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domenica 19 aprile 2015

IL MIO GINO - LE RELIGIONI MONOTEISTE - LA TEODICEA POST N.11

Dai ragionamenti che abbiamo fatto finora sembrerebbe che l'Islàm non abbia in sè semi di integralismo che possano far temere un attacco deliberato su vasta scala all'occidente e ai suoi valori.
Eppure ogni giorno si verificano episodi che testimonierebbero il contrario; è recentissima la notizia dei dodici cristiani gettati in mare da mussulmani insieme ai quali traversavano il canale di sicilia su una imbarcazione stracolma ma ormai non passa giorno senza episodi di efferata persecuzione di cristiani in quanto tali ad opera di gruppi fondamentalisti islamici. E allora andiamo a vedere quando nel corso dei secoli si sono manifestate più acute le contrapposizioni tra i due mondi e quale sia la natura profonda del palese "conflitto di civiltà" che caratterizza questi ultimi decenni. Allego al riguardo, preliminalmente, un intervento di un autorevole esponente della gerarchia cattolica che non condivido perché a mio parere vede le cose da un'ottica sbilanciata. Intanto cominciamo a riflettere su questo testo; poi vi dirò la mia opinione.
lux [ la ragione e la forza ]
         



19 dicembre 2005


Cristianesimo e islam nella storia


ROMA, 19 dicembre 2005 – Nello stesso giorno in cui in Vaticano è stato reso pubblico il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della Pace del prossimo 1 gennaio, il cardinale segretario di stato Angelo Sodano ha patrocinato alla Pontificia Università Lateranense – di cui è gran cancelliere il vicario del papa cardinale Camillo Ruini – un incontro focalizzato proprio su un tema cruciale per la geopolitica della Chiesa: “Cristianesimo e islam, ieri e oggi”.
Nel suo messaggio, Benedetto XVI ha indicato nel “nichilismo” e nel “fanatismo religioso” le due matrici profonde del terrorismo islamista.
Al Laterano, invece, nell’incontro del 13 dicembre, l’analisi si è concentrata soprattutto sulla storia del rapporto tra cristianesimo e islam. Lo spunto è stato il quinto centenario della nascita di san Pio V, il papa della battaglia di Lepanto del 1571  nella quale una lega di stati cristiani d’Europa inflisse alla flotta turca una decisiva sconfitta.

A svolgere il tema è stato un autorevole specialista di storia della Chiesa, monsignor Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

Letta alla presenza del cardinale Sodano, la sua relazione ha rappresentato il punto di vista attuale della Santa Sede sulla questione: un punto di vista sicuramente meno remissivo di quello prevalente durante il pontificato di Giovanni Paolo II.
Ecco l'intervento
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Cristianesimo e islam nella storia


di Walter Brandmüller


Affronterò il tema cristianesimo e islam limitandomi a una breve presentazione dei fatti storici, senza entrare nello specifico del dialogo religioso e teologico. Ciò mi sembra utile poiché il quinto centenario della nascita di Pio V è stato celebrato un po’ in sordina, soprattutto nell’ambito della cultura accademica. Il vincitore di Lepanto nel 1571, il papa che ha avuto il coraggio e l’energia di costruire un’alleanza di quasi tutti i regni cristiani contro l’impero ottomano – che con la sua avanzata stava minacciando l’Europa e che, nei Balcani, già aveva installato il suo dominio – oggi, proprio a causa della ripresa infelice delle ostilità fra i due mondi – cioè da una parte il mondo che è stato cristiano e che ancora in parte lo è, e dall’altra il mondo islamico – a molti sembra una presenza ingombrante, che è meglio lasciare in ombra.

Una cosiddetta laicità che vorrebbe mettere sotto accusa tutte le religioni monoteiste tacciandole di fondamentalismo, oppure che esalta il dialogo cancellando le diversità, vuole dimenticare il millenario conflitto che ha contrapposto le due comunità religiose, e soprattutto il pontefice romano che ha voluto e saputo bloccare l’avanzata islamica, salvando così la civiltà cristiana.

Anche se si tratta di due religioni monoteiste che tra l’altro condividono, sia pure in misura diversa, la tradizione ebraica – uno specialista come Samir Khalil Samir sottolinea come prima di Maometto anche gli ebrei e i cristiani arabi chiamassero il loro Dio con il nome di Allah – tra cristianesimo e islamismo le differenze sono molte, e sono fondamentali.

Fin dalle origini, vi era differenza tra cristiani e musulmani nel modo di concepire la conversione e nell’uso della violenza.

Per i cristiani la conversione doveva essere volontaria e individuale, ottenuta principalmente attraverso la predicazione e l’esempio, e in questo modo infatti si realizzò nei primi secoli la diffusione del cristianesimo. Ovviamente, va sin d’ora riconosciuto che questa concezione del cristianesimo primitivo ha subito in epoca posteriore un cambiamento, da collegarsi con il diffondersi, anche nella cultura occidentale, di uno spirito d’intolleranza in materia di religione. Lo stesso Giovanni Paolo II ha riconosciuto che, sotto questo profilo, i figli della Chiesa “non possono non tornare con animo aperto al pentimento […] all’acquiescenza manifestata tra Medio Evo e prima età moderna a metodi di intolleranza” (Tertio Millennio Adveniente, 35).

Da parte musulmana, invece, sin dai primissimi tempi, e cioè durante la vita di Maometto, la conversione è stata imposta con le armi. L’espansione e l’estensione dell’area di influenza dell’islam sono infatti avvenute attraverso le guerre con le tribù che non accettavano pacificamente la conversione, e questa andava di pari passo con la sottomissione all’autorità politica islamica. L’islamismo, a differenza del cristianesimo, esprime un progetto globale, al tempo stesso religioso, culturale, sociale e politico. Mentre infatti il cristianesimo si è diffuso nei primi tre secoli, nonostante le persecuzioni e il martirio, in contrapposizione per molti aspetti al dominio romano – e comunque introducendo una netta separazione della sfera spirituale da quella politica – l’islam si è imposto con la forza di una dominazione politica.

Non stupisce quindi che l’uso della violenza occupi un posto centrale nella tradizione islamica, come rivela il ricorso frequente del termine jihad in moltissimi testi. Anche se alcuni studiosi, soprattutto occidentali, sostengono che con jihad si deve intendere non necessariamente la guerra, ma piuttosto la lotta spirituale, lo sforzo interiore, ancora Samir Khalil Samir ha chiarito che l’uso di questo termine nella tradizione islamica – compreso quello che ne viene fatto oggi – è sostanzialmente univoco, e indica la guerra in nome di Dio per difendere l’islam, che è un obbligo per i musulmani maschi adulti. Chi sostiene dunque che l’accezione di jihad come guerra santa costituisce una sorta di deviazione dalla vera tradizione islamica non dice la verità, e la storia mostra come purtroppo la violenza abbia caratterizzato l’islamismo fin dalle origini, e come sia stato lo stesso Maometto a organizzare e a condurre sistematicamente le razzie nei confronti delle tribù che non volevano convertirsi e accettare il suo dominio, sottomettendo in questo modo, una dopo l’altra, le tribù arabe. Naturalmente, bisogna anche dire che all’epoca di Maometto le guerre facevano parte della cultura beduina e che nessuno vi trovava nulla di riprovevole.

Anche la versione che oggi i musulmani – seguiti in questo da molti storici occidentali – cercano di accreditare sulle crociate, non risponde alla realtà storica.

Secondo questa rappresentazione i cristiani occidentali si sarebbero presentati come invasori in un paese pacifico e rispettoso delle religioni diverse – cioè la Terrasanta, che allora faceva parte della Siria – utilizzando motivi religiosi per mascherare pretese imperialiste e interessi economici.

L’idea delle crociate nacque invece soprattutto come reazione alle misure che il califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah prese contro i cristiani di Egitto e di Siria. Nel 1008 al-Hakim abolì la festività delle Palme e l’anno successivo ordinò di punire i cristiani e di requisire ogni loro bene. Nello stesso 1009 saccheggiò e fece demolire la chiesa che al Cairo era dedicata a Maria e non impedì la profanazione dei sepolcri cristiani che la circondavano e il sacco di altre chiese della città. Nello stesso anno si ebbe quello che fu sicuramente l’episodio più grave: la distruzione a Gerusalemme della basilica costantiniana della Resurrezione, conosciuta come il Santo Sepolcro. Le cronache del tempo dicono che egli aveva ordinato “di farvi sparire qualsiasi simbolo di fede cristiana e di provvedere a portar via ogni reliquia ed oggetto di venerazione”. La basilica quindi fu completamente abbattuta, e Ibn Abi Zahir cercò in ogni modo di rimuovere il sepolcro di Cristo e di farne sparire ogni traccia.

Oggi, in molti ambienti intellettuali, si parla spesso della tolleranza religiosa esercitata durante molti secoli da parte del potere politico islamico perché – mentre nei confronti delle popolazioni pagane valeva il detto “abbraccia l’islam e avrai la vita salva” e i pagani che non si convertivano venivano uccisi – i “popoli del libro”, cioè ebrei e cristiani, potevano continuare a praticare il loro culto.

Nella realtà, la situazione era molto meno idilliaca: cristiani ed ebrei potevano sopravvivere solo se accettavano il dominio politico musulmano e una situazione di umiliazione, aggravata dall’obbligo di pagare imposte sempre più pesanti. Non c’è da stupirsi, quindi, che la maggioranza dei cristiani, anche se non costretti con la forza, a causa delle continue pressioni, economiche e sociali, si siano convertiti all’islam, provocando la totale scomparsa di una cristianità fiorente per oltre mezzo millennio come quella dell’Africa romana, la terra di Tertulliano, san Cipriano, Ticonio e soprattutto sant’Agostino.

Ma la differenza più forte tra cristianesimo e islamismo è a proposito di un tema centrale come la concezione di essere umano.

Lo dimostra il fatto che molti paesi islamici non hanno accettato la dichiarazione dei diritti dell’uomo promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948, o l’hanno fatto con la riserva di escludere le norme che contravvenivano alla legge coranica, cioè in pratica tutte. Dal punto di vista storico bisogna dunque riconoscere che la dichiarazione dei diritti dell’uomo è un frutto culturale del mondo cristiano, anche se si tratta di norme “universali”, in quanto valide per tutti. Nella tradizione islamica, infatti, non esiste il concetto di uguaglianza di tutti gli esseri umani, né di conseguenza quello di dignità di ogni vita umana. La sharia è fondata su una triplice disuguaglianza: tra uomo e donna, tra musulmano e non musulmano, tra libero e schiavo. In sostanza l’essere umano di sesso maschile viene considerato pienamente titolare di diritti e di doveri solo in quanto appartenente alla comunità islamica: chi si converte a un’altra religione o diventa ateo viene considerato un traditore, passibile della pena di morte o, come minimo, della perdita di tutti i diritti.

La più irrevocabile di queste disuguaglianze è quella tra uomo e donna, perché le altre possono essere superate – lo schiavo con la liberazione, il non musulmano con la conversione all’islam – mentre l’inferiorità della donna è irrimediabile in quanto stabilita da Dio stesso. Nella tradizione islamica il marito gode di una autorità pressoché assoluta sulla moglie: mentre all’uomo è consentita la poligamia, la donna non può avere più di un marito, non può sposare un uomo di altra fede, può essere ripudiata dal marito, non ha alcun diritto sulla prole in caso di divorzio, è penalizzata nella divisione ereditaria e dal punto di vista giuridico la sua testimonianza vale la metà di quella di un uomo.

Se dunque l’islam implicava ed implica non solo un’adesione religiosa, ma tutto un modo di vivere, sancito anche a livello politico – modo di vivere che naturalmente comporta e prescrive come agire con gli altri popoli, come comportarsi in questioni di guerra e di pace, come avere relazione con gli stranieri – è molto facile comprendere come la vittoria di Lepanto abbia garantito all’Occidente la possibilità di sviluppare la sua cultura di rispetto per l’essere umano, al quale viene garantita uguale dignità in ogni condizione.

Se questa caratterizzazione dell’islam è destinata in futuro a rimanere immutata, come è accaduto finora, non può che risultare difficile la convivenza con quanti non appartengono alla comunità musulmana: in un paese islamico, infatti, il non musulmano si dovrà sottomettere al sistema islamico, se non vuole vivere in una situazione di sostanziale intolleranza.

Viceversa, proprio a causa di questa concezione complessiva di religione e autorità politica, il musulmano avrà molte difficoltà ad adattarsi alle leggi civili nei paesi non islamici, ritenendole qualcosa di estraneo alla sua formazione e ai dettami della sua religione. Bisogna forse chiedersi se le comprovate difficoltà di persone provenienti dal mondo islamico a integrarsi nella vita sociale e culturale dell’Occidente non trovino una delle spiegazioni in questa problematica.

Dobbiamo poi anche riconoscere il diritto naturale di ogni società di difendere la propria identità culturale, religiosa e politica. Mi sembra che Pio V abbia fatto proprio questo.

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giovedì 16 aprile 2015

IL MIO GINO - LE RELIGIONI MONOTEISTE - LA TEODICEA POST N 10

Proseguiamo, non senza ringraziare per le 213 visualizzazioni di ieri
TESTI SACRI - GERARCHIE ECCLESIASTICHE - LUOGHI DI CULTO - LITURGIE
Sappiamo tutti che il testo sacro degli ebrei è l'Antico Testamento, che i Cristiani fanno riferimento al Vecchio Testamento (73 libri) e al Nuovo Testamento (27 libri - i 4 vangeli - gli atti degli apostoli- l'apocalisse - le lettere). (100 i canti della Commedia, 100 qui combinazione di 3 numeri magici o esoterici il 3 il 7 e il 10)L'islàm - lo sappiamo tutti - ha IL CORANO che sarebbe stato rivelato a Maometto (analfabeta) da Allah tramite l'arcangelo Gabriele. CORANO ha il significato di recitazione ed è stato tramandato oralmente all'inizio. Una volta messo per iscritto il CORANO non ha più subito alcuna modificazione. Grande importanza ha anche la SUNNA,        (letteralmente "consuetudine") una serie di detti, di fatti, comportamenti attribuiti a Maometto 
LA GERARCHIA ECCLESIASTICA
Il Cristianesimo ed il cattolicesimo in particolare hanno creato  nel corso dei secoli una struttura estremamente gerarchica che parte dal Papa, monarca assoluto fino al Concilio Vaticano II, passa attraverso il collegio cardinalizio, la struttura delle diocesi e delle parrocchie. Non sarebbe pensabile la "Messa" senza il celebrante, non sarebbe pensabile un cattolico senza il suo vescovo, non sarebbe pensabile una chiesa senza Conferenza Episcopale. Nel mondo islamico niente di tutto questo. Il muezzim si limita a chiamare alla preghiera (oggi spesso sostituito da "you tube") l'imam è solamente una persona colta e con approfondite conoscenze dei testi che guida le preghiere nella moschea, gli "ulema" interpretano il corano ma non sono "clero", i "mufti" sono deputati a decidere se una certa situazione è compatibile sotto il profilo dell'impianto giuridico con i principi dell'Islàm ma non sono clero.
I LUOGHI DI CULTO
Conseguenza di ciò che precede è che la Moschea è estremamente spoglia. Niente immagini, niente quadri. Il rapporto con Dio è diretto. Le nostre chiese invece sono "organizzate" per un rapporto "intermediato"attraverso il celebrante con Dio. L'altare è il luogo dell' intermediazione  ed è il luogo dell'intermediazione attraverso il figlio (fate questo in memoria di me)
LE LITURGIE
Anche le liturgie sono sostanzialmente similari tra islàm e cristianesimo (per un momento tralascio l'ebraismo perché gli ebrei sono comunque "nicchia" all'interno delle varie società tranne, ovviamente, in Israele). L'unica sostanziale differenza è che noi in occidente le abbiamo abbandonate quasi tutte, l'islàm no.
La preghiera cinque volte al giorno è la principale  "testimonianza" cui i fedeli sono tenuti. E' un potentissimo mezzo di controllo sociale ancora molto rispettato. Da noi non più anche se mi ricordo che da piccolo (60 anni fà mica 1.000) mia madre mi diceva: "vai a messa, fatti vedere che ci sei". Poi ho cominciato a fare il chierichetto e dovevo esserci per forza. Stessa cosa per il digiuno rituale. Sempre da piccolo a casa mia il venerdì non si mangiava carne............ma degli squisiti "brodetti alla marchigiana" che rimpiango. Il RAMADAM viene rispettato. Nelle moschee ci si toglie le scarpe, nelle chiese no............ma da noi fà freddo ed è umido............a LA MECCA no. Altro punto a favore dell'Islàm è il considerare il culto delle reliquie una degenerazione della fede. Sono completamente d'accordo; del resto San Gennaro parla in napoletano, Maometto in arabo, lingua più nobile.
Ma allora dove ci sono le "inconciliabili" posizioni tra le due religioni? E, soprattutto, l'Islàm è integralista?
SEGUE
POST SCRIPTUM
Ho parlato dell'arcangelo Gabriele. Ma lo sapete che gli arcangeli sono solamente sette, anzi per la chiesa cattolica a partire dall'VIII secolo solamente tre?
- GABRIELE, un specie di ministro delle comunicazioni
- MICHELE, una specie di ministro della guerra
 RAFFAELE, una specie di ministro della sanità (significa"colui che guarisce"). Inoltre è il capo degli angeli custodi.............chissà dove è finito il mio.
Se volete saperne di più GOOGLE ------------ DIONIGI L'AREOPAGITA-----------LE GERARCHIE CELESTI............e buona lettura.

mercoledì 15 aprile 2015

SPIGOLATURE DI UN POMERIGGIO DI PRIMAVERA

Come avete potuto rilevare in queste ultime settimane sto affrontando temi "alti" trascurando l'attualità. Del resto se decidessi di "tornare sulla terra"mi troverei impantanato in queste problematiche (vado a braccio):
- a Ostuni in una scuola dove erano stati appena portati a termine lavori di ristrutturazione durati anni e costati cari, si stacca il soffitto di un'aula mettendo a rischio l'incolumità degli alunni. Chi ha rubato?
- in Sicilia un viadotto sulla Palermo-Catania (l'ho fatta decine d volte) si "adagia" sul terreno sottostante. Bisogna abbattere e ricostruire. Ci vorranno almeno due anni. In Cina quindici giorni. Chi ha rubato?
- il cav. Silvio Berlusconi detto "il patetico", dopo aver scontato la pesantissima pena comminatagli per il reato di frode fiscale è libero come un fringuello. Ha dimostrato di esere pienamente recuperato al consorzio civile. Rimane, è vero, il piccolo intoppo della legge Severino ma volete che non si possa trovare un artificio o un raggiro per ridare "au bonhomme" la piena agibilità politica? Per la serie: ma ci abbiamo scritto GIOCONDO?
- il governo ha trovato un tesoretto di 1,6 miliardi. Ci si accapiglia per decidere come impiegarlo. Intanto Bankitalia pubblica il consueto supplemento mensile al bollettino. Il debito pubblico a fine Febbraio tocca l'ennesimo record assoluto, 2169 miliardi. Negli ultimi dodici mesi il debito è salito di 80 miliardi Tesoretto 1,6 aumento debito 80. Forse prima di litigare sul come verrà utilizzato il tesoretto ci si dovrebbe chiedere dove sono andati a finire gli 80
- l'Italia viene di nuovo condannata per malagiustizia.
- Il Presidente, Amministratore Delegato dell'ANAS Pietro Ciucci detto Hegel(ha sempre fatto analisi           sintesi, decide di farsi da parte dopo 45 anni di dominio indiscusso e di gestione satrapica.
- Forza Italia implode:Silvio il patetico ha vicino a sé ormai solamente qualche Claretta, Brunetta, il Pindaro di Venezia, la Santanché, la Dark Lady di Cuneo e di via Prè
- Matteo il paraculino di Firenze  comincia ad avere l'affanno e inizia a star sereno
- tutti stanno scoprendo la questione morale. Berlinguer ne parlava 40 anni fà ed anche io - come direbbe Woody Allen - non sto tanto bene a vedere come il Paese è ridotto.
Meglio tornare ai temi di queste ultime settimane.

martedì 14 aprile 2015

IL MIO GINO - LE RELIGIONI MONOTEISTE - LA TEODICEA POST N.9

Proseguiamo con le riflessioni sull'Islàm.
Come si pone l'Islàm nei confronti delle altre due religioni monoteiste? Questa è la domanda che mi sono posto prioritariamente. Da quel che ho letto e capito non c'è alcuna contrapposizione. L'Islàm viene considerato dai suoi teologi non l'ultima rivelazione(storicamente è di parecchio posteriore alle altre due) ma la riproposizione della volontà divina già manifestata al primo profeta Adamo e poi agli altri, attraverso Maometto. Ne consegue che viene riconosciuta la origine divina oltre che del Corano, ovviamente, anche del Vecchio Testamento (in particolare la Torah e  i salmi), del Vangelo e anche di testi come i Veda dell'Induismo. Se così è, mi sembra che non ci sia una pregiudiziale nei confronti delle altre due religioni monoteiste e questo è un elemento importante. Si crede invero per dogma che con Maometto finisca la profezia tanto è vero che egli viene chiamato "il sigillo dei profeti", ma lo stesso Maometto trova come suo primo riferimento il primo profeta, Adamo e poi i patriarchi ebraici (Abramo, Isacco, Giacobbe) Ismaele da cui gli arabi discenderebbero e quindi giù per li rami, Giuseppe, Mosè, Davide, Salomone, Giovanni Battista, Gesù figlio di Maria alla quale l'Islàm riserva un vero e proprio culto. In definitiva l'Islàm si pone pienamente nel solco delle altre due religioni con le quali sul piano storico non c'è alcuna contrapposizione. Così mi sembra.
Dove invece c'è una netta differenza con il Cristianesimo come è evoluto nel corso dei secoli, è nella CONCEZIONE DI DIO.
Dobbiamo far riferimento alla sura CXII del Corano, detta anche "del culto sincero" nella quale Allah dà di se stesso questa definizione.
"Egli, Dio, è uno, Dio, l'eterno Non generò nè fu generato e nessuno gli è pari"
La differenza con il Cristianesimo è nettissima. L'Islàm è una religione pienamente monoteista (Dio è unico) così come l'ebraismo. Il cristianesimo dei primi secoli si è invece arrampicato sugli specchi per dare natura divina al "figlio" elaborando il concetto di Trinità (affermatosi dopo molti contrasti - basti pensare alle tesi di ARIO - con il Concilio di Nicea del 325, sotto l'ala dell'imperatore Costantino) che a mio avviso è un arzigogolo che raccoglie l'eredità dei culti egizi dove la triade era la norma (Amon - Mut - Khonsu a Tebe) deill'induismo (la Trimurti) e di molti culti del primo millennio avanti la nostra era, e che rende difficile - almeno ad un'anima semplice quale io sono - capirne le arditezze teologiche sebbene ritenga di capirne le finalità.
Mi fermo qui augurandomi che nessuno cominci a preparare le fascine per un bel rogo purificatorio. I tempi di Giordano Bruno dovrebbero essere lontani, per il Cristianesimo. Certo che se fossi mussulmano dovrei cominciare a preoccuparmi, così mi pare.

lunedì 13 aprile 2015

IL MIO GINO - LE RELIGIONI MONOTEISTE - LA TEODICEA - POST N.8

Proseguiamo con le nostre riflessioni. Dopo Ebraismo e Cristianesimo, la terza religione monoteista è l'islàm.
La domanda è sempre la stessa: l'Islàm ha come connotazione principale l'integralismo e,di conseguenza, tende ad affermare il proprio pensiero come pensiero unico?
Se ci si limitasse ad osservare quanto accaduto in questi mesi, la questione sarebbe già chiusa. Il massacro dei 150 studenti cristiani in Kenia, le uccisioni in Nigeria, la "sharia" imposta come legge dello stato in molti Paesi islamici, la "Jihad" che sta terrorizzando l'occidente, basterebbero questi dati di fatto per esprimere un giudizio senza appello. Ma io cerco di andare più a fondo e mi chiedo: gli episodi sopracitati sono una degenerazione? L'Islam è diverso come sostengono coloro che parlano dell'esistenza di un "islam moderato"portatore di principi di pace e tolleranza?
E allora cerchiamo di conoscere un po' meglio - sempre a grandissime linee e con tutte le riserve del caso - l' islàm e la religione islamica.
L'islàm nasce nel VII secolo della nostra era a La Mecca, in Arabia, ad opera di Maometto che viene considerato dai credenti l'ultimo profeta inviato da Allah per confermare la rivelazione annunciata in principio ad Adamo.
ISLAM (con l'accento sulla a), innanzitutto, cosa significa? Dei vari significati che ho trovato, sfumature a dire il vero, quello che mi sembra il nocciolo è questo:islàm è essere in uno stato di sicurezza e di pace attraverso la resa e la sottomissione a Dio e al suo volere"ci sono, a mio avviso, due concetti importanti nella parola: il fedele raggiunge pace e sicurezza nell'abbandono totale a Dio.
Se questo è il significato, quali sono sul piano pratico i doveri ed i comportamenti ai quali il fedele è tenuto. Sono cinque:
1) LA TESTIMONIANZA: "testimonio che non c'è divinità se non Allah e testimonio che Maometto è il suo profeta"
2) LA PREGHIERA: da recitare cinque volte al giorno in momenti precisi. I fedeli vengono chiamati alla preghiera dal MUEZZIM
3) L'ELEMOSINA: alla quale è tenuto ogni fedele che possa permetterselo nei confronti dei bisognosi e dei poveri.
4) IL DIGIUNO: dall'alba al tramonto durante il mese del Ramadam (mese lunare di quattro settimane) per chi possa sostenerlo senza pericolo di danno alla salute
5) IL PELLEGRINAGGIO ALLA MECCA: una volta nella vita per chi può permetterselo economicamente e fisicamente.
A questi cinque pilastri si è aggiunto un sesto potenziale pilastro: la JIHAD che potremmo tradurre: "impegno sacro armato" Ci ritorneremo viste le implicazioni con i recenti avvenimenti.
segue 
Nota: mi sembra opportuno spezzare l'argomento per non essere dispersivo. Noi conosciamo poco dell'Islàm - come conosciamo poco di quella che consideriamo la nostra religione - e certi concetti vanno "digeriti"prima di andare avanti