo grandissima stima. Io non sono così assiduo, magari ascolto dieci minuti poi mi metto a leggere o ascolto musica. Dicevo che lei è informatissima ma l'economia non è la sua specializzazione. Lei è una bravissima insegnante di italiano che ha la capacità diabolica di vedere il più piccolo errore in quello che scrivo non appena inizia a leggere il post anche se l'errore è alla penultima riga.. Sua mission è farmi le pulci e spiegarmi per l'ennesima volta, senza alcun risultato di apprendimento da parte mia, tutte le regole per costruire e scrivere un buon italiano..ma non è una economista.
Ma  anche su Romano Prodi ha ragione perché Prodi spiega le cose molto bene e con molta chiarezza, anche se con il suo stile bonario che i suoi detrattori considerano una debolezza ed un limite.E  perché le spiega molto bene, aggiungo io? perché ha le idee chiare ed una visione "lunga" delle cose e delle dinamiche economiche e sociali che  fanno di lui un economista di vaglia ed un  politico con le caratteristiche dello statista.
A Romano Prodi ho già dedicato parecchi post:
- il mio primo post del 29 Gennaio 2009 nel quale lo citavo tra le persone di cui ho più stima
- uno del 26 Luglio 2009 intitolato "Omaggio a Romano Prodi"
- un secondo dell'11 Agosto 2009 in occasione del suo settantesimo compleanno
- un altro in data 4 Ottobre  2011 con il quale segnalavo un suo libricino "Futuro cercasi", piccolo per quantità di pagine ma ricco di spunti
- nel mio post del 4 Novembre 2011 intitolato "La reazione dei mercati" commentavo l'avvicendamento del Professor Monti a Berlusconi e ne veniva ovvio il paragone con il professore di  Bologna.
 Che ha il profilo di maggior prestigio, un bagaglio di esperienze maturate in incarichi diversi e di primo piano sia in Italia che all'estero, le necessarie qualità intellettuali e morali, una stima consolidata negli ambienti internazionali, che fanno di lui la persona più adatta a succedere a Giorgio Napolitano nella più alta carica dello Stato Un cattolico adulto e laico che sarebbe anche in grado di ricucire le lacerazioni prodotte nel tessuto politico e sociale da venti anni di deriva berlusconiana e leghista e che sarebbe la massima garanzia per il decoro delle Istituzioni
Questo è il mio giudizio di sintesi sul Professore. Ma oggi vorrei riandare con la memoria ad un episodio della mia vita ormai lontano nel tempo ma che rimane come uno di quelli che mi ha dato maggior soddisfazione.
Io sono nato nel 1947, ho fatto la maturità classica nel 1966 e mi sono iscritto a Giurisprudenza a Bologna nell'autunno del 66. L'esame di economiia era tra quelli del primo anno. La cattedra era unica per noi di Giurisprudenza e per gli iscritti a Scienze politiche.
Titolare di cattedra il Prof, Beniamino Andreatta, assistenti Romano Prodi, Angelo Tantazzi e forse qualcun altro di cui non ricordo il nome
E venne il giorno dell'esame : un pomeriggio di fine Ottobre del '67, gran freddo e gran buio, aula V di Via Zamboni 33.. Chi conosce la facoltà di Giurisprudenza a Bologna sa che l'aula V è ad anfiteatro, almeno allora era così. Entro e vedo nella parte più bassa il Prof. Angelo Tantazzi, a metà il Prof.Romano Prodi ed in alto in una nuvola di fumo di pipa il prof. Nino Andreatta.
Comincio con Tantazzi che mi tiene quasi un'ora alla fine mi fa i complimenti e mi dice di andare a mezza costa da Prodi. Faccio i tre o quattro gradini e vengo accolto da un bonario sorriso come dire, alla Prodi, dall'omonimo professore che dà una rapida occhiata ad un foglietto che gli aveva nel frattempo portato Tantazzi, annuisce al suo collega e, sempre con il sorriso PRODI sulle labbra, mi fa un po' di domande . L'esame sta andando bene. Ad un certo punto si interrompe e mi dice. bene rimanga qui che fra un po' andrà dal professore. Sale anche lui i quattro o cinque gradini, parlotta con Andreatta, rientra e sempre con il sorriso sul viso (ma come si poteva non fare un bel esame) mi dice di andare da LUI. Faccio anche io i quattro ultimi gradini, entro in una nuvola di fumo di ottimo tabacco e vengo accolto dal vocione di Andreatta che mi dice;..........i miei collaboratori mi dicono che sta facendo un buon esame", mi fa un po' di domande e mi manda via con il mio 30.
Ecco questo è il ricordo che ho di tre uomini eccellenti, che hanno onorato ed onorano il Paese.
Sarei contento se uno di loro, il prof. Romano Prodi, il prossimo anno venisse chiamato ad occupare la massima carica istituzionale del Paese. Avrebbe l'età giusta, un curriculum di estremo prestigio per gli incarichi ricoperti nel corso degli anni, la stima dei massimi dirigenti degli altri Paesi, le necessarie esperienze in ruoli istituzionali, il profilo di un cattolico adulto e laico, che sarebbero tutte insieme la maggior garanzia per la tenuta e il prestigio delle Istituzioni e la difesa della Costituzione, e  solo Dio sa quanto ce ne è bisogno in questo delicato momento della vita del Paese.

martedì 4 ottobre 2011

ROMANO PRODI - FUTURO CERCASI

Il prof. Prodi, nei confronti del quale nutro stima profonda, che auspico possa essere il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale e che solo in un Paese di imbecilli poteva essere fatto passare per un personaggio mediocre e senza spessore, ha appena fatto pubblicare un libricino. Titolo: Futuro Cercasi. Sottotitolo "Bisogna aiutare i nostri giovani che si convincano di avere le gambe per camminare da soli"
Aliberti Editore euro 6. Non voglio commentarlo; vi invito solamente a leggerlo (si fa in un'ora) e a rifletterci sopra.
Vi sintetizzo solamente  la tesi di fondo: Di fronte alla crisi, i governi reagiscono con decisioni di breve periodo. Se c'è qualcosa che, invece, è un investimento di lungo periodo, questa è l'università. Sempre di più si preferisce tagliare i pilastri di una società futura per pareggiare i conti oggi"
 La differenza tra uno statista come Romano Prodi ed un venditore di pere cotte come l'attuale premier, è tutta nella visione lunga che lo statista ha e che l'incolto arcorauta non ha.
E allora vi segnalo un altro libricino di un altro grande personaggio mancato, purtroppo, qualche mese fa e che è stato fatto passare per un mezza calzetta.
Tommaso Padoa-Schioppa - La  veduta corta - Edizioni Il Mulino -  Euro 14.
Ma quando, mi domando, i giudizi di valore ricominceranno a coincidere con  la realtà e i giudizi di realtà?

martedì 11 agosto 2009

OMAGGIO A ROMANO PRODI

Romano Prodi ha compiuto settanta anni. La circostanza è passata quasi sotto silenzio.
Auguri di cuore, Professore. Il tempo è galantuomo e le renderà giustizia. Quando il sonno della ragione sarà svanito questo strano Paese si accorgerà che qualcuno aveva cercato d puntellare l'edificio..............e dovrà cominciare a rimuovere le macerie

domenica 26 luglio 2009

OMAGGIO A ROMANO PRODI

Romano Prodi ha governato il Paese in due occasioni, dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008 ed è caduto entrambe le volte più sotto il fuoco amico che per effetto del logoramento da parte della sua opposizione
Ora una centro destra becero ed irresponsabile sta veicolando un giudizio di derisione dell'operato del professore di Bologna, un centrosinistra codardo lo ha abbandonato come se fosse una sciagura per la sua area di appartenenza dimenticando che l'intuizione dell'ulivo ha avuto Bologna come incubatrice ed il gruppo di professori bolognesi come ideatori e promotori, un paese disinformato e mediocre gli imputa le peggiori nefandezze.
Romano Prodi ha un solo gravissimo diifetto: non sa comunicare, la sua oratoria è poco efficace, non riesce a far capire alle masse il senso della sua politica e dei provvedimenti adottati e questo è un difetto esiziale in una società tutta impostata sulla comunicazione verbale e televisiva.
Inoltre è stato chiamato a governare appoggiato da coalizioni deboli e eterogenee
Ma vediamo in pratica il suo operato:
a) il primo governo Prodi aveva davanti a se una "mission" impossibile: l'entrata del Paese nell'area dell'euro pochi anni dopo il baratro del 1992. Coadiuvato da un uomo della statura di Ciampi, l'obbiettivo fu raggiunto e a questi due uomini dobbiamo se nel corso della recentissima crisi mondiale non abbiamo fatto la fine dell'Argent
b) il secondo governo aveva l'obbiettivo di risanare il bilancio pubblico saccheggiato dall'irresponsabilità di Silvio Berlusconi e del suo fantasioso ministro dell'economia
Ebbene, coadiuvato da un galantuomo e tecnico di prestigio come Padoa Schioppa, in meno di due anni l'avanzo primario , che era stato azzerato, fu riportato ad oltre il 3%, il deficit sul Pil fatto scendere dal 106 al 103%, le imposte furono abbassate( altro che aumentate, l'IRES scese dal 33 al 27,5, l'IRAP dal 4,25 al 3,90, l'IRPEF su redditi fino a 40.000 euro fu ridotta) furono abbattuti 5 punti di cuneo fiscale, ma Confindustria se ne è dimenticata, e fu avviata concretamente una politica al contempo di risanamento e di sviluppo
Nessuno lo sa, nessuno se ne ricorda anche se ci sono i primi segnali che la parte più avveduta del Paese comincia a rimpiangere il professore
Del quale abbiamo ancora bisogno; come Presidente della Repubblica
Ve lo immaginate al Colle Silvio Berlusconi, tutto bugie, escort, minorenni e barzellette?
Il destino ce ne scampi; si conservi in buona salute, professore