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domenica 1 aprile 2012

IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI

Tra i tanti nodi irrisolti nel nostro Paese c'è la regolamentazione delle unioni civili, situazione che coinvolge un numero rilevante di cittadini, sia di giovani che preferiscono iniziare con una convivenza il loro percorso comune, sia di persone che escono da un matrimonio o da altre esperienze concluse e che non vogliono formalizzare in un matrimonio il loro nuovo stato, sia di anziani che non possono o vogliono perdere la pensione di reversibilità necessaria per sopravvivere, sia perché la "coscienza comune" riconosce a ciascuno di noi di organizzare la propria vita affettiva nel modo che ritiene migliore. Infine ci sono le coppie formate da persone dello stesso sesso, che costituiscono peraltro una percentuale del tutto esigua della totalità dei casi,  alle quali la sensibilità comune riconosce ormai l'assimilazione alle situazioni sopracitate.
E' vero che la Costituzione all'articolo 29 "riconosce la centralità della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"ma è altrettanto vero che questo non impedisce il riconoscimento di altre forme di "famiglia" e che negli oltre sessanta anni  decorsi dalla entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale molta acqua è passata sotto i ponti e di molto è cambiato il sentire comune rispetto a queste problematiche. Che non sono di poco conto se si pensa alla necessità di regolamentare chi ha il diritto/dovere di assistenza in caso di malattia, chi ha il diritto/dovere di decidere per una persona non più in grado di farlo autonomamente (malattia, testamento biologico, aspetti finanziari legati alla successione). A tale riguardo è di primaria importanza che sia chiarito il rapporto tra "quota di legittima" nella successione e quota disponibile ed i rapporti tra il compagno o la compagna superstiti e gli altri parenti.
Non sono problemi da poco che negli altri paesi europei sono stati da tempo affrontati e risolti, ovviamente con varie sfumature.
Da noi alcuni comuni si stanno attivando per la creazione di un registro delle unioni civili. Ad esempio Milano che si è attirata una secca presa di posizione del Cardinal Scola, neo arcivescovo della diocesi milanese, il quale in una intervista a "Famiglia Cristiana" ha stigmatizzato nei giorni scorsi l'iniziativa sostenendo che i comuni non hanno potestà decisionale in merito in quanto, trattandosi di diritti soggettivi, l'unico competente è il Parlamento nazionale.. Bene ha fatto l'assessore competente della giunta Pisapia a sottolineare che il parere di Scola è rispettabile ma si tratta comunque di un parere e che la giunta intende procedere a disciplinare la materia. Perché se è vero come è vero - osservo io - che la Chiesa ha il diritto/dovere di indicare ai suoi fedeli  la posizione della chiesa stessa, è altrettanto vero che il nostro è uno stato laico dove le opinioni delle varie confessioni religiose hanno pari dignità senza altra valenza considerato che lo stato deve rappresentare tutti i cittadini. E' il principio fondamentale dell'articolo 3
Anche a Busto Arsizio è stato presentato da un consigliere di opposizione uno schema di disciplina della materia, iniziativa che è stata giudicata con sufficienza dalla Lega che per bocca del suo segretario cittadino Rudoni, ha affermato che " non se ne parla nemmeno", atteggiamento arrogante e presuntuoso di chi ha un livello di comprensione dei problemi e di apertura mentale del tutto risibili.
Da cittadino adulto, mi auguro che questo tema venga affrontato e risolto anche se ci sono tematiche di apparente maggior urgenza in questa difficile fase storica del nostro Paese. Che è aperto al mondo e che dalle altrui esperienze deve trovare spunto per una disciplina dei rapporti tra cittadini in linea con il sentire del tempo.

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